venerdì 3 luglio 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Serena Marchi, autrice del libro “Madri, comunque”, Fandango Libri.


Serena Marchi nasce in un paesino della campagna veronese nell’agosto del 1981. Giornalista dal 2003, studia lettere all’università e inizia a lavorare presso l’ufficio stampa di una multi-utility veronese, dove è tuttora addetta stampa. Appassionata di lettura in ogni suo genere, ha un figlio che si chiama Ettore. Madri, Comunque” è il suo primo libro, edito da Fandango Libri.


Il libro: Mi chiamo Francesca, ho trentacinque anni e sono sulla sedia a rotelle. Ma non sono nata così. La mia colonna vertebrale si è spezzata facendo una verticale, per gioco, in cortile, un pomeriggio. Avevo quindici anni. E da allora, non posso più utilizzare i miei arti inferiori. No, non sono caduta e all’improvviso non ho più sentito le gambe. È stata una lenta perdita di sensibilità, ora dopo ora. La sera mi pizzicavano i piedi, davo la colpa alle scarpe con i tacchi. Le prime che portavo in vita mia. Dopo qualche giorno e un vagare per ospedali, una tac ha evidenziato un ematoma che mi ha occluso una vena, causando un danno irreversibile alla spina dorsale. I miei sogni di adolescente sono immediatamente svaniti nel nulla. Avrei voluto sposarmi, mettere su famiglia, avere dei bambini. Per qualche mese non riuscivo ad immaginare un futuro, costretta a star seduta su quattro ruote. Poi sono tornata in me e ho ripreso in mano la mia vita. Quando ho capito che potevo piacere comunque ad un ragazzo, anche se avevo la carrozza incorporata, ho alzato la testa e inseguito i miei sogni. E ci sono riuscita.


L’universo della maternità
attraverso le sue protagoniste.
Diversi modi per essere madri, tutti ugualmente validi,
tutti con uguale dignità di esistenza.



 

Pietro De Bonis: Ciao Serena! Il tuo romanzo “Madri, comunque”,raccoglie testimonianze in prima persona, un caleidoscopio di voci e di storie vere in presa diretta.

Serena Marchi: Non è propriamente un romanzo. Sono trenta storie, vere, narrate una dopo l’altra, che raccontano il mondo della maternità. Quella vera, però. Non quella comoda  da raccontare. Viviamo in un tempo in cui o sei una madre ‘statisticamente normale’ o non sei giusta. O sei madre o non sei una donna completa. Insomma, un periodo in cui gli altri sono sempre pronti a giudicarti per le tue scelte secondo quella che è la loro morale.

Madri magari non perfette, madri senza patente ma madri, comunque.




Pietro De Bonis: Ma chi può considerarsi una madre perfetta?

Serena Marchi: Se si aspetta di essere perfetti per gli altri, non lo si sarà mai. Quindi, come non esistono persone in assoluto perfette, non esiste la madre perfetta. Se proprio vogliamo, più che una madre perfetta la chiamerei vera, ed è quella che sta bene con se stessa.


Pietro De Bonis: Sentirsi madri fin da bambine, possedere l’istinto materno, un vantaggio effettivo, secondo te, Serena?

Serena Marchi: L’istinto materno non esiste. E’ una mera stratificazione sociale imposta nell’ultimo secolo alle donne. Se nasci donna, devi per forza diventare madre, quindi ecco che devi avere l’istinto materno. Non è mai stato provato, non c’è nessuna sostanza biologica nel corpo delle donne che gli uomini non abbiano. Perché nessuno parla mai di istinto paterno? Piuttosto chiamiamolo amore materno, che è un dono, un sentimento. E c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Indistintamente se maschi o femmine.


Pietro De Bonis: Vuoi leggerci un piccolo passo del tuo romanzo?

Serena Marchi: Potrei trarre qualcosa dall’introduzione, l’unica parte del mio libro in cui dico la mia…

Niente contiene più stereotipi della maternità. E ne hai la
conferma quando diventi mamma. Tutti ti dicono che è
la cosa più bella che potesse capitarti, ora sei una donna
completa, felice, forte, devi comportarti così, meglio fare
in questo modo, meglio nell’altro. Come dicono loro.
Perché si fa così, da sempre.
C’è chi questa nuova condizione la veste a pennello. E
allora sì, tutto vero. Finalmente. Ma c’è anche chi, invece,
lì dentro fa fatica a muoversi e si sente da subito inadeguata.
Però fai finta di nulla, per non sembrare pazza, squilibrata,
fuori dal gruppo. E allora, fingi.
Fingi, perché avresti un modo tutto tuo di comportarti,
con tuo figlio. Che senti dentro, da dove non sai, ma c’è,
e ti parla.
Senti, che tipo di mamma sei, tu, anche se non è esattamente
quello che dicono gli altri. E i loro consigli, le
frasi fatte, il perbenismo imperante, oltre che starti stretto,
ti dà fastidio.
Reciti, scegli una parte e segui il copione. Ti adegui.
Così sorridi, a chi da te si aspetta un sorriso.
Rispondi Bene, a chi ti chiede retoricamente Come va.
Ringrazi chi regala l’ennesimo giochino al nuovo nato,
e non porta un pensiero per te.
Tante sanno di cosa si tratta. Poche ne parlano.
Tutte dicono essere un sogno, nessuna ammette che a
volte è un incubo. Perché o la maternità è bella o diventa
tabù. Non sono concessi giudizi negativi, non è concesso
dire che è fatica, sacrificio, stanchezza, dolore, a volte disperazione.
No, vietato. (…)


Pietro De Bonis: Ricordi il momento della scelta del titolo “Madri, comunque”?

Serena Marchi: A dir la verità nel corso dei quattro anni in cui ho raccolto le testimonianze “Madri, comunque” è sempre stato l’unico titolo che mi passava per la mente. Tant’è che l’editore, quando ho proposto il mio libro completo appunto di titolo, non ha fatto nessuna obiezione. Credo che la raccolta delle storie sia stata fatta attorno al titolo stesso, “Madri, comunque”. Quindi le storie a giustificare il titolo, non un titolo riassuntivo delle storie.


Pietro De Bonis: I padri che si ritrovano a fare le madri, sono uomini eroi?

Serena Marchi: No. Assolutamente. Perché se così fosse, le donne-madri dovrebbero essere delle eroine. Ed essere genitori non è eroico. Credo non ci sia nulla di eroico nel crescere un figlio, nonostante oggi si dipingano le donne con figli delle guerriere (termine che mi fa venire la pelle d’oca). Diffido molto in chi enfatizza la maternità. A mio modesto parere, ognuno dovrebbe vivere molto più ascoltandosi, senza rispondere alle aspettative di chi da fuori è pronto solo a dire ciò che è giusto e ciò che non lo è.


Pietro De Bonis: La riflessione che vuoi indurre a chi legge “Madri, comunque.

Serena Marchi: è riassunta nella frase di quarta di copertina del mio libro. “Siamo al mondo per essere veri, non perfetti. E per amare”. Siate le donne che volete essere, vivete la maternità e la non maternità nella maniera che vi rappresenta di più.


Pietro De Bonis: Un commento di un lettore o lettrice che ti ha sorpreso? Se c’è stato.

Serena Marchi: Ad una presentazione a Ravenna mi si avvicinò una ragazza e mi disse: “Grazie Serena, perché da quando ho letto il tuo libro mi sento meno sola, meno sbagliata”. Credo in ognuno di noi viva un mondo intimo, tutto personale, spesso scomodo a noi stessi in primis. E sentire che non siamo gli unici credo possa essere un valido aiuto.


Pietro De Bonis: Grazie Serena, per questa intervista. Hai in vista presentazioni di “Madri, comunque” della Fandango Libri?


Serena Marchi: Il 29 luglio sarà alla festa organizzata da Arci Cremona, alle ore 21. Chi non sarà al mare, mi trova lì J






Nessun commento:

Posta un commento