mercoledì 1 luglio 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Nadia Banaudi, autrice del libro “Il giardino viola”.


Nadia Banaudi nasce il 1 marzo del 1974 a Savona, si sposa a 20 anni ed è mamma a tempo pieno di due figli. Si considera una lettrice onnivora, ma adora soprattutto thriller e noir, anche se non disdice i romanzi. Scrivere per lei è  un piccolo sfogo: si nasconde dietro ai suoi personaggi per svelare un po’ di sé. “Il giardino viola”, il suo romanzo, di cui oggi vi parleremo.


Il libro: “Ogni esistenza umana nasconde sogni, infelicità ed un vago senso di inadeguatezza. Anche quelle che sembrano perfette. Le storie della protagonista, Viola, ci portano in posti diversi, nelle loro vite ordinarie e straordinarie a raccontarcene stralci. Le storie delle altre protagoniste si intersecano tra loro solo alla fine come se diventasse inevitabile, come se il destino ci dovesse mettere lo zampino a tutti i costi. Il giardino Viola è di sicuro un posto di inviolabile pace che tutti si anela.”



Pietro De Bonis: Ciao Nadia! “Il giardino viola” il tuo romanzo, la primissima cosa che ti viene da dire sul suo conto.

Nadia Banaudi: Lo considero il mio esordio o come mi piace chiamarlo “lo stappo”, il romanzo che mi premeva scrivere per aprire le mie porte più intime. Sono già pronte altre svolazzanti prove di scrittura come mi piace chiamare i miei lavori,  il “Giardino viola” è il primo di una lunga serie.


Pietro De Bonis: Le storie raccontate sono due, anzi, tre ben distinte che si fondono in modo naturale nel quarto capitolo. Cosa hanno in comune tutte loro? Se hanno in comune qualcosa.

Nadia Banaudi: Sono storie di donne che vivono la loro vita in modo diverso, chi la affronta spavalda,  chi la prende di punta, chi è rassegnata, fino ad incontrare il punto di svolta per ognuna diverso. Un punto di svolta che porta spesso a riflessioni,  stravolgimenti a mettere in discussione ciò in cui si aveva sempre creduto. Quindi inevitabilmente i percorsi si incrociano perché maturi al punto giusto. Come quelle strane coincidenze che ci fanno capire che sotto sotto un po' di mistero nella vita esiste, una forza incontrollabile che indirizza.


Pietro De Bonis: Che stile di scrittura hai scelto di adottare per i tuoi racconti? Ti interessa mettere in mostra le tue capacità letterarie, o poni al primo posto l’intendimento con il lettore?

Nadia Banaudi: Ho scelto di essere leggibile, ho voluto essere scorrevole, immediata ed arrivare subito al dunque, non mi interessa svolazzare con paroloni solo per dire “ehi questa cosa la so anche io”, le citazioni usate per il primo capitolo sono solo il punto di partenza, non per far vedere che ne sappia più di altri.
Ho scritto con il cuore nell'intenzione di arrivare il più possibile a quello del lettore, anche di chi non ama leggere, si spaventa se vede troppe pagine, sperando di coinvolgerlo il  più possibile.


Pietro De Bonis: Ci leggi un piccolo passo del libro?

Nadia Banaudi: è uno stralcio della lettera che la madre scrive alla figlia, il punto di partenza di tutta la storia infatti, quella che porta ogni madre ed ogni figlia a riflettere.

Cara Viola,
ho sentito una frase che mi ha fatto riflettere: “La prima metà della nostra vita è rovinata dai genitori e la seconda metà dai nostri figli.” Ciò mi ha inquietato, perché siamo tutti figli, quindi responsabili, e molti anche genitori …  tutti parte  di un circolo vizioso che sembra spiegare la grande infelicità globale. Se diventassimo consapevoli di questo, forse, soffermandoci, potremmo fare qualche cosa per spezzare il circolo. Forse è per questo che ho deciso di scriverti.
Voglio evitare il più possibile di commettere sbagli, ma, se è inevitabile, in quanto essere umano, temo non sarò diversa dagli altri. Quanto meno avrai la possibilità di valutare la mia buona volontà.
Ho scelto di essere madre in maniera consapevole, forse, dopo la tua nascita, perché mi sono resa conto di quanto sacrificio comportasse. E  ancora ora, a distanza di anni, mi sembra di saperlo fare solo in parte. Tutti hanno sempre tenuto a precisare che essere genitore non si impara in nessuna scuola se non sulla pelle dei propri figli. Tutti hanno sempre tenuto a dire qualche cosa a proposito di tutto. Te ne accorgerai. Pieno di grilli parlanti in giro. Dita puntate.
Fare la mamma con te è stato difficile, o meglio, più complicato di quanto supponessi. Sei nata da me, ma non sei parte di me. Hai una tua personalità,  gusti, preferenze, desideri  spesso  opposti ai miei. Niente di più difficile, quando si ama qualcuno, che accettare sia distante e diverso. Ora capisco che non è un dispetto, ma un mettermi alla prova. L’averti incubato per mesi nella pancia mi ha resa protettiva nei tuoi confronti, la mia parte animale mi spinge a isolarti dal mondo per tentare di difenderti …. In realtà tu devi vivere … ed io devo stare in un angolo ad osservare. Niente di più difficile.



Pietro De Bonis: Ne “Il giardino viola”, narri le vicende di un personaggio vincente nella vita. Una sorta di spinta motivazionale a non perdersi d’animo, a credere nella felicità, questo un tuo messaggio che vuoi consegnare al mondo?

Nadia Banaudi: Sì esattamente, di personaggi negativi a cui rifarsi ce ne sono anche troppi, di giovani vincenti pieni di ideali se ne parla invece sempre troppo poco.  Il mio personaggio, Viola, è una ragazza vincente che viene cresciuta credendo in se stessa, si mette alla prova e dimostra a se stessa e agli altri che può uscire fuori dagli schemi e farcela. Infatti, trascinata dalla lettera di sua madre ripercorrendo la sua vita recupera il senso di smarrimento che le crea insoddisfazione. Essere felici è una conquista continua che non smette mai di tormentarle l'animo, non la placa il correre ovunque, nemmeno il gettarsi tra mille braccia, è il fermarsi a riflettere e leggere i chiari segnali a farla diventare padrona del proprio destino. Il mio messaggio è chiaro. Il valore di ognuno è racchiuso dentro, bisogna solo tirarlo fuori.


Pietro De Bonis: Quando hai capito che l’intimità nella tua scrittura potesse trovare accoglimento nei cuori dei lettori?

Nadia Banaudi: L'ispirazione mi ha concesso di scrivere di getto spinta da un sentimento forte e sincero. Ho fatto leggere alle persone più vicine quello che ne era uscito e vedere occhi lucidi e simpatia mi ha fatto sperare di poter, come dici tu, trovare accoglimento nel cuore dei lettori. Quando i complimenti mi hanno motivato al punto da sentirmi forte, senza spregiudicatezza ho sperato di poter arrivare un po' più in là.



Pietro De Bonis: Grazie Nadia, per questa intervista. Dove possiamo acquistare il tuo libro “Il giardino viola”? Hai in vista presentazioni?

Nadia Banaudi: Il libro è uscito nel suo formato digitale e-book sulla piattaforma Lulu.com. In questi giorni sta per uscire il formato cartaceo, sempre sullo stesso portale.  Essendo alle prime armi mi sono affidata al web e passaparola e non ho ancora pianificato altro, confido che uno scalino alla volta mi sia chiaro il percorso da seguire. Grazie a te per l'occasione.



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