lunedì 11 maggio 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Tina Scopacasa autrice del libro "Solo se tu vuoi".


Tina Scopacasa nasce nel 1967 a Vibo Valentia. Laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano, supera nel 2000 il concorso ordinario per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento di “Discipline giuridiche ed economiche”. È insegnante di sostegno dal 2002, dopo aver ottenuto la specializzazione presso l’Università Cattolica di Milano. A tutt’oggi continua ad essere docente-precaria di sostegno presso la Scuola Secondaria di Secondo Grado, dedicandosi alla sua professione e ai suoi ragazzi difficili, a prescindere dal ruolo. “Solo se tu vuoi” è la sua prima opera di fiction.

Il libro: “Marta insegna in un istituto professionale di Milano. È una docente di sostegno, precaria. Questo vuol dire che ogni anno, quasi sempre, la scuola è diversa. Marta ha poche ore a disposizione per seguire Luca e Livio - ragazzi giunti alle soglie della terza classe con poca voglia e scarse prospettive - e Guglielmo, costretto su una sedia a rotelle a fare i conti col mondo. Non è facile aiutarli nelle loro difficoltà, soprattutto se le variabili scolastiche si incrociano con i tanti problemi degli adolescenti e con le dinamiche di classe, come sempre, variegate e ricche di personalità pronte a sbocciare. Altri ragazzi avranno bisogno di ben altro aiuto e non sempre con il coraggio di chiedere.”

Pietro De Bonis: Ciao Tina! “Solo se tu vuoi”  è la tua prima opera di fiction, cosa si intende per opera “di fiction”?

Tina Scopacasa: Ciao Pietro! Come ben saprai fiction significa finzione. È un termine che spesso viene utilizzato anche come sinonimo di prosa narrativa  per indicare il racconto di eventi che sono immaginari o che, pur basati su fatti reali, contengono elementi non veri. Ecco: le vicende vissute dai personaggi del romanzo non sono accaduti nella realtà, non nel modo in cui sono sviluppate, ma gli spunti lo sono. Come dire, è come con la costruzione dei lego: ci sono gli elementi che tu puoi smontare e rimontare per creare figure nuove. Insegno dal 2001 e, sinceramente, di mattoncini di lego ne ho visti davvero tanti. Ho scelto di creare delle situazioni verosimili in modo da poter rappresentare una realtà scolastica che davvero esiste ma che in molti ignorano.


Pietro De Bonis: Marta, la protagonista del tuo racconto, insegna in un istituto professionale di Milano, è una docente di sostegno, e precaria. Quanto fai somigliare a te questo personaggio?

Tina Scopacasa: Sicuramente le modalità didattiche con cui Marta interviene nelle classi sono il frutto di tanti anni della mia esperienza di insegnamento e di precariato. Come dicevo insegno dal 2001. All’inizio non è stato facile: come ogni docente di sostegno la prima difficoltà è quella di essere accettata in classe sia dai ragazzi che dai colleghi. Nessun corso ti insegna veramente come fare, la professionalità  l’acquisisci sul campo anno dopo anno. Ho capito, così, che l’apprendimento dei ragazzi (o di alcuni) può migliorare se essi stabiliscono una buona relazione tra di loro e con i docenti. Così ho imparato a entrare nelle classi col cuore, mettendomi in gioco e spesso in discussione, parlando, osservando, interagendo con i singoli ragazzi, spronandoli, cercando di motivarli, gettando dei piccoli semini, sperando di trovare un terreno pronto a farli germogliare. Marta, nelle classi, si comporta così: semina e aspetta, non sempre passivamente, che arrivino i frutti. Con alcuni ragazzi è un fallimento totale, con altri avrà successo. A me piacerebbe essere brava come Marta, capace di spingermi anche oltre il mio ruolo di docente se questo servisse a cambiare la vita di uno studente.


Pietro De Bonis: Quindi “Solo se tu vuoi” sta a significare completa opportunità di scelta per gli studenti?

Tina Scopacasa: Non è proprio così. Come dicevo, Marta con il suo modo di fare mette in moto un meccanismo, un ingranaggio che potrebbe portare a un cambiamento di percorso, di vita, di scelta. Questo, però, non è un percorso in cui Marta ( o altri docenti – di sostegno e non – che  lavorano come lei)  può riuscire da sola, sono importanti altri fattori: i colleghi, i genitori, i coetanei, il lavoro congiunto di tutti e, in particolare, la volontà degli attori di cambiare il proprio atteggiamento, la propria posizione. Se mancano questi elementi non si va da nessuna parte: si può essere preparati, professionali,  volenterosi, ma i successi non arrivano. Ci si può mettere in discussione, interrogarsi sull’insuccesso, ma oltre non è possibile. Alcune cose possono accadere SOLO SE TU VUOI. Nel romanzo accade questo, alcuni ci stanno e altri no!


Pietro De Bonis: Ti va di leggerci un piccolo passo di “Solo se tu vuoi”?

Tina Scopacasa: “…Sarebbe stato il momento per me di tacere: ci avevo provato e non era andata. Era un osso più duro del previsto. Gli occhi imploranti del ragazzo, però, mi bruciavano il viso.
“Signor Carta, sarà mia premura avvisarla immediatamente se il rendimento di Guglielmo dovesse calare o subire una battuta d’arresto”.
“Proprio non riesco a spiegarmi, professoressa: la prego di non intromettersi in questioni familiari”.
“Neppure io riesco a spiegarmi, signor Carta: queste non sono cose che riguardano solo la famiglia. Il rendimento di uno studente, o cosa lo ostacola, è un problema sia della famiglia che della scuola”.
Mi stavo infervorando, dimenticando il tremore alle gambe. In tutta risposta l’uomo si alzò, invitò la moglie a fare lo stesso e mi annunciò che, per quanto gli riguardava, quella discussione era finita…”


Pietro De Bonis: L’educazione/formazione di un giovane, dividendola in percentuali, quanto spetta alla scuola, quanto alla famiglia?

Tina Scopacasa: Un tempo la divisione dei ruoli era netta: l’educazione spettava alla famiglia e l’istruzione alla scuola.
Oggi questa distinzione non è più chiara e quando qualcosa non va la scuola dà la colpa alla famiglia e la famiglia alla scuola. Non spetta a me dare giudizi o spiegazioni sociologiche, ma che la famiglia sia un po’ più assente o non presente in modo adeguato nella vita dei ragazzi è vero. Sicuramente è complice anche l’adolescenza e tutti i compiti evolutivi,  tipici dell’età, che  i ragazzi si trovano a dover affrontare, e così capita spesso che gli studenti a scuola dichiarano, più o meno apertamente, che non stanno bene a casa. Da qui la domanda: se da casa sfuggono e a scuola non riusciamo a farli stare a loro agio, che fine faranno, dove andranno?
Confrontarsi con le famiglie, in particolare con quelli dei ragazzi con difficoltà è un terreno difficilissimo quanto indispensabile. Occorre un dialogo  e un confronto continuo, una collaborazione tra le due agenzie educative. La percentuale varia a seconda delle situazioni, l’importante è che si arrivi a un equilibrio funzionale al percorso di crescita dello studente.
Nel romanzo scelgo pochi casi e praticamente opposti: un caso in cui la famiglia è assente, uno in cui è troppo presente. La realtà, ovviamente, è ricca e variegata ma spesso bastano pochi elementi per creare lo spunto di riflessione.

Pietro De Bonis: Davanti alle urgenze della vita, oggigiorno, qual è il ruolo di un docente di sostegno, secondo te, Tina? Fin dove può o deve spingersi?

Tina Scopacasa: Ovviamente deve essere un punto di riferimento, una guida, un supporto per i ragazzi più fragili; deve saper mediare tra gli apprendimenti e gli insegnamenti. Ma se lavora con professionalità e si pone l’obiettivo di Educare  non dovrebbe avere confini, nel senso che non dovrebbe aver paura di osservare, sperimentare, osare, senza sconfinare dal suo ruolo di adulto/docente, ma senza dimenticare che facilitare, semplificare, rendere possibile l’apprendimento o capire cosa lo rallenta, richiede anche questo, impresa non sempre facile. Qui rientra, a mio parere, la libertà di scelta del ruolo che è personale e individuale: fermarsi? Andare oltre? Si sceglie di essere solo un docente che facilità, semplifica l’acquisizione delle nozioni disciplinari o si sceglie di essere educatori?
E-DUCERE, vuol dire trarre fuori, tirare ciò che si ha dentro. Di conseguenza, il significato di educazione è ampio e mira a estrapolare e potenziare anche qualità e competenze inespresse. Ecco: questo è il significato pedagogico che io condivido di più. Per questi motivi Marta s’intromette nelle vite dei ragazzi, nei rapporti con i genitori, tra i compagni, a volte si spinge così oltre da svolgere una funzione educatore/genitore più che educatore /docente.
È chiaro che si tratta di un caso davvero estremo, inventato, ma non così irreale.
Allora ecco il dubbio: come ci si dovrebbe comportare in casi simili?
Marta ha fatto la sua scelta, altri ne farebbero altre, Tina?...

Pietro De Bonis: Tra le persone, e i ragazzi, che hanno letto il tuo libro, c’è stato un commento che ti ha sorpreso?

Tina Scopacasa: Con soddisfazione devo dire che i commenti positivi sono stati tanti, in particolare quelli dei ragazzi di alcune classi. Uno mi ha colpito particolarmente perché mi ha permesso di capire che uno dei messaggi che volevo che passasse è andato a buon fine. Uno studente, difatti, mi ha detto di aver capito l’importanza del dialogo con quei docenti che si interessano alle vite dei loro studenti e che prima vedevano solo come l'intrusione di adulti nella vita problematica di un adolescente. Un altro ragazzo mi ha detto che non ama leggere ma il mio libro l’ha letto in un giorno. Credo che per un autore questo sia un bel complimento.


Pietro De Bonis: Grazie Tina, per questa intervista. Ci sono presentazioni in vista di “Solo se tu vuoi”?

Tina Scopacasa: Grazie a te Pietro. Devo confessarti che questo romanzo mi ha portato fortuna, perché proprio quest’anno sono passata di ruolo. Al momento sono impegnata col corso di formazione e l’anno di prova, per cui ho rinviato le presentazioni. Ho, a breve, alcune firma copie in diverse librerie di Milano. Ammetto che mi piace di più perché c’è un contatto più diretto con i lettori con i quali è possibile stabilire un dialogo e uno scambio di pareri. Per questo ho una mail (solosetuvuoi@gmail.com) sulla quale alcuni lettori mi scrivono i loro commenti o mi chiedono informazioni sul libro, altri mi seguono sulla pagina www.facebook.com/solosetuvuoi.  Per i lettori digitali il libro è anche in versione e-book in vendita principalmente su amazon.it.
Grazie ancora Pietro per questa bella chiacchierata.




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