mercoledì 16 dicembre 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Fabrizio Biondi, autore del libro “Social Killer”.

Fabrizio Biondi ha 53 anni ed è al suo terzo libro. Ha iniziato a scrivere circa due anni fa, pubblicando un romanzo ambientato ad Ascoli Piceno, sua città natale, “Sei giorni in provincia”, ispirandosi al film del 1972 Alfredo Alfredo, pensando a un amaro ritorno del protagonista alle sue origini. Il secondo libro, “Quella parte di me che sto cercando”, pubblicato ha invece una forte impronta autobiografica, e narra le vicende di un ragazzo affetto da una patologia che lo porterà ad affrontare un trapianto, ma soprattutto lo farà confrontare con il coraggio di chi dona, misurandone il valore sui propri sentimenti, in un viaggio alla ricerca del suo donatore. Con “Social Killer”, di cui oggi vi parleremo,  si cimenta per la prima volta con una grande passione: il giallo.

Il libro: “Andrea è un ex giornalista dai trascorsi impegnati, che ha pagato a caro prezzo le scelte fatte e anche quelle non fatte. Solitario, riservato, geloso dei suoi spazi, si ritrova catapultato in una vicenda di cronaca nera dai risvolti inaspettatamente “social”, in cui reale e virtuale finiranno col fondersi e confondersi a scopo criminale. Amicizia, potere, etica e vendetta per un giallo mozzafiato che corre sul filo del web, dove i social network giocheranno un ruolo fondamentale, incrinando la fiducia e la leggerezza con cui ogni giorno entrano nella vita di tutti.”

Fabrizio Biondi si è reso molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande.


Pietro De Bonis: Ciao, Fabrizio, ben tornato! Oggi ci presenti il tuo ultimo romanzo, “Social Killer”, un romanzo attuale non solo dal titolo.

Fabrizio Biondi: Certo, io direi tristemente attuale, anche perché fra le due componenti del titolo, negli ultimi fatti di cronaca purtroppo sembra predominare il “killer” rispetto al “social”; ultimamente agli onori della cronaca si parla di attentati, uccisioni in serie,  poi per motivi molto differenti da quelli che tratto nel romanzo, ma la componente legata al mondo di internet rimane invece sempre molto forte, sia per lo svolgere delle indagini in corso, che per i risvolti di solidarietà legati alle vittime, e quindi penso sia un libro che in qualche modo è legato alle vicende odierne in maniera consistente, anche se, ripeto, le motivazioni che spingono il  “mio” killer, sono di altro tipo.

Pietro De Bonis: Un romanzo che in realtà sfocia nel genere giallo.

Fabrizio Biondi: Ho deciso di cimentarmi nel giallo perché è un genere che mi ha sempre affascinato, anche se sono per lo più attratto dallo stile narrativo di Camilleri rispetto ai più famosi scrittori di thriller americani; ho cercato quindi di seguire una traccia nel racconto che evidenziasse anche qualche risvolto con una vena ironica e satirica, cosa che nella trasposizione televisiva poi è molto accentuata in alcuni personaggi, a spezzare gli eventi, che di per sé sono tragici e in alcuni tratti molto forti, ma l’intento era quello di creare un romanzo godibile in tutte le sue parti, e spero di esserci riuscito.

Pietro De Bonis: Parli di pericoli e paure insite nel mondo virtuale. Un intento del libro è aprire gli occhi alle persone?

Fabrizio Biondi: Sinceramente lo spero, anche perché si accede alla rete con estrema facilità, anche da un semplice smartphone, e non sempre una persona è preparata ad affrontare l’interlocutore che è dall’altra parte, non sa che intenzioni ha, e con quale intento si è messo in contatto con noi. L’età media degli utenti di internet e dei social network in genere si sta abbassando molto, e proporzionalmente i pericoli crescono a dismisura, proprio in rapporto a questo fattore. Non penso comunque che l’età sia una discriminante che possa proteggerci da eventuali truffe o peggio ancora pericoli ben più consistenti, come nel caso del libro, dove addirittura è un cinquantenne a finire nelle maglie di internet, e quindi, penso che procedere sempre con accortezza e oculatezza, sia comunque necessario.

Pietro De Bonis: Ci leggi un piccolo passo di “Social killer”, Fabrizio?

Fabrizio Biondi: Con piacere:È ormai passata da poco la mezzanotte, nello studio di un piccolo appartamento nel cuore di Trastevere il computer è ancora acceso, sullo schermo l’immagine ferma delle ultime righe di un articolo di cronaca: fatti, luoghi e personaggi che si intrecciano,passo dopo passo, ma ancora nessuna firma alla fine del testo.
Sulla scrivania la luce di una lampada, la tastiera appena illuminata, il posacenere pieno di sigarette, una tazzina di caffè sporca.
Poco più in là il taccuino degli appunti con sopra una bustina di zucchero, il cellulare con gli occhiali appoggiati, e accanto le chiavi di una Mini.
È tutto racchiuso in questi pochi oggetti il mondo notturno di Andrea Giordani, arrivato da poco alla soglia dei cinquant’anni… Certo non sono pochi, gli capita spesso di pensarlo tra una pausa e l’altra della scrittura, mentre si accende l’ennesima sigaretta.”
Questa è la parte iniziale del libro, per presentare il protagonista del romanzo, e l’ho inserita per cercare di far capire i primi tratti del personaggio principale.

Pietro De Bonis: Quanti Andrea, il protagonista del tuo romanzo, vivono oggigiorno nella società?

Fabrizio Biondi: Secondo me molti, uomini di mezza età, ancora giovanili, dalla vita tutto sommato ben avviata ed incanalata, anche a livello lavorativo, nei canoni della normalità, e non escluderei anche donne, nelle stesse condizioni del protagonista, ancora aggrappati saldamente alle tradizioni e alle consuetudini quotidiane, che di tanto in tanto vengono stravolte con un tuffo nella tecnologia e nel mondo di internet. A quel punto, si è come disarmati, quasi inermi davanti a qualsiasi pericolo, e si stenta spesso a credere a quali equanti pericoli si è esposti contando sempre sulla buona fede altrui, magari presi alla sprovvista da un bisogno impellente, o anche una solitudine mal celata, ed è proprio su queste seppur minime debolezze, che contano i malintenzionati per sfruttare al meglio l’uso dei social.

Pietro De Bonis: Conosce veramente solo aspetti negativi l’instaurazione di un rapporto virtuale, non parlo di rapporti sentimentali, ma per esempio di lavoro o di altre utilità?

Fabrizio Biondi: No, dire che internet è solo negativo, rappresentarlo come un mostro che si è insinuato nelle nostre case, nelle nostre vite, solo per portare effetti negativi, è totalmente sbagliato. Pensiamo a tutte quelle persone che per vari motivi sono immobilizzati a casa, e che quindi hanno una vita sociale molto limitata, e che invece con l’uso di internet posso instaurare amicizie, virtuali, in qualsiasi angolo della Terra, anche il più remoto. Possono conoscere cose che arricchirà la loro cultura in maniera concreta, rendendo meno dura la solitudine quotidiana, e in caso di malattia, più confortevole il decorso. Pensiamo al lavoro, che ormai è possibile effettuare da casa in moltissime situazioni, effettuare visite mediche di routine, ordinare la spesa, effettuare pagamenti o prenotare prelievi, qualsiasi cosa insomma, e sono tutti questi aspetti positivi che devono prevalere sull’altra faccia della medaglia che ho illustrato nei punti precedenti.

Pietro De Bonis: Le persone che vivono del web, secondo te, cercano verità o si accontentato di un’affascinante finzione?

Fabrizio Biondi: L’una e l’altra cosa, forse hanno bisogno di entrambe.Da un lato vogliono la verità, per sentirsi estremamente concreti, razionali, come a giustificare l’uso della tecnologia, il suo continuo evolversi, rendendo tutto estremamente semplice e lineare, con pochissimi margini di immaginazione. Dall’altra, immaginare, rimanere affascinati, estasiati, sognare situazioni improbabili o impossibili da realizzarsi…forse è proprio tutto questo che attira in certe occasioni la persona a lasciarsi andare al virtuale, come l’hai definita tu, un’affascinante finzione.

Pietro De Bonis: Grazie, Fabrizio, per questa intervista. Lascio a te concluderla.

Fabrizio Biondi: Spero che il lettore rimanga colpito dal romanzo, una storia ambientata a Roma, con il protagonista catapultato in un evento di cronaca nera con inaspettati aspetti “social”. Un giallo mozzafiato, dove i social network giocano un ruolo fondamentale, mettendo anche in evidenza la facilità e la leggerezza con cui vengono usati ogni giorno….un po’ quello di cui abbiamo parlato in questa intervista.






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