venerdì 24 luglio 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Piero Olmeda, autore del libro “La bellezza e la bestia”.

Piero Olmeda ha prodotto molti spettacoli di poesia, tra cui la performance Odio la Poesia durante la quale distrusse in diretta un numero imprecisato di televisori a tubo catodicoHa realizzato presso il Centro di Sonologia Computazionale dell'Università di Padova i poemi Zero e L'allegro Faust recitati dalla voce sintetizzata del computerche sono stati diffusi in Italia e in numerosi altri paesi europei ed extraeuropei. È stato il fondatore della Computer Poetry italiana elaborando il programma per scrivere poesie Lispoet con il quale ha prodotto alcuni testi presentati nei più importanti festival di poesia e arte elettronica, tra cui il First International Symposium on Electronic Art (Olanda) e Milanopoesia. Negli ultimi anni si è dedicato alla scrittura di racconti e romanzi tra cui il racconto breve Un Giorno Verdeil romanzo breve La Bellezza e la Bestia, di quest’ultimo oggi vi parleremo.


Il libro: “Come uno scrittore che era rimasto giorni e giorni immobile di fronte alla pagina bianca e non sapeva più cosa scrivere, come scriverlo, in quale modo riempire di parole quella pagina dal bianco doloroso colore, parole che non fossero semplicemente l'aridità della semplice cronaca, così A. strappò la pagina stessa, rifiutò di recitare la sua parte in una commedia da quattro soldi”.


Piero Olmeda si è reso molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande.


Pietro De Bonis: Benvenuto, Piero! “La bellezza e la bestia”, il tuo romanzo breve che definisci “una doccia gelata, al di fuori delle mode e delle tendenze, che secondo te non può lasciare indifferenti”. Spiegaci ancora meglio, se puoi.

Piero Olmeda: Un libro che invece di portarci fuori dal nostro mondo, come in molti libri di fantasy e nel nuovo romanzo rosa che oggi stanno avendo successo in particolare nel marcato dell'ebook, ci costringe ad affrontare i temi fondamentali della nostra esistenza, può avere successo oggi? Può diventare un bestseller? È questa la sfida che mi sono posto. Certo una sfida difficile. Però mi piacerebbe smentire un'affermazione che avevo trovato in rete in una discussione del libro “Omicidi in pausa pranzo” di Viola Veloce, dove Guido Mura interviene parlando del successo di alcuni ebook dicendo “...giovani signore e signorine “tanto” spiritose, autrici di librini divertenti e disimpegnati, in cui si mescola l’umorismo con gli ingredienti più tradizionali del pulp. Quando vedrete che anche un testo di buona letteratura avrà successo, fatemi un fischio...” Come è scritto proprio nel libro, che per certi aspetti è anche una riflessione sulla letteratura: “Come uno scrittore che era rimasto giorni e giorni immobile di fronte alla pagina bianca e non sapeva più cosa scrivere, come scriverlo, in quale modo riempire di parole quella pagina dal bianco doloroso colore, parole che non fossero semplicemente l'aridità della semplice cronaca, così A. strappò la pagina stessa, rifiutò di recitare la sua parte in una commedia da quattro soldi.” Oppure: “Da lì poteva vedere in basso la piazza deserta, un paio di finestre illuminate e la luce dei lampioni che appena scalfiva il buio di quella notte senza luna. Nessuno stava passeggiando sulle lastre di pietra corrosa dal tempo. Sembrava la scenografia di una rappresentazione teatrale che doveva ancora svolgersi, i personaggi che aspettavano dietro le quinte o dormivano nelle loro brandine improvvisate. Di un Autore non c'era traccia. Se n'era andato? Aveva dimenticato la prima? C'era mai stato un Autore? A. pensò che era sempre stato così, che sarebbe stata rappresentata una tragica e ridicola commedia sperimentale, dove gli attori dovevano improvvisare di fronte al pubblico, la paura dei fischi che rendeva incerta la voce in alcune battute, che li faceva esitare prima di pronunciare la prima parola. Sentiva che l'ultimo atto si sarebbe svolto di lì a poco, che bisognava riprendere i fili della trama, annodarli e farli così convergere verso un finale. Poco importava che la platea esplodesse in uno scroscio di applausi o in un vento di fischi, l'importante era che non rimanesse muta e insensibile, fredda all'ultima battuta che aspettava di essere detta.
Nonostante quanto ho detto il libro è anche di facile lettura, con colpi di scena che avvengono sia sul piano della trama fattuale che su quello della coscienza. Chi l'ha letto in anteprima prima del lancio non l'ha trovato né noioso, né pesante. Il finale è corale, per alcuni quasi felliniano. In definitiva, nella più classica tradizione della letteratura italiana, i protagonisti (e il lettore) dovranno scendere all'inferno per poter “riveder le stelle”.

Pietro De Bonis: La trama in breve: La semplice storia di un padre svegliato nel cuore della notte dall'arrivo del figlio drogato e in fin di vita porrà il padre stesso di fronte all'impresa immane di convincerlo (e convincersi) che la vita vale la pena di essere vissuta.

Piero Olmeda: Il romanzo si svolge interamente all'interno di un appartamento dalla notte fino all'alba. Il rapporto tra il padre e il figlio oscilla continuamente tra l'amore e l'odio, l'incomunicabilità e la confessione, lo stupore di fronte alla bellezza della vita e la violenza della vita stessa. Già nella prima pagina la scena del risveglio del padre riassume in un certo senso quello che verrà dopo: “La pura gioia dell'esistere precipitò come una cascata d'acqua fredda che entrava nella pupilla fino alle profondità dell'essere. Per un tempo che sembrò eterno affogò nella spirale incontrollabile della pura meraviglia. Ma il rumore assordante che proveniva dall'esterno distrusse ben presto il miraggio afferrandolo allo stomaco con una presa ferrea. La realtà scese su di lui come un peso infinito sul petto che gli toglieva il respiro. I sensi si risvegliarono, portando messaggi colmi di errori, imperfetti e incompleti.” Tutto il libro si basa sulla contraddizione, sull'ambivalenza, sul continuo cambio di prospettiva. Niente resta mai fermo. Verso la metà del libro ad esempio, dopo uno scontro fisico tra i due protagonisti, il figlio chiede al padre “Vuoi ballare con me?” Non è nemmeno un libro che si può interpretare in un solo modo. Il padre cerca di convincere il figlio che la vita vale la pena di essere vissuta, ma non è forse lui stesso che in realtà cerca di convincersi? E' un libro sul fatto di scrivere un libro? In un certo senso sì, come abbiamo già visto. Il figlio può essere considerato una sorta di Cristo che non crede in Dio né è in grado di salvare il mondo? Certo, c'è anche una scena in cui il padre si risveglia il mattino e trova il letto vuoto, come un sudario. Una resurrezione? Anche in questo caso però la contraddizione continua, perché il figlio non sarà più lo stesso dopo l'alba...ma non roviniamo il piacere della lettura rivelando troppi particolari...


Pietro De Bonis: Ci leggi un passo del libro?

Piero Olmeda: Prendiamo un brano verso la fine, dove A. è il padre e Z. è il figlio. La Bestia rappresenta sia la specifica dipendenza dalla droga del figlio sia, in generale, la natura che cerca di imporre il proprio violento dominio sul mondo e sull'essere umano:
A. si mosse appena, si guardò intorno a cercare aiuto, ma non c'era nessuno. Sentiva aumentare il peso del mondo, come se fosse atterrato su un altro pianeta dalla gravità molto più forte. Gli sembrava che il sangue nelle vene si fosse tramutato in un ghiaccio che si stava allargando a tutte le parti del corpo. La Bestia lo stava abbracciando da dietro con le mani strette dolcemente intorno al petto. Con le sue labbra perfette gli alitava dietro l'orecchio dolci strazianti parole d'amore, poi gli passava le dita sulla pelle del viso sfiorandolo appena, creando brividi che non aveva mai provato né avrebbe mai voluto provare. Provò a spostarsi, a scrollarsi di dosso quell'animale dalle lunghe unghie affilate che stavano penetrando ora nel centro del petto per affondare nel cuore pulsante. Non ci riuscì. Gli mancò improvvisamente il respiro e si accasciò sulle ginocchia, un caldo dolore che saliva lungo le gambe. Guardò in alto, verso il cielo, dove le stelle erano ormai solo dei punti appena accennati, alla ricerca di un aiuto che non sarebbe mai venuto. Si disse che doveva resistere, che non doveva lasciarsi andare al suo abbraccio mortale, che se l'avesse fatto anche solo una volta sarebbe stato perduto per sempre. Così si disse ricorda, ricorda, non dimenticare, ma le bollicine felici stavano salendo verso l'alto, verso il sole che presto avrebbe sbiancato il mondo, scoppiando una dopo l'altra. Gli sembrava che il mondo fosse immerso in un'aria ondeggiante, i profili delle case distorti dalla rifrazione, un buio vagamente verde-azzurro che scendeva mentre il sole saliva. E in quell'aria che faceva dolere gli occhi vide Z. che lentamente saliva sulla ringhiera, appoggiava prima un piede, il corpo arcuato per bilanciarsi, e poi appoggiava l'altro piede alzandosi in equilibro con le braccia spalancate a cogliere il leggero vento del mattino.


Pietro De Bonis: Unisci a uno stile secco uno fluido, argomenti in maniera dura ma anche tenera e poetica, perché questa miscela di stili? Per soddisfare più palati dei lettori?

Piero Olmeda: Come ho detto all'inizio non c'è alcun calcolo commerciale in questo libro. Sono sempre stato convinto che se si cerca di venire incontro al pubblico, si finisce per fare qualcosa di scontato, in ultima analisi banale. La ricerca del successo spesso conduce al sicuro insuccesso...Il libro tocca alcune corde non perché ho fatto un'analisi di mercato ma perché affronta alcuni temi universali. Nonostante non sia per nulla autobiografico, spero che il pubblico senta che i temi sono veri, che il libro non è fasullo, che è costato tempo e fatica scriverlo, insomma che il risultato è la conseguenza di un lavoro duro e intenso. Quando ho cominciato a scriverlo avevo un'idea precisa del finale, ma non dello svolgimento. Per me la scrittura è come una seconda vita. Alla fine di ogni capitolo pensavo allo sviluppo successivo. Se non fosse così non troverei alcun divertimento nello scrivere. Nella vita programmiamo le nostre azioni fino al...finale, che è certo? No, e allo stesso modo nella scrittura si riflette la stessa situazione della vita stessa: durezza contro poesia, violenza contro tenerezza, ma soprattutto meraviglia e stupore. Lo stile segue questa altalena su cui ogni giorno ci troviamo ad oscillare.


Pietro De Bonis: Da pochi giorni è anche disponibile la versione cartacea de “La Bellezza e la Bestia”, si può ordinare in qualsiasi libreria quindi?

Piero Olmeda: No, si tratta del rivoluzionario “Print on Sale” e si può ordinare solo tramite Amazon. Il libro viene stampato nel momento in cui viene ordinato. I tempi di attesa sono incredibilmente bassi, poiché viene utilizzata una tipografia il più possibile vicina al paese da cui viene ordinato (in media 5 giorni per la consegna). Il vantaggio è che vengono azzerati i costi di distribuzione e non è necessario avere un deposito di copie prestampate. Vorrei aggiungere anche che la versione ebook de “La Bellezza e la Bestia” non è protetta da DRM e quindi con alcuni semplici passaggi (ad esempio utilizzando il programma Calibre) può essere convertita dopo l'acquisto nel formato che desiderate, ad esempio epub, per poter essere letta con il Sony Reader o il lettore Kobo.

Pietro De Bonis: Due tuoi nuovi romanzi vedranno la luce prossimamente, “Fata Morgana” e “L'uomo che sconfisse la morte”. Vuoi anticiparci qualcosa?

Piero Olmeda: L'idea di “Fata Morgana” (qui per Fata Morgana si intende un tipo di miraggio) si basa su un progetto di spettacolo teatrale del 1987 che non è mai stato realizzato. I testi poetici però vennero presentati a Padova e recitati dal vivo nell'ambito della rassegna di poesia e arte multimediale “Scritture & Oltre”.
La breve citazione riportata qui sotto riprende il tema principale del racconto. Il protagonista sceglie di attraversare lo stretto di Messina l'ultima notte dell'anno e nel suo breve viaggio sperimenterà la visione del futuro come albero delle possibilità.
La barca scivolava lenta e sicura, solo un lieve gorgoglio, il cigolio dei remi e i piccoli tonfi quando si immergevano nell'acqua, a rompere l'assoluto silenzio. Non c'era vento. Tutto si era fermato. A B. sembrava di essere assolutamente solo in mezzo a quella lucida distesa nera. Mentre la barca avanzava spinta dopo spinta verso l'orizzonte immaginò che il mare più avanti avrebbe potuto cessare di esistere, che magari ad un certo punto sarebbe giunto sul ciglio di un baratro dove l'acqua sarebbe caduta verso un precipizio dal fondo invisibile, che un buco nero l'avrebbe risucchiato via per sempre verso un altro universo.
Ma non per questo si fermò. Ormai nulla aveva più importanza per lui, perché il passato era ormai remoto e distante e non c'era assolutamente futuro. Non vedeva nulla al di là dell'attimo che viveva, non c'era niente che l'aspettava né che si aspettava. Per un certo verso si sentiva libero come mai lo era stato in vita sua.”
“L'uomo che sconfisse la morte” invece è un romanzo la cui gestazione è stata lunghissima. Alcune pagine sono state scritte molti anni fa. Una serie di omicidi stanno mettendo in crisi la polizia. Ma si tratta veramente di omicidi? O non sono piuttosto suicidi? Il sottotitolo “La vera storia del Dottor Morte” rimanda ad alcuni fatti di cronaca...raccontati però...alla maniera di Olmeda.
“Fata Morgana” dovrebbe uscire entro Ottobre 2015 e “L'uomo che sconfisse la morte” entro la fine del 2016. Non è escluso che nel frattempo vengano pubblicati alcuni racconti brevi o alcune brevi raccolte di poesie, come è successo con “Un Giorno Verde” e “Sul Tempo e le Capre”, già disponibili su Amazon e gran parte delle librerie online.

Pietro De Bonis: Grazie, Piero, per questa intervista. Un libro semplice, “La Bellezza e la Bestia”, che vale la pena d’esser letto.

Piero Olmeda: Grazie a te per lo spazio e l'interesse che hai dimostrato per il mio libro.




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