mercoledì 16 settembre 2015

Intervista di Pietro De Bonia a Roberta Tamiso, autrice del libro “L’estate di Flora”.

Roberta Tamiso nasce ad Ascoli Piceno nel 1978, la stessa città in cui oggi vive e lavora come impiegata.  L’amore per la letteratura l’accompagna fin da bambina. Si laurea in lingua e letteratura russa nel 2004 con una tesi sulla poesia di Anna  Achmatova. Parallelamente all’attività di traduttrice e critica musicale, comincia a scrivere poesie, racconti e solo in ultimo si dedica alla stesura di romanzi incentrati su personaggi complessi e tormentati. Nel 2009 pubblica il primo romanzo “Io sono Medusa” con Enrico Folci Editore che ottiene un buon successo di critica. Nel 2011 vede pubblicati due suoi racconti “Azzurra” e “Irene” nell’antologia “I colori delle donne” edito da Librati. Nel 2012 pubblica il romanzo “Lucrecia”, che affronta l’attualissimo tema dell’omofobia e del cambiamento di sesso, ottenendo diversi riconoscimenti. Il suo terzo romanzo “L’estate di Flora”, di cui oggi vi parleremo, è appena uscito per la casa editrice Creativa.

Il libro: Quando Flora e suo fratello Ivan arrivano sull’isola, l’estate è appena iniziata. Concetta, la zia che li ospiterà, non riserva loro un’accoglienza calorosa. Eppure Flora, diciassettenne timida e solitaria, nonostante l’ostilità della donna riuscirà ad instaurare con lei un rapporto autentico e puro sentendosi come se su quella terra arida ci fosse vissuta da sempre. Trascorrerà sull’isola l’intera estate e tra gioie e dolori la sua strada s’intersecherà con quella di altri personaggi. Sarà soprattutto Narciso, un ragazzo estremamente problematico con alle spalle un vissuto di dolore e solitudine a cambiarle la vita in un modo che Flora non si sarebbe mai aspettata…”

Roberta Tamiso si è resa motlo disponibile a rispondere ad alcune mie domande.


Pietro De Bonis: Ciao, Roberta! “L’estate di Flora”, il tuo romanzo che parla di un amore che nasce da una violenza. Vuoi dirci meglio?

Roberta Tamiso: Ciao Pietro innanzitutto ti ringrazio per lo spazio che mi concedi! “ L’estate di Flora” è il racconto di un amore  che nasce in condizioni piuttosto sfavorevoli : la protagonista, Flora, subisce un evento traumatico che le stravolgerà completamente la vita, uno stupro.  Dall' acuto malessere che ne deriva, dal sentimento di odio e dagli infondati sensi di colpa, la ragazza vedrà inspiegabilmente emergere qualcosa di inatteso: comincerà infatti a provare empatia, attrazione e infine amore nei confronti di Narciso, il suo violentatore, pur percependo l’assurdità di tutto questo. Sa che non è giusto, che dovrebbe disprezzare chi le ha fatto tanto male e non si capacita che questi sentimenti affiorino suo malgrado. Inoltre Narciso è coinvolto nell’incidente che ha portato alla morte suo cugino Nino e questa sarebbe solo una ragione in più per odiarlo. Tuttavia, conoscendo pian piano il suo carnefice, Flora si rende conto che, paradossalmente, è molto più vicina a lui che a tutto il resto del mondo. Da parte sua Narciso, ragazzo molto problematico, pur essendo disabituato all’amore, subisce il fascino selvaggio di Flora e a modo suo, l’unico che conosce, capisce di ricambiarne il sentimento. Ci tengo anche a dire che quello di Flora e Narciso non è l’unico rapporto complesso ad essere raccontato nel romanzo:  c’è anche quello che lega la ragazza a sua zia Concetta, donna indurita da una tragedia che le ha segnato la vita, la misteriosa morte di suo figlio avvenuta dieci anni prima del momento in cui sono narrati i fatti. Flora ci tiene moltissimo ad essere accettata da Concetta, probabilmente perché in lei intravede una figura materna, qualcosa su cui purtroppo non può più contare. Ma sua zia non vuole saperne, si è trovata ad ospitare i suoi nipoti per caso, si rifiuta di instaurare un rapporto con loro nonostante molto spesso le risulti difficile non provare sentimenti positivi nei confronti di sua nipote Flora.


Pietro De Bonis: L’estate che trascorrerà Flora sarà caratterizzata da gioie e dolori, perché la scelta di questa stagione a fare da sfondo alle vicissitudini della giovane protagonista?

Roberta Tamiso: Mi piacciono i contrasti. Volevo che fosse evidente la contrapposizione tra l’oscurità dei personaggi e delle vicende raccontate e la luminosa atmosfera estiva. Mi piaceva descrivere una storia dura e a tratti misteriosa in una location incantevole ed assolata. L’estate era perfetta per questo. Le numerose descrizioni di paesaggi idilliaci molto spesso vanno in contrasto con gli episodi narrati e gli stati d’animo dei personaggi, altre volte invece la natura sembra essere solidale e capace di comprenderne il dolore e l’inquietudine. La copertina stessa (disegnata da Daniele Spurio appositamente per L’estate di Flora) è una sintesi di quanto il mare, scosso da onde inquiete a voler annunciare una tempesta, sia lo specchio delle anime dei protagonisti. Devo anche dire che l’estate mi offriva la possibilità di descrivere al meglio le location perchè i personaggi possono gravitare più facilmente intorno alla baia che ha un forte valore simbolico ed è un po’ lo specchio di tutte le vite che s’intrecciano nel romanzo.

Pietro De Bonis: Ci leggi un breve passo di “L’estate di Flora”?

Roberta Tamiso: Con il passare dei giorni però accadde qualcosa di strano: Flora non voleva più dimenticare. Si sforzava di recuperare dalla sua memoria i particolari di quel pomeriggio per un’inspiegabile pulsione di morte, quasi ci provasse gusto a rabbrividire ancora, a rivivere quel dolore acuto, quello strisciare selvaggio di corpi, sapore di sabbia e sangue; poi le onde che si frangevano in lontananza, i gabbiani che rigavano il cielo, abbandonarsi a quel destino che ora, nel ricordo, paradossalmente diventava quasi dolce. Anche se non voleva accettarlo, anche se aveva fatto di tutto per scacciar via il suo ricordo, Narciso era diventato parte di lei…”

Pietro De Bonis: Una storia senza lieto fine il tuo racconto, come ce ne sono tante nella vita di ogni giorno: credi che la narrativa, o la poesia, in generale, Roberta, esistano per raccontare bugie?

Roberta Tamiso: Assolutamente no. Non direi mai che la letteratura racconta bugie. In letteratura si narra la propria verità, il proprio mondo o alcuni aspetti di esso filtrati dal punto di vista dell’autore e della sua sensibilità. Quando si decide di raccontare una storia si opera una scelta, il mondo è vasto e non si può parlare di tutto.  Preferisco parlare di sentimenti estremi, di storie dolorose, di percorsi complessi e di cambiamenti, di qualcosa che scuota il lettore, che lo faccia riflettere, soffrire ma che comunque comporti sempre una reazione da parte sua. E’ vero che in questo romanzo non c’è un lieto fine ma negli ultimi capitoli si raggiunge un equilibrio, un’accettazione della nuova realtà per quanto essa sia dolorosa: vi ritroviamo i personaggi quasi completamente cambiati rispetto all’inizio e tutti in un modo o in un altro hanno raggiunto una specie di pace interiore.

Pietro De Bonis: Ho letto che ti attraggono ambientazioni noir e thriller e prediligi protagoniste femminili, sai spiegarti e spiegarci perché?

Roberta Tamiso: Mi piace che i miei personaggi siano immersi in atmosfere scure, torbide, è una mia esigenza narrativa, una questione di gusti. Da bambina vedevo principalmente film horror per imparare a non averne paura. Parlare del lato oscuro della vita ha un effetto catartico su di me: è come se mi addentrassi in strade buie per gioco preparandomi così ad affrontare i terreni impervi della vita che sicuramente mi troverò ad affrontare. Oltre a questo, mi piace mettere alle strette i miei personaggi, far si che vivano esperienze estreme perché, come dicevo sopra, un libro per me deve essere un colpo allo stomaco, una scossa, qualcosa talvolta di sgradevole che dia sempre al lettore uno spunto di riflessione. Quanto alla scelta dei personaggi femminili in genere mi sento più vicina ad essi per ovvi motivi, è più facile scrivere di donne per una donna.  Però con il romanzo “Lucrecia” edito nel 2012 sempre con Edizioni Creativa, ho parlato di un uomo che diventa donna, in una storia che parla di transessualità ed omofobia, quindi ho avuto modo di sperimentare entrambi i campi e devo dire che è stato un esperimento molto interessante. Non nascondo che mi piacerebbe scrivere di un protagonista maschile ma ci devo ancora lavorare!

Pietro De Bonis: Quanto coltivi il rapporto col tuo lettore? Quanto, nella stesura di un libro, ti preoccupi che lui capisca appieno quello che stai scrivendo?

Roberta Tamiso: ad essere sinceri nel momento della stesura non mi preoccupo molto del lettore. Quando la storia comincia a concretizzarsi, è come se si sviluppasse da sola, i personaggi gradualmente acquistano un volto, spessore, le azioni cominciano ad avere senso. La scrittura per me nasce da una specie di trance in cui il maggior sforzo è trattenere le informazioni e i particolari che investono la mente. Mi interessa che la storia proceda nel miglior modo possibile, che i personaggi vivano pienamente e che il tutto risulti coerente. Dopo la prima stesura entra in ballo il lettore, mettersi al suo posto è molto difficile perchè ciò che per l’autore è nitido e familiare, le sua vicende, i suoi gesti, l’ aspetto, per il lettore non lo è affatto. Quindi ui quirileggo il testo tante volte, sforzandomi di assumere una posizione neutrale ma in questa fase è fondamentale l’aiuto degli esterni che leggono le bozze e mi danno consigli permettendomi di notare incoerenze e apportare cambiamenti, cosa che, altrimenti, in quanto coinvolta in prima persona, non sarei in grado di fare.

Pietro De Bonis: Grazie, Roberta, per questa intervista. Dove possiamo acquistare immediatamente “L’estate di Flora”?
Roberta Tamiso: Grazie a te di nuovo per lo spazio! “L’estate di Flora” si può acquistare on-line e in ogni libreria su ordinazione! Spero di aver destato un po’ di curiosità e che mi leggerete in molti!




Info

http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA%3D%3D&act=detail&id=271

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