venerdì 24 luglio 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Dario Galimberti, autore del libro “Il calice proibito”.

Dario Galimberti vive a Lugano, in Svizzera. È responsabile del corso di laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI)A Lugano svolge anche l’attività di architetto ed è contitolare dello studio d’architettura Bassi & Galimberti. Nel 1991 ha ricevuto, a Vicenza, il prestigioso Premio internazionale di architettura Andrea Palladio. Nel 1999 ha realizzato e messo online il sito web Vitruvio.ch, portale-blog dedicato all'architettura. Nel 2010 ha ricevuto il Credit Suisse Award For Best Teaching. Ha pubblicato diversi scritti specialistici su riviste di settore e alcuni testi professionali tra i quali: Gli strumenti da disegno prima del computer. Oltre a Il calice proibito (Libromania, giugno 2015) ha pubblicato Il Bosco del Grande Olmo (Robin, marzo 2014).

Il libro: “Regna ormai il silenzio quando Mia trova la forza di uscire dal suo nascondiglio di fortuna. Poche ore prima qualcuno si era introdotto in casa, senza accorgersi della sua presenza. Li ha sentiti rovistare a lungo e meticolosamente in tutte le stanze, prima di allontanarsi portandosi via i rilievi faticosamente realizzati nella Domus Rhenus: il primo incarico importante nella sua giovane carriera di architetto perduto per sempre. Chi può essere interessato a quei disegni fatti al solo scopo di pubblicizzare il sito archeologico di Augusta Raurica in Svizzera? Con l'aiuto del suo professore e di pochi fidati amici, Mia non tarda a rendersi conto che i suoi progetti rivelano una mappa che porta a un tesoro ambito da molti…”

Dario Galimberti si è reso molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande.

Pietro De Bonis: Ciao Dario! “Il calice proibito” il tuo ultimo romanzo thriller-storico. Presentacelo in dieci parole.
Dario Galimberti: Passato, presente e futuro si intrecciano in una vicenda che rivelerà una scoperta sensazionale per l’umanità.

Pietro De Bonis: La tua passione per l’architettura la trasli nei racconti che scrivi.
Dario Galimberti: Direi di sì. I miei primi testi erano delle relazioni di progetti d’architettura, che ho sempre scritto senza utilizzare tecnicismi. L’idea era quella di spiegare sia la fase compositiva sia la spazialità attraverso la narrazione. Nei romanzi, quando mi trovo davanti a un edificio o a uno spazio, sfrutto questa piccola esperienza. Anche le location fanno parte di questo tema, penso ad esempio all’episodio che si svolge al Caffè Greco a Roma (che ho scritto proprio lì), oppure alle analogie ai testi classici, come ad esempio la descrizione dello schedario della Biblioteca di Lohmar, che ricalca una descrizione del Borromini nell’Opus Architectonicum, naturalmente il tutto in punta di piedi, in quanto l’argomento del libro non è l’architettura ma l’avventura.

Pietro De Bonis: Come nasce il personaggio di Mia Gerwing? Quanto della tua persona hai messo in lui?
Dario Galimberti: Mia è una giovane architetto, appassionata, e come tutti i giovani architetti appassionati è un po’ idealista e s’immagina che con l’architettura si possa cambiare il mondo: un momento della vita dove ci siamo passati un po’ tutti. Nel romanzo porta il suo amico Peter a vedere un piccolo edificio di Le Corbusier a Zurigo, è affascinata dal padiglione di Schinkel a Berlino, fa un analogia tra la biblioteca del conte Von Kasten a Lohmar, e la Biblioteca Vallicelliana a Roma del Borromini, e così via: le sue passioni e preferenze sono anche le mie.

Pietro De Bonis: Ci leggi un breve passo de “Il calice proibito”?
Dario Galimberti: Philo Barnesky, dopo “l’avventura svizzera”, così come la chiamava lui, tornò a Londra nel suo vecchio ufficio, e riprese il suo solito tran tran: divorzi e tradimenti. Dell’avventura svizzera aveva speso tutti i soldi e dimenticato quasi ogni cosa: tranne Marianne. Quella donna, con il suo fascino, con quell’accento francese, con quell’amore per l’arte, gli aveva scalfito il cuore. Sapeva di non capire le donne, come la maggior parte degli esseri che non lo sono, ma quella volta tutto gli sembrò davvero folle. Eppure quella follia non fece altro che amplificare l’affetto che aveva nei suoi confronti: così decisa e determinata prima della missione, e d’improvviso, al momento opportuno, rinunciataria e disinteressata a tutto.

Pietro De Bonis: Una storia molto adattabile al cinema. Una tua speranza questa?
Dario Galimberti: Questo, a parte J.D. Salinger, è quello che vorrebbe qualsiasi scrittore, penso sia umano immaginare che qualcuno concretizzi la propria storia tramite la settima arte.

Pietro De Bonis: Il tuo rapporto con i lettori, Dario: quanto fai incidere i loro pareri sulle tue scritture future?
Dario Galimberti: In verità non ci ho mai pensato. Mi piace scrivere quello che vorrei leggere e scrivo come fossi un lettore che scopre la storia strada facendo.

Pietro De Bonis: Ti stai dedicando alla stesura di un nuovo romanzo? Se sì, vuoi svelarci un’anteprima?
Dario Galimberti: Sì. Questa volta è un romanzo giallo, con tutte le caratteristiche del genere e con la particolarità che si svolge in un luogo che purtroppo non c’è più. Un’occasione per parlare dell’incuria che abbiamo per la nostra storia.

Pietro De Bonis: Grazie, Dario, per questa intervista. Dove possiamo acquistare “Il calice proibito”?
Dario Galimberti: L’editore Libro/Mania (marchio De Agostini – Newton Compton) lo ha distribuito praticamente in tutti i negozi online: ogni interessato lo potrà trovare nel suo store più gradito.



Nessun commento:

Posta un commento