sabato 19 marzo 2016

Intervista di Pietro De Bonis a Giovanni Bonelli, autore del libro “Una ragionevole asimmetria”.

Giovanni Bonelli nasce a Lucca il 31 Agosto 1976. Si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa. Di professione impiegato, è appassionato di filosofia e letteratura. Scrive con serio impegno quotidiano ormai da dieci anni, dedicandosi a tematiche di rilevanza sociale e, in particolare, al rapporto tra autorità e libertà.

Il libro: “Freetown è una città della lega mondiale delle democrazie. Un luogo come tanti, popolato da individui ignoranti e superficiali. Federico è un giovane scrittore che, dopo un periodo di effimero successo, ha deciso di rifiutare le leggi del mercato per coltivare la vera letteratura. Non è un ribelle nel senso tradizionale del termine, ma cerca di fare il possibile per non omologarsi. Fedele al suo ideale, si dedica alla ricerca di informazioni utili a riportare in vita il metodo della scrittura dell'inconscio, una tecnica narrativa sviluppatasi all'inizio del secolo e ormai andata perduta. Nel frattempo, per mantenersi, lavora come custode in un centro che effettua esperimenti su cavie umane, un'attività pienamente legale e accettata dalla società. A causa del suo impiego, che lo costringe ad assistere ai più crudeli esperimenti, matura, giorno dopo giorno, una crescente avversione verso il sistema di potere vigente. Sempre più consapevole del fatto che, tramite la neuroscrittura, sarà possibile risvegliare la coscienza della popolazione e abbattere il regime, si impegna caparbiamente nella sua missione. Si incammina, così, verso una strada che lo condurrà in un mondo alternativo, fatto di fantasmi, sesso, scrittori maledetti e musica rock. Troverà mai la sua luce? O sarà destinato a riprodurre il sistema?”

Pietro De Bonis: Ciao, Giovanni! “Una ragionevole asimmetria” il tuo libro pubblicato dalla Eden Editori, cosa diresti immediatamente di questa tua opera?

Giovanni Bonelli: Nessuno è buon giudice di se stesso, ma credo che si tratti di un lavoro interessante, da cui il lettore, se lo vorrà, potrà trarre molto. È un libro destinato a chi vuole pensare, ma è anche una storia coinvolgente. Quello che volevo realizzare, era un testo che trasmettesse messaggi profondi, ma che fosse allo stesso tempo fruibile da tutti. Volevo unire filosofia e divertimento, riflessione e azione e spero di esserci riuscito.
La risposta definitiva potranno darla solo i lettori.


Pietro De Bonis: Federico, il protagonista, vuole coltivare la vera letteratura: cosa intende per “vera letteratura”?

Giovanni Bonelli: Viviamo in un'epoca dove tutto è fatto esclusivamente per essere venduto. Intendiamoci, niente di male nel voler vendere, il problema è nel voler solo vendere. Per "vera letteratura" non intendo una letteratura di particolare qualità tecnica, ma una letteratura dove l'autore mette l'anima e dove ha un messaggio da trasmettere.


Pietro De Bonis: Quindi Federico vuole sviluppare la tecnica narrativa della scrittura dell’inconscio, riportarla in vita, cioè?

Giovanni Bonelli: Il processo creativo nasce dall'apertura dei canali di comunicazione tra la parte conscia e quella inconscia della mente. Vi è mai capitato di avere un "lampo di genio"? Quello non è altro che il vostro inconscio che riesce a parlare. Il processo, a mio parere, funziona in due direzioni. Quando l'artista è "sincero", ovvero crea attingendo costantemente alla parte inconscia della della propria mente, allora quello che scrive può imprimersi e ricombinarsi nell'inconscio del lettore che, a sua volta, sarà in grado di generare nuovi processi creativi.



Pietro De Bonis: Un libro che è una lotta contro il sistema del potere vigente. Una lotta che il protagonista combatterà con la neuroscrittura.

Giovanni Bonelli: Il concetto di "neuroscrittura" simbolizza e semplifica tutte quelle attività che possono essere svolte da persone consapevoli per risvegliare le coscienze dei propri simili.
Come nel mito della caverna, chi intuisce una qualche verità ha il dovere morale di comunicarla.
Il "neuroscrittore", però, è consapevole anche del rischio di poter non essere creduto e per questo affina costantemente la sua tecnica. Mira alla sua opera, e lo fa con precisione.


Pietro De Bonis: Ci leggi un breve passo di “Una ragionevole asimmetria”?

Giovanni Bonelli:
Unaltra sera di lotta, dove alle offerte di resa e alle promesse  di  unesistenza  serena  e  insignificante,  doveva rispondere  ancora  con  un  no,  nella  consapevolezza  di  dover adempiere  al  dovere  più  alto  che  poteva  toccare  in  sorte  a  un essere umano. Quel peso gli schiacciava  la schiena, e il vino gli offriva solo un blando sollievo. Iniziò  a piangere.  Allungò la mano  e prese un foglietto che  teneva  nascosto  sotto  un  vaso  di  fiori,  posto  al  centro della libreria.  Vi era scritto: «Forse miro alla mia felicità? Io miro alla mia opera.» Si asciugò le lacrime, e si fece coraggio. Soffriva, ma era anche consapevole  che stava seguendo la  strada  che  il  destino  gli  aveva  assegnato  e questo,  anche  se non gli offriva felicità, riusciva però a dargli forza.


Pietro De Bonis: Un libro che denota il tuo impegno verso tematiche di rilevanze sociale, ma l’autorità con la libertà che rapporto ha, Giovanni?

Giovanni Bonelli: Autorità e libertà sono due polarità. Una società senza autorità non potrebbe esistere, una società senza libertà non avrebbe senso. Quello che è necessario, a livello politico, è che l'autorità sia costantemente contrastata da entità sociali che non intendano sostituirsi ad essa.
Non si può lottare contro il potere, e allo stesso tempo volere il potere.
Va precisato che non importa se l'autorità sia più o meno democratica. Il problema è che possa essere combattuta e controllata, perché qualsiasi sistema di potere, senza il contrasto della società civile, degenera.
Non conta se il sistema è partecipativo, se ci sono elezioni, se ci si può espimere liberamente. Perfino la democrazia diretta è irrilevante.
Senza una rete di contropoteri, il potere diventa dittatura.


Pietro De Bonis: L’opinione dei lettori quanto l’attendi? Quanto dai lei conto?

Giovanni Bonelli: Non esiste un libro senza lettori, qundi è chiaro che l'opinione del lettore è molto importante. Ma più che l'opinione, mi interessa il livello della reazione. Un'opinione può essere anche negativa, ma se viene espressa con forza, se quindi il livello della reazione è forte, allora significa che il libro ha toccato delle corde scoperte. Vuol dire, insomma, che la neuroscrittura ha funzionato!


Pietro De Bonis: Grazie, Giovanni, per questa intervista. Lascio concludere a te quest’incontro.

Giovanni Bonelli: Posso concludere esprimendo un auspicio. Spero che  il messaggio del libro non resti confinato al momento della lettura, ma che possa accompagnare il lettore nella sua vita quotidiana ed aiutarlo ad elaborare nuovi pensieri e, soprattutto, nuove azioni.






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