martedì 11 ottobre 2016

Intervista di Francesca Saitta a Orlando Donfrancesco, autore del libro “Il Sole a Occidente”. (Historica Edizioni)

Come è possibile sentire la mancanza di qualcuno che non hai mai conosciuto realmente ma in un sogno di carta lo hai vissuto?

Sono stata a Venezia, per la prima volta nella mia vita, a passo, tra le pagine di un libro. Ho visto i canali, attraversato i ponti, sentito l’odore della laguna, ho passeggiato con Tancredi, Liliane ed Enrico, sono stata anche al Carnevale di Venezia. E’ stato un viaggio bellissimo.
Ho sorriso, pianto, ascoltato musica; ho provato dolore, piacere, malinconia, inquietudine, apatia, oblio e quiete. Ho sentito "la felicità di essere triste". Questo è il sentimento, in assoluto, che l’ho trovato in Tancredi. Lui è felice di essere triste.
Una tristezza che vive nella costruzione della memoria, della Bellezza, della stessa vita.

Victor Hugo diceva che “la malinconia è la gioia di essere tristi”; 

Romano Guardini, in “Ritratto della Malinconia” scriveva:
“Noi uomini, non siamo esseri armonici. Profondi conflitti si esprimono in noi [...] volontà del piacere e volontà del dolore s’intrecciano intimamente. Tutto è gioia e precipizio”

Questo pensiero per farvi capire quando la magia di una storia ti coinvolge e diventa il successo del suo autore e di come ho avuto modo di vivere i personaggi per poi perderli.

Il Sole a Occidente di Orlando Donfrancesco ti lascia dentro una luce, proprio come un raggio di sole che non si spegne o non vuoi spegnere. Una storia di spiritualità e interiorità, la storia di Tancredi, circondato da altre figure ammalianti, ognuna con un suo significato, ti cattura dalla prima all’ultima riga. Amore Assoluto, ho trovato anche questo, un amore per la bellezza e la poesia. Un amore per l'amore, estremo e vero. E poi tanta filosofia da Voltaire, (il migliore dei mondi possibili, quello in cui crede anche Tancredi) a Sartre, Nietzsche.

L’autore stesso definisce il suo romanzo Decadente, come leggerete nell’intervista.
Ma che cos’è decadente oggi?
Personalmente penso che la decadenza è verità, e tutto ciò che è verità fa paura.
Oggi c’è tanta decadenza. L’ essere definito “normale”,  fare parte della massa, vivere come un clone, seguire una moda o un’altra è la normalità, l’abitudine.
Chi si stacca da questo stato per vivere invece la “Bellezza” in tutte le sue forme, è identificato, dalla maggior parte della società, un Folle.
Allora, Signori, Viva la follia, se serve a sentirsi vivi.


Vi lascio all'intervista con l'autore, Buona Lettura!


Orlando Donfrancesco vive tra la campagna romana e la capitale. Ha pubblicato racconti brevi per la Giulio Perrone Editore (2005) e la Writers Magazine Italia (2008). “Il sole a occidente” è il suo primo romanzo, finalista al premio “Orlando Esplorazioni” (2015).

Il libro: Un giovane artista sceglie di rifugiarsi nella sua torre d’avorio a Venezia e di fare della propria esistenza un’opera d’arte, elevando l’estetismo a etica di vita al di là del bene e del male. Nella sua sofferta quanto anacronistica ricerca di bellezza, questo dandy contemporaneo condurrà i suoi giorni oltre ogni regola morale e materiale tra la città lagunare, Roma, Parigi e l’India. Romanzo neo-decadente, provocatorio, ironico, controcorrente, poetico e allo stesso tempo crudo, che trascina il lettore in una realtà governata dalla sola ragione estetica, destinata inevitabilmente a scontrarsi con un mondo massificato in cui la Bellezza è ormai sconfitta.

Francesca: L'apnea è l'assenza di respirazione esterna o una pausa della respirazione superiore ai 15 secondi.
Questo stato, magnifico per un lettore, l’ho provato per tutto il resto della lettura de “Il Sole a Occidente”. Sono la prima a dirtelo oppure hai già avuto riscontri del genere?

Orlando: Molti lettori mi hanno riferito di non essere riusciti a staccarsi dal libro prima di arrivare alla fine, spesso rimanendo svegli di notte per terminarlo. Mi piace sapere che il mio romanzo ha avuto l’effetto di un thriller, pur non essendolo affatto. Comunque sei la prima a utilizzare il concetto di “apnea” che trovo particolarmente centrato, e lusinghiero.

Francesca: Aprendo il tuo libro si legge questo pensiero di Paul Verlaine, Langueur


Che cos’ è per te il “Languore”?
Di solito un’artista che vive in questo stato vive la sua prostrazione come un’elevazione creativa o uno stato di benessere. Che ne pensi?

Orlando: La quartina iniziale di Langueur racchiude magicamente i temi e lo stato d’animo di tutto il romanzo, e del protagonista ovviamente. Più che una prostrazione, definirei il “languore” una condizione di “inattività attiva” che può portare allo stesso modo verso la (auto)distruzione o verso un’incredibile elevazione creativa. Non verso uno stato di benessere, però. E nemmeno di malessere.

Francesca: Come nasce la tua passione per la scrittura? E come è nato Il Sole a Occidente?

Orlando: La passione per la scrittura è nata con me, è stata una costante e fedele compagna di vita che si è espressa in varie forme, di cui una delle ultime è “Il Sole a Occidente”. Ho iniziato a scrivere questo romanzo sette anni fa a Venezia, durante un periodo emotivamente tormentato, nel quale l’isolamento offertomi dalla scrittura e dalla laguna è stata l’unica cura possibile. Tutto ciò si è riflesso nell’aura di spleen (e di languore) che avvolge l’intero romanzo.

Francesca: Parliamo di Tancredi. Un’artista maledetto, malinconico, sincero, sicuro, deciso, ammaliante. Alla ricerca di verità? Di amore e di Bellezza, sempre? Un uomo che racchiude in sé una forza che si potrebbe definire misteriosa, affascinante.

Orlando: Per Tancredi l’unica verità è la Bellezza, con la B maiuscola. È un ideale per definizione irraggiungibile, ma proprio per questo la tensione verso di esso dona significato all’esistenza che altrimenti – per Tancredi – sarebbe senza senso. La luce accecante della Bellezza nasconde a Tancredi altri valori, ma proprio per questo gli permette di condurre quell’esistenza inimitabile, come una danza sul baratro del Nulla. Una danza che però, per sua stessa essenza, è destinata a ripetersi in un’eternità ciclica.

Francesca: Definisci Bellezza e Decadenza.

Orlando: No, non si può definire la Bellezza, si può soltanto percepire. Sulla Decadenza invece si è detto e scritto di tutto, spesso in maniera ottusa o sbrigativa. La Decadenza non è statica, è un processo che inizia nel punto raggiunto dalla Bellezza un attimo dopo il suo apice, e che permette alla Bellezza stessa di “accorgersi” di aver appena passato l’apice. Proprio per questo la Decadenza ha una carica emozionale ben maggiore della Bellezza al momento dello zenith. Pensiamo di osservare una spiaggia, il mare, in un’assolata giornata di metà luglio, e di tornare alla stessa spiaggia dopo due mesi, alla fine dell’estate. Anche se il clima e la temperatura non sono cambiati, l’emozione sarà completamente diversa, più carica, malinconica, struggente: il “langueur”. C’è una Bellezza matura e senza speranza nella Decadenza. Per me è quello lo zenith.

Francesca: Due figure importanti e centrali fanno parte della vita di Tancredi. Enrico e Liliane. Questi tuoi personaggi, insieme a Tancredi, saranno ridotti, per loro scelta, a viversi, confrontarsi, ad amarsi.

Cito dal tuo libro:
…Ma per essere tali bisogna essere creatori di illusioni…
…Cacciatori di sensazioni, di emozioni…

Raccontaci di loro e di questo pensiero.

Orlando: Ognuno di loro rappresenta una sfaccettatura, e anche una diversa “conseguenza” della scelta di vivere per la Bellezza, al di là del bene e del male. Ciò che Tancredi avverte interiormente e che Liliane seppellisce negli abissi dell’inconscio, Enrico lo esplicita in un pensiero chiaro, cristallino. Possiamo dire che Enrico è l’anima filosofica del gruppo, dotato di una salda coerenza interna a quel modus vivendi che dall’esterno sembrerebbe folle. È sua infatti la frase che citi: Noi siamo cacciatori di sensazioni, di emozioni, dice Enrico, e per essere tali bisogna essere, prima di tutto, creatori di illusioni. Perché creatori di illusioni? Perché nel mondo di oggi non esiste più la Bellezza come loro la intendono, dunque bisogna creare deliberatamente e artificialmente un contesto dove trovarla – da qui l’illusione – per trarne emozioni. Del resto l’artificio è la cifra essenziale della Decadenza: si crea un simulacro della Bellezza che non tornerà più, un simulacro più complesso e sofisticato dell’originale, quasi un tentativo disperato di afferrare l’essenza di quella Bellezza che si sa ormai perduta per sempre. Per capire cosa intendo si può confrontare una scultura di epoca classica con una di epoca ellenistica. Io sono decisamente per la seconda.

Francesca: Cosa c’è di te in Tancredi? E di Enrico in te?

Orlando: Come credo ogni autore, c’è un po’ di me in tutti i personaggi, anche i minori. Di Tancredi ho certamente la criptata tendenza nichilistica, l’incostante introversione, ma soprattutto la difficoltà – o l’inutilità – a volte, di appartenere a questo mondo. Per fortuna ho l’ironia di Enrico a salvarmi.

Francesca: Il romanzo è ambientato ai giorni nostri ma leggendolo trasporta il lettore in un’altra epoca. Perché questa scelta?

Orlando: Da quando ero un adolescente che si rimpinzava di Decadentismo ho sempre immaginato di scrivere un romanzo ambientato ai giorni nostri, ma che conservasse quella poetica. Per esempio, “Controcorrente”di Huysmans è un libro che adoro, ma come si adora un quadro in un museo, un classico, una natura morta. È chiaramente un romanzo improponibile ai giorni nostri, come lessico, durata, lentezza, argomento, ma il suo spirito è vivo ed è proprio quello a entrarti dentro, non l’elenco di dieci pagine delle pietre preziose o delle essenze con cui si inebria il protagonista. Quelle sono solo dei mezzi – adatti ai suoi tempi, al 1884 – per comunicare al lettore lo spirito del romanzo. Ecco, io ho fatto mio quello spirito per poi cercare di infonderlo in una storia attuale, con uno stile di scrittura contemporaneo, senza riesumazioni.

Francesca: La scelta dei luoghi? Roma, Venezia, Parigi, l’India e poi anche Palermo. Ti appartengono in qualche modo?

Orlando: Sono ovviamente luoghi che conosco molto bene, altrimenti non avrei potuto scriverne. E certamente sono luoghi che mi appartengono così come io appartengo loro, soprattutto Roma, la mia città, e Venezia, il mio luogo “altro”. E poi sono tutti luoghi decadenti – nel senso positivo che intendo – ognuno in modo diverso.

Francesca: Amare. Per necessità? Perché?
Ti faccio questa domanda perché ho Amato il modo in cui si sono Amati i personaggi, di un Amore Assoluto, senza limitazioni, giudizi.

Orlando: Amare equivale a vivere, sono due sinonimi per me. Purtroppo la parola Amore viene abusata e mistificata da secoli, avendo ormai un significato così vasto che se ne perde quasi il senso. Infatti bisogna aggiungervi un aggettivo per capire meglio di quale sfumatura parliamo, e una di queste è l’Assoluto che hai utilizzato te. Sì, il concetto di Amore Assoluto, sebbene non ne abbia mai scritto esplicitamente, scorre come un fiume carsico per tutto il romanzo. E per me Amore Assoluto significa amare in reale assenza di (pre)giudizi, di limiti di spazio e di tempo, di morale comune, ma soprattutto significa amare la libertà della persona amata, anche se proprio questa libertà potrebbe farci soffrire.

Francesca: Quanto tieni al giudizio del pubblico, quanto lo consideri?

Orlando: In realtà quando ho scritto il romanzo non avevo intenzione di pubblicarlo: era una storia che stava maturando in me da anni e che a un certo punto è diventata incontenibile, obbligandomi a scriverla. Una scrittura che è stata, come ho accennato prima, addirittura terapeutica in quel momento della mia vita. Dopo qualche tempo è arrivata la finale al premio profeticamente intitolato “Orlando Esplorazioni” e da lì mi sono convinto a procedere alla pubblicazione. Rimane comunque un romanzo di nicchia, ma di un certo tipo di nicchia il cui parere è tenuto molto in considerazione da me. I giudizi di chi gradisce la letteratura “commerciale” – e purtroppo si tratta della maggioranza dei lettori – non mi interessano, anzi, preferirei fossero negativi.

Francesca: Con quale aggettivo definiresti il tuo romanzo?

Orlando: Libero.

Francesca: Il sentimento che vince nel tuo romanzo qual è?

Orlando: Nessuno, credo. Forse dovremmo parlare di sentimenti che perdono.

Francesca: Anche la musica è un elemento di Bellezza fondamentale nel romanzo e nella vita di Tancredi. Grazie a te ho riascoltato e scoperto un mondo di musica classica. La musica è ispirazione, una frequenza che colpisce le nostre corde. Ma cos’altro?

Orlando: Ti rispondo con un aforisma del caro Nietzsche: “La vita senza la musica sarebbe un errore.”

Francesca: Grazie Orlando per questa “Opera di Bellezza” e per questo tuo tempo, dedicati a noi.

Orlando: Grazie a te, Francesca. Ti sono grato per esserti immersa in apnea nel mare che ho creato, e di essere entrata in perfetta sintonia con il suo “langueur”. E insieme a te ringrazio tutti i miei lettori.











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