giovedì 23 luglio 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Giusy Fogu, autrice del libro “La vita dentro”.

Giusy Fogu nasce e vive ad Iglesias, ridente cittadina del Sud Ovest Sardo, lavora nella redazione di un  Settimanale locale, si è occupata di volontariato educativo per quasi vent’anni, ha frequentato per alcuni anni  una scuola di teatro e debutta come attrice ad Iglesias con la Compagnia “Quinte emotive” di cui è anche Presidente, nel Giugno 2011, ed è tuttora impegnata in numerosi spettacoli di prosa. Poeta per passione e impulso d’anima, torna all’amore per la scrittura nel 2006. Dal 2008inizia a partecipare ad alcuni concorsi letterari, si classifica tra i primi posti in molti di loro.Pubblica la sua prima raccolta poetica, dal titolo “Il vento dell’isola”La Riflessione Editore, nel Settembre 2012. “La vita dentro” è il suo secondo libro, di cui vi parleremo oggi.


Il libro: “Il sogno nel cassetto, o forse… la polvere nel cassetto! Il velo di una soffice patina che ricopre pensieri, parole, idee, sogni, desideri forti e inconfessati.  Che cosa teniamo nei cassetti? Tanto, a volte tutto… Nascosto sotto una vecchia maglietta, sotto il caldo maglione invernale che usiamo in serate di pioggia, quel tenero ricordo legato al filo che lo compone, che ne fa vela gonfia e poi ammainata prima dell’approdo..

Pietro De Bonis: Ciao Giusy! Poetessa per passione e impulso d’anima, è così?

Giusy Fogu: Ciao Pietro, iniziamo con una bella domanda.  Poetessa per passione  e impulso d’anima, è così. Scrivere è il linguaggio principale attraverso il quale la mia anima si esprime e, la mia passione, ossia quel mondo che vive dentro di me e che preme per venire fuori, trova via libera e impulso a divenire parola. Emozioni e sentimenti differenti trovano la via del cuore attraverso i versi.
Pietro De Bonis: “La vita dentro” il tuo secondo libro di poesie, leggo dalla prefazione che scriverne un secondo è una specie di atto temerario, da cui non si può tornare indietro, poiché il secondo libro stabilisce un precedente e un successivo. Ti trovi d’accordo?
Giusy Fogu: Mirella Santamato grande donna e scrittrice, che ha curato la mia prefazione, così ha definito il fatto di scrivere un secondo libro, appunto un atto temerario e mi trova d’accordo. Scrivere un solo libro potrebbe capitare a molti, per caso, per curiosità, per aver, in quel momento storico del proprio percorso, qualcosa da mandare ai posteri, ma scrivere un secondo libro segna un passaggio a livello nel proprio cammino. Ci si trova nella condizione di un discorso aperto, un sentire prepotente di un contatto e una linea su cui confrontarsi ancora e ancora, quasi una coazione a ripetere con se stessi e con il pubblico. Non dimentichiamo che chi scrive lo fa principalmente per se, per un’analisi a capire se stesso, rimandando la propria immagine a parole, attraverso la scrittura e riflettendola principalmente con chi legge. Non si finisce mai di riflettere realtà, emozioni, sentimenti, passione, amore, dolore… insomma vita, soprattutto per chi come me scrive in poesia. Ecco dunque che si crea il precedente e ci si prepara per un successivo.

Pietro De Bonis: Quali temi affronti in “La vita dentro”? Quante pagine sono dedicate all’amore? Esistono poesie che non parlino d’amore?
Giusy Fogu: ”La vita dentro” affronta numerosi argomenti, il libro è diviso in tre principali capitoli dal titolo: Vita, Idee-Ideali, Amore. I temi affrontati sono molteplici, a partire dalla mia vita personale e riferita alla famiglia, agli affetti, i ricordi d’infanzia, la morte, il tempo che passa lasciando segni sulla pelle e sulla nostra anima. Poi ancora gli ideali o le idee, con analisi sulla guerra, le persone oppresse, gli abbandonati, i diversi, la violenza sulle donne o bambini, le tragedie in Sardegna, ma anche sulla bellezza della natura, sulle parole. Al capitolo Amore sono dedicate ventidue pagine e altrettante poesie, alcune delle quali di chiaro stampo erotico, un passaggio che finora avevo sempre sfiorato da lontano e credo si contemplasse comunque già in molti dei miei componimenti del precedente libro, “Il vento dell’isola” giacché non esiste Amore che non sia anche solo velatamente passionale. Non esistono poesie che non parlino d’amore, credo, infatti, che il mio libro possa a gran voce definirsi un libro d’Amore, per la vitae i suoi vari percorsi, l’uomo non fa niente senza essere pervaso d’amore e anche quando si crede di scrivere per una semplice cronaca di fatti, in realtà si passa per il sentimento e quindi attraverso l’amore.

Pietro De Bonis: Vuoi regalarci una breve poesia della tua nuova silloge?
Giusy Fogu: Assolutamente sì, regalo quella che credo sia un po’ il simbolo di questo libro, o per meglio dire della ricerca intorno alla quale ruota tutto il libro, la ricerca del se, del proprio vivere, delle risposte tenute spesso dentro cassetti pieni di polvere, conservati anche a se stessi, per la riflessione di quanto…sia strano vivere ma di quanta speranza ci sia bisogno!  

E’ strano vivere

Si fatica a inventare l’anima
disincantati al pallido volto della luna
uomini scalzi in penitente attesa.

Astri schizzati nell’universo
mille domande senza risposte
mani in preghiera verso l’ignoto.

E’ strano vivere…
ricercati in un ‘immenso vortice
di pensieri e parole,
suoni dispersi nel vento e senza meta.

Porto sicuro è l’idea,
la ricerca fermata sulla nuda terra
creta plasmata a nostra somiglianza…
con lo sguardo rivolto al Divino.

Pietro De Bonis: Il messaggio principe che vuoi consegnare con questo tuo libro.
Giusy Fogu: Il messaggio primo, come accennavo nella precedente domanda, consiste nel fatto che viviamo tutti con una nostra principale vita dentro, che spesso non emerge, non tutti siamo capaci di esprimere i nostri dolori, felicità o passioni.  Mi sono sentita dire spesso che le mie parole sembravano dare voce a persone che nel mio scrivere si rileggevano,  con un messaggio comune a molti, quello di pensare più col cuore che con la ragione, poiché in questo millennio in cui il cuore sembra essere un po’ bistrattato, appartenendo però  all’uomo e al suo essere vivo, c’è gran voglia di rinnovarsi ai sentimenti.  Quindi il mio è un inno alla vita, pur con tutte le sue fragilità e piccolezze, i suoi dolori, le sue mancanze, ma pur sempre una vita unica e in tutti i modi irripetibile.

Pietro De Bonis: Secondo te, Giusy, lo scrittore può considerarsi un mestiere?
Giusy Fogu: Di fatto scrivere è un mestiere, difficile, faticoso, in cui ci si gioca per intero, per il quale si suda e si fatica emotivamente e fisicamente, ma chi scrive non lo sente come un mestiere, bensì come un’esigenza impellente, come mangiare o dormire. Uno scrittore è un malato di parola, un essere strano che gira con taccuino e penna e che si ferma in posti inusitati a mettere su carta quel pensiero immediato prima che voli via. Per quanto mi riguarda, benché io sia una piccola foglia mossa dal vento dell’emozione e non mi potrei definire una scrittrice,  nel termine che per i più definisce chi scrive, non credo che riuscirei a farlo per mestiere, con quelle scadenze strutturali che obbligano alla scrittura nei tempi e nei modi imposti. Scrivere per me rimane sempre e ancora un parto spontaneo, fatto di sangue e carne concepita da cuore e anima. Forse sono solo una gran sognatrice, ma così definisco ancora uno scrittore.

Pietro De Bonis: Quanto orecchio dai all’opinione di chi ti legge? Quanto plasmi la tua scrittura affinché il pubblico capisca meglio le tue poesie?
Giusy Fogu: Quando iniziai a scrivere poesie, mi si fece notare che la poesia deve avere un linguaggio universale, arrivare al cuore dei più, mirare alto ma volare basso. Ascolto chi mi legge con l’orecchio di chi sente i sentimenti e non cambio mai il lessico del mio scrivere, tanto più che essendo parti spontanei, dettati dall’immediato sentire, non hanno bisogno di cambiamenti. La mia poesia è così come nasce, sanguigna, spontanea e immediata. Se la cambiassi ne snaturerei i significati più profondi dettati solo dalla mia emotività, non sono capace di fare i compiti a casa del linguaggio poetico se non per qualche piccolissima divisione di struttura in versi, ma mai nel loro contenuto. Io so che il mio scrivere non è esageratamente aulico e confido fortemente che i miei versi siano sempre messaggi per il cuore e per chiunque.

Pietro De Bonis: Grazie veramente di questa intervista, Giusy. Dove possiamo acquistare “La vita dentro”? E poi, lasciaci con un motto che porti sempre con te.
Giusy Fogu: Grazie a te Pietro, per questa bella occasione di confronto. Il mio libro si può trovare sul sito della casa Editrice (www.sillabedisale.it), e sul sito dell’Associazione a essa legata ASSOCIAZIONE CULTURALE "SENTIERI D'ARTE" presente sui Social come Facebook.  La Casa editrice sta facendo grandi passi avanti, pur con le difficoltà che può affrontare una casa editrice giovane, non a pagamento e, che crede nella cultura.  Mi sento in dovere di approfittare di quest’occasione per dire, con piacere, che il libro è stato presentato al Salone Internazionale del Libro a Torino lo scorso Maggio, prima presentazione Nazionale, e sarà distribuito nei maggiori siti internet come Amazon, sarà presente inoltre nelle librerie della mia città, in particolare presso la “Libreria Duomo” di Gianni Loi, in Via Sarcidano a Iglesias e spero presto anche in alcune librerie di Cagliari. Nel Settembre prossimo ho già in cantiere due presentazioni regionali e contatti per un piccolo tour oltre Sardegna.  Sono aperta a qualsiasi contatto in tal senso anche con gli amici sardi, che vivono sparsi per l’Italia e, che avessero piacere di conoscere una poetessa conterranea. Nel ringraziarti Pietro saluto chi leggerà questa breve intervista, con quello che da sempre è il motto che accompagna ogni mio fare, augurando a tutti  buona strada: “L’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore”.


Nessun commento:

Posta un commento