giovedì 23 luglio 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Claudio Pocci, autore del libro “Vorrei che la vita fosse solo un brutto sogno”.

Claudio Pocci nasce a Napoli, nel meraviglioso quartiere "Posillipo", il 7 maggio del 1984. Figlio unico, trascorre l'infanzia e l'adolescenza nella cittadina di Portici. Fin da ragazzino mostra una certa curiosità ed un notevole interesse nei confronti delle arti; in particolar modo il cinema e la letteratura. All'età di sette anni riceve in regalo una macchina da scrivere e comincia a comporre per puro divertimento brevi racconti. Claudio scrive una sceneggiatura cinematografica, ma èenormemente difficile è riuscire a stabilire una qualche forma di contatto con persone come Sylvester Stallone, Ridley Scott o Steven Spielberg. Nel corso del 2012 Claudio è costretto a chiudere la propria attività ed abbandona qualsiasi aspirazione artistica e professionale. Segue un periodo duro. Nero. Di afflizione e grandi difficoltà economiche. Ma la tenacia è tanta. La forza è tanta. Perciò dopo alcuni anni Claudio si trasferisce in provincia di Piacenza e ricomincia. Da zero.Con un libro. L'ispirazione arriva dalla storia di un ragazzo. Roberto S. Claudio sa bene cos'è il dolore. Sa bene che la vita può esser dura. Molto dura. Perciò, rapito e affascinato dalla storia di Roberto, nel 2015 realizza la sua prima opera letteraria: “Vorrei che la vita fosse solo un brutto sogno”.

Il libro: “Roberto S. Emblema della dignità, della saggezza, della forza di fronteggiare ogni situazione, della capacità di rialzarsi sempre e comunque. Nel corso della vita affronta molte dure prove ed esperienze a dir poco drammatiche e dolorose. Dall'abbandono del padre alle difficoltà economiche … passando per licenziamenti, disoccupazione, ingiustizie sociali, abusi, soprusi, prevaricazioni, un doloroso e disagevole trasferimento dal Sud al Nord Italia e l'orribile malattia della madre. Tutto gli cade sulla testa a raffica fin dalla giovane età, con una sistematicità ed una crudeltà tali da indurlo a credere (molte volte, troppe volte) che il fato o il destino siano accaniti contro di lui. Quasi la sua vita sembra un "brutto sogno". Un incubo. Prima scolpito e poi assopito dal tempo. Quell'inesorabile tempo che scorre, passa e tutto porta via con sé … lasciando segni, cicatrici e profonde ferite nel cuore. Ma per fortuna anche SPERANZA…”



Claudio Pocci si è reso molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande.


Pietro De Bonis: Ciao Claudio! “Vorrei che la vita fosse solo un brutto sogno”, la tua prima opera letteraria. Un titolo che non sprigiona di certo ottimismo, a differenza delle parole che contiene al suo interno.

Claudio Pocci: Ciao Pietro. Premetto che io sono una persona decisamente ottimista. La visione della realtà che emerge dall'opera stessa è ottimistica. Ed è ottimista anche il protagonista del romanzo (Roberto S.). Un ragazzo che vive TANTE esperienze (a dir poco) orribili e, nei momenti più bui della sua esistenza, giustamente vorrebbe che tutto "fosse solo un brutto sogno". Il titolo esprime questo suo transitorio legittimo desiderio e sprigiona lo stesso "pessimismo" che (almeno una volta nella vita) invade l'anima di ciascuno di noi. Ma si tratta (appunto) di un pessimismo assolutamente circostanziale, non strutturale. Un pessimismo generato solo da situazioni spiacevoli, dolorose, spaventose … Chi non ha mai provato disagio, angoscia, dolore, paura? Chi non ha mai vissuto una brutta esperienza? Chi non preferirebbe che una determinata terribile circostanza fosse solo un brutto sogno? Quando la vita colpisce duramente, il bersaglio (che è l'uomo) si avvilisce e si dispera. È normale, naturale, comprensibile, umano. Però c'è chi reagisce. Chi trova poi la forza di rialzarsi e combattere. Sempre. Nonostante ogni avversità. Nonostante ogni ostilità.  Ed alla fine … "vince". Proprio come Roberto. P.S. Ciascuna vittoria e ciascuna sconfitta non è descritta o definita dall'esito della battaglia. Ma dalla veemenza, dalla furia e dall'impeto con cui si combatte la battaglia stessa.


Pietro De Bonis: Un romanzo che è il diario di un’esperienza reale, tutt’altro quindi che la descrizione di un sogno.

Claudio Pocci: Il diario di un'esperienza assolutamente reale. Il diario di più esperienze assolutamente reali. Il diario di una "vita" reale. Dunque niente sogno.
Ma qual è la differenza?


Pietro De Bonis: “Vorrei che la vita fosse solo un brutto sogno” racconta le odissee del protagonista: Roberto S. Quanto di te hai messo in lui? Leggendo la tua biografia e la sinossi del romanzo, ho notato molta similarità fra te e questo personaggio.

Claudio Pocci: Sono giovane. Ma ho già vissuto tanto. Quindi anche sofferto. Però il protagonista del romanzo ha sofferto molto più di me. Ha vissuto tante (troppe) esperienze tremende. Davvero la sua vita passata è quasi inverosimile, sembra proprio "un brutto sogno". Comunque sia, lui ha sempre retto. Io ho sempre retto. Ci sono effettivamente delle similarità. Così come delle differenze … In fondo credo che "ciascuno" possa rispecchiarsi in Roberto. Credo che ciascuno possa rivivere (leggendo la sua odissea) l'eventuale propria disavventura, spiacevole esperienza, avversità o brutale fatalità. Ma anche (e forse soprattutto) squarci della propria tenacia, ostinazione, del proprio coraggio, della propria forza, rivalsa, conquista, vittoria. P.S. Anche molti giovani, molti "giovanissimi" sono fan accaniti di questo libro. Ciò la dice lunga. Su quanto sia "apparentemente" dorato ma "profondamente" disastrato il mondo offerto alle nuove generazioni. Un mondo nuovo, pessimo, crudele, ingiusto e spesso ricco di insidie … in cui sono stati catapultati improvvisamente anche quelli delle precedenti generazioni. Oggi ci sono gli smartphone che ci fanno pure il caffè, i computer utilizzati soprattutto per contattare gli amici "virtuali" oltreoceano, le bacchette per il selfie (niente altro che l'autoritratto versione social) …  e tutto questo a poco prezzo. Ma benessere "reale", lavoro, prosperità, sicurezza economica, un tetto sicuro sulla testa, una famiglia solida … sono elementi che purtroppo appartengono soprattutto al passato. Oggi lavorare è un lusso. Oggi comprare una casa (con mutuo "trentennale") è un lusso. Oggi metter su famiglia è un lusso. E trovare una famiglia realmente solida è utopia. Questo lo sanno bene molti "quindicenni", i quali a mala pena ricordano il genitore che vive a duecento chilometri di distanza. Lo sanno bene molti"ventenni" appena usciti dalle università, i quali cominciano ad assaggiare la disillusione di un lavoro stabile. Lo sanno bene molti "trentenni" e "quarantenni", che da tempo degustano l'amaro sapore della disoccupazione e che ancora "sognano" di costruire una famiglia vecchio stampo. Lo sanno bene molti "cinquantenni", che il lavoro improvvisamente lo hanno perso o che sono messi in ginocchio da tasse ed alimenti. Lo sanno bene molti "sessantenni", che in passato a questa età sarebbero già andati in pensione. E lo sanno bene pure molti"settantenni" che, dopo aver lavorato una vita intera, non capiscono di chi sia la colpa ogni volta che non riescono ad arrivare alla fine del mese con la misera pensione. Roberto, il protagonista del libro, vive sulla sua pelle l'abbandono del padre, le difficoltà economiche, la miseria, la disoccupazione (nonostante una laurea da 110 e lode) … oltre a tanto altro. In tal senso il romanzo attua anche un po’ una denuncia sociale. Una denuncia nei confronti di una società affatto meritocratica, ingiusta, dominata dall'immoralità dei vertici.


Pietro De Bonis: Ci leggi un breve passo del libro?

Claudio Pocci: Ve ne leggo tre.

" (…) solo crudeli lampi fatti di immagini e pensieri
ricordano con violenza il drammatico stato della mia esistenza. "

" Il mio spirito, la mia esistenza, il mio destino …
Tutto è in una fase di tremendo stallo, fermo qui,
nell'immutato tragico scenario della totale non realizzazione. "

" Eccezionalmente vivido per essere un sogno,
....... Eccessivamente atroce per essere un incubo,
.............. Era solo la mia vita! "


Pietro De Bonis: Claudio, qual è il messaggio che vuoi consegnare a chi legge “Vorrei che la vita fosse solo un brutto sogno”?

Claudio Pocci: Non disperare mai. O meglio … disperare, avvilirsi, provar paura. Poi scrollarsi di dosso ogni angoscia e "REAGIRE". "COMBATTERE A DENTI STRETTI". "VINCERE". Nonostante ogni avversità.


Pietro De Bonis: Il sentimento che vince nel tuo romanzo è la Speranza. Ritieni sia lo stesso sentimento che debba vincere nella vita ciascuno di noi? Lo ritieni un sentimento giusto?

Claudio Pocci: Assolutamente sì. Purché non sia illusione. Purché sia sostenuto da una forza "reale" e da azioni "reali" … tendenti alla realizzazione di ciò che si spera si realizzi. Una volta rispettate tali condizioni, vale il motto "Finché c'è vita … c'è SPERANZA." Poi al termine della vita "si spera" di trovar qualcosa di meglio.


Pietro De Bonis: Ma se la vita ti auguri sia un brutto sogno, una volta svegli, dove ci troviamo?

Claudio Pocci: Non mi auguro e non credo affatto che sia un brutto sogno. Anzi, credo che sia un gran bel sogno. In ogni caso. Malgrado le eventuali sventure, ingiustizie e sofferenze.
Una volta svegli … beh, non so dove ci ritroveremo. Quasi sicuramente però avremo una conoscenza universale maggiore e godremo di una prospettiva superiore.
(Almeno questa è la migliore delle ipotesi.)


Pietro De Bonis: L'altra ipotesi (la peggiore) qual è?

Claudio Pocci: Che al termine del sogno ci si addormenti.


Pietro De Bonis: Grazie, Claudio, per questa intervista. Dove possiamo acquistare “Vorrei che la vita fosse solo un brutto sogno”?

Claudio Pocci: In formato e-book un po' ovunque. Su "Amazon", "Google Play", "i-Tunes", "La Feltrinelli", "Mondadori Store", "Libreria Rizzoli", "Euronics", etc … In formato cartaceo ci stiamo lavorando.










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