martedì 19 maggio 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Grazia Maria Francese autrice del romanzo “Roh Saehlo – Sole Rosso”.

La storia di Grazia Maria Francese s’intreccia strettamente con quella del romanzo “Roh Saehlo – Sole Rosso”. Ha incominciato a scriverlo nel 1985. La prima stesura era del tutto diversa da quella attuale: il percorso di definizione del testo si è sviluppato in parallelo con la vicenda della sua evoluzione personale. In quel periodo ha incominciato a praticare Kendo (scherma giapponese). Da lì si è avvicinata alla cultura tradizionale del paese del Sol Levante: ha imparato la lingua e ha avuto la fortuna di andare spesso in Giappone, grazie al suo insegnante di Kendo e Zen. Nel frattempo il manoscritto di “Roh Saehlo” giaceva nel cassetto, dimenticato (o quasi). Due anni fa l’ha ripreso in mano e si è decisa a pubblicarlo.

Il libro: “Anno Domini 568. Un popolo del nord invade l’Italia: i Winnili, “quelli che vincono”. In pochi anni s’impadroniscono di una parte del paese e vi fondano il loro regno. Per destabilizzarli, i Bizantini mettono in atto una strategia subdola: eliminare tutti i loro re. Albwin e Cleio sono già stati uccisi in congiure di palazzo. Autharen figlio di Cleio, eletto re nel 584, per evitare la stessa fine ha selezionato un gruppo di fedelissimi: le Lance Spezzate. Tra loro c’è una donna, Vanyamond, figlia di un principe dei Winnili e di una latina. Ha imparato a combattere per difendersi dai soprusi del duca di Plumbia. Oltre che guardia del corpo del re, diventa la sua concubina. Le cose cambiano quando Autharen deve sposare una principessa straniera: Theudelinda…”


Pietro De Bonis: Ciao Grazia! “Roh Saehlo – Sole Rosso” il tuo bel romanzo, finalmente mi verrebbe da dire, leggendo la tua biografia.

Grazia Maria Francese: Ciao Pietro, mi sono decisa a pubblicarlo perché quest’anno compio 60 anni. Nella vita arriva il momento in cui bisogna concludere ciò che si è cominciato, o si rischia di non riuscire più a farlo.


Pietro De Bonis: Come dove e quando ti nasce la passione per la cultura orientale?

Grazia Maria Francese: Inizialmente non ero interessata alla cultura orientale. Sull’onda delle emozioni provate scrivendo il primo abbozzo del romanzo, volevo semplicemente provare cosa significa usare una spada. La scherma occidentale mi sembrava troppo artificiosa: ho cercato qualcosa di più autentico. L’ho trovato in Giappone, paese dove il Medioevo è finito solo 150 anni fa. Da lì mi sono avvicinata alla cultura tradizionale.


Pietro De Bonis: La prima cosa che tieni a specificare riguardante il contenuto del tuo libro.

Grazia Maria Francese: Si tratta di un romanzo storico. L’azione si svolge tra il 568 e il 590 d.C., un momento cruciale nella storia d’Italia. I Winnili, chiamati anche Longobardi, irrompono come un uragano nel vecchio tessuto della civiltà latina logorato da secoli di guerre. Da questo incontro/scontro tra due culture nasce la nostra civiltà. Purtroppo le fonti storiche di quel periodo sono davvero poche. Inoltre si tratta di testi scritti da monaci cristiani, i quali ovviamente giudicano le usanze e le tradizioni dei Winnili del loro punto di vista. Il mio libro cerca di andare oltre. Ho raccontato la vicenda (che è movimentata, ricca di colpi di scena e non ha un happy end) adottando il punto di vista dei cosiddetti “barbari”.


Pietro De Bonis: Per il fatto che il tuo sia un romanzo storico, quindi attinente più possibile ad accadimenti reali, la ricerca di fonti storiche plausibili, è stata difficile? Quanti hai tenuto alla cura dei dettagli spazio-temporali?

Grazia Maria Francese: Per anni ho raccolto ogni minima informazione sui Longobardi. Volevo sapere tutto di loro: cosa mangiavano, come si vestivano, come parlavano... ho ripescato frammenti della loro lingua, considerata estinta, e riportato alla dizione originale i nomi di persona latinizzati. Ho studiato le antiche saghe dei popoli scandinavi, perchè Longobardi arrivano da lì: e le usanze dei popoli delle steppe, con cui si mescolarono nel corso di una lunghissima migrazione. Ma il passaggio fondamentale è stato quello di calarmi, per così dire, nel loro mondo e immaginare che cosa ci fosse intorno. Spero di essere riuscita a farlo vedere. Non so quanto la mia visione sia accettabile per gli studiosi di storia medioevale, ma ho studiato tanto.


Pietro De Bonis: Nel Buddismo giapponese si parla di uno strato dell’io chiamato “Alayashiki”, che contiene frammenti di ricordi della vita di altri esseri viventi. Leggevo
che è successo proprio questo con alcuni personaggi del tuo romanzo.

Grazia Maria Francese: Ovviamente non pretendo di essere la reincarnazione di qualche mio personaggio: non credo nella reincarnazione. La coscienza Alaya (chi ha letto i romanzi di Yukio Mishima sa cosa sia) non è una vera e propria anima individuale, piuttosto un agglomerato di ricordi. Come può essere il DNA. Un mix di frammenti: forse ne ho ereditato qualcuno o sono riuscita a coglierlo. Il silenzio interiore che apre lo Zen fa affiorare cose anche remote. Fatto sta che visitando i luoghi in cui è ambientata la storia, ho provato spesso la sensazione di un dejavu. Questi luoghi si trovano in Italia e sono meravigliosi: vale davvero la pena di andare a vederli! Al termine del libro ci sono alcune schede che li presentano.


Pietro De Bonis: Vuoi leggerci un breve passo del tuo “Roh Saehlo – Sole Rosso” ?

Grazia Maria Francese: Vi leggo un passo del capitolo “L’assedio di Ticeno”.
“Lentamente, l’alba tende veli grigi tra i rami degli alberi. Il fiume s’indovina da un mormorio sui greti. Gli zoccoli dei cavalli scivolano sui sassi viscidi, incespicano risalendo la riva. Ombre irte di punte di lancia emergono sull’argine, una dopo l’altra. La pioggia è cessata: una nebbia biancastra stagna sulle rive del fiume Tsein, satura del profumo di foglie e di erba schiacciata.”
Ticeno è l’attuale città di Pavia. Il fiume Tsein è il Ticino (lo chiamano ancora così nel dialetto locale). E’ l’incipit della prima scena che ho scritto, 30 anni fa. Ricordo ancora la sensazione di panico che provavo di fronte a un foglio di carta bianca, dove tutto dipendeva da me…


Pietro De Bonis: Tra le opinioni dei tuoi lettori, ce ne è stata una che mai avresti immaginato?

Grazia Maria Francese: Ho ricevuto splendide recensioni al mio lavoro (quelle su Amazon sono tutte a 5 stelle) ma la sorpresa è stata un messaggio che ho trovato sulla segreteria telefonica. Diceva così: Grazia, ho finito il tuo libro. In casa mi credevano impazzita: leggevo durante i pasti, di notte, mi chiudevo in bagno per leggere… non vedevo l’ora di arrivare alla fine. Il seguito quando lo scrivi? Detto da una persona posata come Claudia, è il complimento più bello che mi abbiano fatto.


Pietro De Bonis: Mi accennavi a nuovi sviluppi, a un seguito di “Roh Saehlo – Sole Rosso”…

Grazia Maria Francese: Sì, ho già scritto alcuni capitoli del seguito di Roh Saehlo che forse s’intitolerà “Ali di falco”. Non avevo intenzione di scrivere un seguito: ma alcuni personaggi secondari si sono rifiutati di morire, e chiedono a gran voce che si racconti anche la loro storia. In parallelo sto scrivendo un racconto lungo, o romanzo breve (non so ancora esattamente che dimensione avrà) centrato sulla figura di Paolo Diacono. Il tema delle fonti storiche mi affascina.


Pietro De Bonis: Grazie Grazia per questa intervista. Dove possiamo acquistare “Roh Saehlo – Sole Rosso”?

Grazia Maria Francese: Roh Saehlo è stato pubblicato, finora solo come ebook, nella collana “Altrastoria” della Casa Editrice Soldiershop. Penso che tra non molto verrà realizzata anche un’edizione cartacea. Le illustrazioni sono state fatte dal Dottor Enrico Ricciardi, un collega (siamo medici entrambi). Il libro si trova su Amazon, Kobo e tutte le maggiori vetrine online semplicemente digitando Roh Saehlo oppure Grazia Maria Francese.





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