mercoledì 29 luglio 2015

Intervista di Pietro De Bonis ad Alberto Colangiulo, autore del libro “Teresa ha gli occhi secchi”.


 Torno sempre sul luogo del diletto. Un gioco di vocali e ci racconta cos’è la scrittura per Alberto Colangiulo. Classe 1973, studi classici e laurea in Filosofia, un percorso contorto e un lavoro nel settore metalmeccanico in un’azienda leader del serramento, una forte passione, la scrittura, da inseguire e braccare nei piccoli spazi di tempo. Sposato con tre figli, Alberto vive e scrive a Tricase, nel Basso Salento, una terra che ama e racconta fuori dai canoni da cartolina. Alcuni suoi racconti sono rintracciabili sul web; con uno di questi è presente nell’antologia “Italian Noir 2”.  Nel 2013 ha esordito con il suo primo romanzo “Il tesoro di Sant’Ippazio”. “Teresa ha gli occhi secchi”, il suo romanzo edito sempre da Lupo  Editore, di cui oggi vi parleremo.


Il libro: Il mare è così: o ti porta santi o ti porta tempeste. Basso Salento, Porto di Trecaze. In questo ultimo sud d’Italia scolpito dalle acque un veneziano, vagabondo del mare, trova riparo durante una tempesta. La sua vela è distrutta e lui, costretto a stanziarsi, riesce a far breccia negli animi degli abitanti del borgo. E non solo. Mette su una birreria proprio sul molo del porto e col tempo trasforma quell’osteria marinara in un punto di ritrovo per gli amanti della libertà, in rifugio per solitari e bettola per baldorie. Ma in un mattino di fine novembre il suo corpo viene ritrovato in una marmitta a galleggiare nel lento moto di un mare in bonaccia. Fra sguardi sospetti e poche parole di una muta comunità il maresciallo Gerardi e l’appuntato Nardi indagano sull’omicidio, ma entrambi si ritroveranno a investigare su se stessi, sulla parte buia della loro anima e sulle loro emozioni. Dovranno navigare nel proprio mare nero…”



Alberto Colangiulo si è reso molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande.


Pietro De Bonis: Ciao Alberto! “Teresa ha gli occhi secchi”, il tuo romanzo appena uscito per Lupo Editore, un noir dal respiro mediterraneo, è così?

Alberto Colangiulo: Ciao Pietro, e grazie per la tua curiosità e disponibilità. È bello sentirmi dire che il mio libro ha un “respiro mediterraneo”. E,  effettivamente è così. Nella storia il Mediterraneo è stato il centro della nostra civiltà. Questo fantastico mare sul quale si affacciano decine di culture differenti ha permeato il nostro modus vivendi e, volenti o nolenti, ne subiamo,  fortunatamente,  ancora il grande fascino. L’Italia, e la maggior parte dell’Europa è figlia del Mediterraneo,  negli ultimi decenni stiamo volgendo lo sguardo verso un’Europa più tecnocratica e sentirsi ancora i piedi bagnati da questa grande  madre ci fa stare un po’ più tranquilli.
Pietro De Bonis: Una storia ambientata nel basso Salento, quindi non ti discosti molto dai tuoi luoghi natali.

Alberto Colangiulo: Mi riallaccio alle prime parole. Il basso Salento è la mia terra, il mio sud, diciamo così: “è la mia matria”. E da esso ne sono profondamente affascinato e coinvolto quotidianamente. Per ora mi viene piuttosto naturale ambientare i miei romanzi in questa terra, in questa provincia  naturale.  Ci sono tanti luoghi raccontati e da raccontare, tanti borghi da leggere oltre le prime impressioni, tanti volti da scrivere e colorare con le parole. Il basso Salento, come tutta la provincia italiana, è ricco di atmosfere fantastiche. Raccontarle è un altro viaggio fantastico.


Pietro De Bonis: Dalla sinossi: “Il mare è così: o ti porta santi o ti porta tempeste”.

Alberto Colangiulo: Il mare è ricco di storia, di storie e aneddoti. Il mare è quel qualcosa di indefinito che ci permette di sognare, di inventare. È un luogo che non si potrà mai conoscere fino in fondo e in questa oscurità noi possiamo giocarci le nostre chance, le nostre paure e i nostri sogni. E quindi il mare è così, ci permette di sognare ma poi ci restituisce i nostri sogni come vuole lui in santi o in demoni, in sensazioni di pace o in tormenti di paure.


Pietro De Bonis: ”Perché ognuno di noi può essere luce e tenebra, angelo e demone, santo e tempesta”.

Alberto Colangiulo: Siamo fatti così. Lo sappiamo bene, è inutile nasconderci. Il nostro tran tran quotidiano ci porta a trovare  l’equilibrio per procedere sui giusti binari. Il rispetto verso gli altri, la sensibilità, la cultura e la civiltà, le giuste regole eccetera sono gli strumenti che ci aiutano a comportarci bene, in maniera equilibrata. E più queste due sponde dell’essere umano sono vicine, confinano una all’altra, più  noi siamo bravi a non cadere. Quando si divaricano, si allontanano, è allora che vediamo il precipizio sotto di noi, e per le vertigini rischiamo di deragliare e sprofondare.


Pietro De Bonis: ”E anche quando facciamo del bene possiamo scatenare l’inferno”.

Alberto Colangiulo: E’ un antico vizio umano.  Vediamo sempre del male in qualcuno che fa del bene.  Abbiamo questa inclinazione alla carità e alla compassione  nei confronti di chi versa in situazioni difficili e poco edificanti; ci piace dare una pacca sulla spalla, fare i grandi con i piccoli. Non siamo altrettanto bravi a riconoscere i meriti altrui, a confrontarci con i migliori di noi, accettare, con sana sfida, che  qualcuno sia più bravo di noi. E se questo qualcuno riesce a far qualcosa di buono siamo capaci di scatenare l’inferno pur di sminuire le sue capacità.


Pietro De Bonis: Ci leggi un brevissimo passo di Teresa ha gli occhi secchi”?

Alberto Colangiulo:
“La mente mente.
Riesce a nascondersi dietro il cuore e dietro gli occhi. Le mani arrivano prima, prima d’ogni conclusione, prima d’ogni compromesso.
Ti spengono le sigarette con il gusto di torcerne la cicca, ti aprono le cozze con la tentazione di portarsi alla bocca per essere assaggiate, ti sporcano la vita e poi vanno a lavarsi per farti sentire la mente pulita, mentre l’anima rimane dannata.
Si guardava le mani Gerardi, per capire che mani fossero le sue. E in quel gesto rivedeva lo sguardo di Pietrino che come tutti gli assassini impulsivi si guardano le mani ripetendosi “che ho fatto”.
È il momento più tragico e vero per l’assassino; l’attimo in cui la mente non riesce a mentire con se stessa; che guarda le sue armi, il suo istinto più nero, e non può occultarle, ma solo da quel punto in poi dire che non son le sue. Può solo seguirne le pieghe, riconoscersi in quelle traiettorie beffarde e bastarde che solo le zingare sanno leggere, e metterle in tasca, nella sabbia dei pensieri e della solitudine.”


Pietro De Bonis: Moduli la tua scrittura, Alberto, in base alla richiesta dei lettori di oggi? Per “Teresa ha gli occhi secchi” ti è servita la critica ricevuta a quella nelle tue precedenti pubblicazioni?

Alberto Colangiulo: Certo che mi è servita la critica. Anzi! Colgo l’occasione per ringraziare chi ha avuto il coraggio di muovermele queste valutazioni.  Ne aspetto ancora perché ho voglia di crescere. La mia scrittura è naturale, cerco d’essere più chiaro possibile, di evocare immagini con poche parole. Non scrivo in un certo modo affinché possa colpire un certo tipo di lettori, non sarei io e non sarei originale. Io scrivo, se piaccio sono felice.


Pietro De Bonis: Il tuo prossimo romanzo sarà un nuovo noir? Questo è il genere letterario che senti più tuo?

Alberto Colangiulo: Non lo so. Per ora le idee sono tante ma nulla di concreto. Ogni cosa ha bisogno del suo tempo, del suo giusto tempo. Il noir mi mette a mio agio, mi permette di raccontare come a me piace fare. Difficilmente troverete nei miei romanzi sangue, pistole e scene forti. Mi piace investigare l’uomo, il suo pensiero, il perché dei suoi comportamenti. Mi piace raccontare come un uomo guarda una donna, come le rivolge la parola e come l’attende. Come si rapporta agli ambienti circostanti, come intesse le sue relazioni sociali. Il noir, per ora, mi dà il giusto pretesto per raccontare tutto questo.


Pietro De Bonis: Grazie, Alberto, per questa intervista. Alla tua prima presentazione di “Teresa ha gli occhi secchi” ci sono state più di 400 persone, ne hai di nuove in programma? Dove si può acquistare il tuo libro?

Alberto Colangiulo: Sì, è stata una serata fantastica! Sold out! Potete farvi un giro sul mio sito www.albertocolangiulo.it o sulla mia pagina Facebook Alberto Colangiulo Scrittore per vedere dalle fotografie l’entusiasmo della gente. Non me lo aspettavo. Nonostante il successo del mio primo romanzo “Il tesoro di Sant’Ippazio”, non mi aspettavo un affetto del genere. Dopo la prima ho già una decina di presentazioni in programma, per quest’estate girerò molto in Salento,  il mio sito è sempre aggiornato in tal senso. Il libro è in distribuzione nazionale e  si può richiedere in tutte le librerie e sulle piattaforme on-line.
Grazie a te.







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