mercoledì 20 maggio 2015

Intervista di Francesca Saitta a Fioly Bocca autrice del romanzo "Ovunque tu sarai" (Giunti Editore)

"Così capita che un dialogo nato per caso con un passeggero qualunque del Milano-Torino prenda una strada tutta sua, ingovernabile, e tu, senza nemmeno accorgerti, arrivi proprio a quel punto, a quel grumo che hai dentro e che cercavi in tutti i modi di nascondere. E senza sapere perché, ti metti a nudo, non risparmi niente, davanti a occhi sconosciuti offri la tua anima vulnerabile come una spogliarellista esibisce a un pubblico rapito la propria intimità."

Ho letto questo libro "ammaliata", come solo poche volte mi riesce con una storia. La magia è stata quella di sentirmi una parte di Anita, una parte di quella storia che mi ha scavato nell’animo. Un libro intenso ed emozionante che racchiude diversi sentimenti all'interno della storia tra cui anche l'elaborazione di un lutto con una coscienza positiva. Come leggerete nell'intervista ho detto a Fioly che ho letto in poche ore e "mi è dispiaciuto che è finito".

Fioly Bocca vive sulle colline del Monferrato ed è madre di due figli. Laureata in Lettere all'Università degli Studi di Torino, si è specializzata con un corso in redazione editoriale. Ovunque tu sarai è il suo romanzo d'esordio.

Il libro: Anita vive da tanti anni a Torino ma è cresciuta sulle Dolomiti, dove il vento soffia sempre e l'aria è fresca, dove l'aria trasparente profuma sempre di legno e di terra, e dove negli ultimi tempi è costretta a tornare a causa della terribile malattia di sua madre, che peggiora ogni giorno di più. È giusto mentire per proteggere chi ami? Anita decide di sì e ogni sera, quando si mette al computer per scrivere l'e-mail della buonanotte a sua mamma, racconta un sacco di bugie. Non le dice che il lavoro all'agenzia letteraria non le piace per niente, né che il suo fidanzato, Tancredi, è distratto, assente e certo non muore dalla voglia di fare piani concreti. Anzi, Anita descrive i preparativi per le nozze, immagina la chiesa del paese addobbata di fiori e i bambini che verranno. Finché un giorno, sul treno che la riporta a Torino, ogni finzione crolla di fronte agli occhi esotici di Arun, due occhi profondi che sanno guardare davvero, e a cui basta un istante per leggere tutta la tristezza di Anita. Ma chi è questo scrittore per bambini che ama il mare d'inverno? E perché, anche se vuole tenerlo lontano, qualcosa la riporta insistentemente a lui?

Francesca: Vorrei chiederti prima di tutto di spiegami il tuo nome. Nel romanzo hai un significato per ogni nome, questa cosa mi è piaciuta molto. Cosa vuol dire Fioly?
Fioly: Mi piacerebbe saperlo. Mio padre ha trovato questo nome su un quotidiano prima che nascessi. Era il nome della moglie di un pilota di moto. Gli è molto piaciuto e ha deciso che se avesse avuto figlia femmina si sarebbe chiamata così: eccomi. Il significato non lo conosco, forse per quello sono così curiosa dei significati dei nomi degli altri.

Francesca: Questo è il tuo romanzo di esordio, un romanzo che parla al cuore di chi lo legge, che lascia un segno che scava nell’animo. E’ successo a me leggendoti, sono rimasta incollata per due giorni alla vita di Anita come fosse un’amica di sempre e mi è dispiaciuto che il libro è arrivato ad un finale, mi dispiace non poter più leggere di Anita. Cosa mi dici in proposito?
Fioly: Dico che quando qualcuno mi racconta che il libro gli ha fatto questo effetto, sono felice: è un regalo bellissimo.


Francesca: Il titolo, Ovunque tu sarai, non si riferisce ad una sola persona?
Fioly: In teoria si riferisce alla madre della protagonista. Però è valido per qualsiasi persona sia legata al nostro cuore, in giro per questo mondo o in un altro.


Francesca: Il tuo romanzo ha diversi ingredienti. Amore ed emozioni, speranza e gioia, poesia e favola, elaborazione di un lutto, profonda interiorità, domande e risposte. Come ci sei riuscita? Come è nata questa bellissima storia?
Fioly: Già che tu mi dica che ci sono riuscita è una gran soddisfazione. 
Il  nucleo più profondo di questa storia è nato molti anni fa, all’incirca una decina. Allora stavo vivendo un momento difficile, e un po’ per esorcizzarlo avevo scritto un paio di pagine di quello che poi sarebbe diventato il romanzo. Sono rimaste in un cassetto a decantare, non ci ho pensato più. In tempi recenti, per chissà quale insondabile ragione, mi è venuta la voglia di sviluppare quella storia. E dopo un paio di mesi era pronta la prima bozza di “Ovunque tu sarai”.


Francesca: Quanto di Anita c’è in te?
Fioly: Non molto. Lei, soprattutto all’inizio della storia, è molto più attenta di me al proprio modo di relazionarsi con il prossimo. Io vivo tutto più alla giornata. Lei è attenta all’acconciatura, io esco sempre spettinata. 
Di simile abbiamo certamente la difficoltà a lasciar andare, a recidere i legami. Che sia per una morte o per la fine di un amore.


Francesca: Cito dal tuo romanzo“E ancora questo amore stinto, pieno di interrogativi che si aprono come voragini sotto i piedi”.
Anita sa che la sua relazione non la porterà a nulla ma per un lungo periodo si convince che può ancora provarci. Quanto coraggio ci vuole per affrontare la verità con se stessi?
Fioly: Serve tutto il coraggio avuto in dotazione. Non una briciola in meno


Francesca: Come è bello, ogni tanto lasciare, il timone. Sentirti anche fatti di nuvola.  Tu quando lo hai fatto? Ti sei sentita un po’ nuvola?
Fioly: L’ho fatto, sì. Per esempio, in una situazione analoga a quella descritta nel libro. Molti anni fa, per farmi un regalo, un amico mi ha rapita per un giorno e mi ha portata al mare. Mollare il controllo e stare a vedere cosa succede è dare fiducia alla vita.


Francesca: Due uomini nel tuo romanzo diversi, opposti. Tancredi un uomo un po’ egoista, razionale che vive meno in profondità la vita, di quelli “il lavoro prima di tutto". Poi c'è Arun, la sua storia, la sua poesia, il suo essere in superficie nella vita e viverla veramente. E’ ovvio che ci si innamori di Arun nella vita?
Fioly: Ovvio no, credo dipenda anche molto da come si è fatti, e da quello che si sta cercando in quel periodo della nostra esistenza. Ho volutamente calcato alcuni aspetti caratteriali negativi di Tancredi perché la vicenda è raccontata da Anita. Dunque, per giustificare la fine di un amore, lei è costretta a cercare nei modi di lui la fine del sentimento. Credo sia quello che facciamo tutti quando una relazione arriva al capolinea. Questo non significa che non ci sia stato un periodo in cui lei lo amasse davvero.


Francesca: Sai che mentre leggevo il tuo libro ho immaginato un altro libro fatto di illustrazioni dal titolo “La storia di una cenerentola con gli scarponcini rossi e il principe Blumùn”.  Hai scritto una bellissima storia nella storia.
Hai pensato di farci una favola con delle immagini?
Fioly: La storia è già scritta, in realtà. È stata tagliata per motivi editoriali ma è bella e pronta, e sì, mi piacerebbe molto renderla “autonoma”. Anche se non ci avevo davvero pensato prima della tua domanda.


Francesca: La specialità della vita è quella di tessere trame e incrociare destini. Lo scrivi nel tuo romanzo. Questi destini e queste trame si intrecciano anche nella vita con i tuoi lettori?
Fioly: Sì, sta capitando. Grazie a questo libro ho ritrovato persone che non vedevo da anni e ne sto conoscendo di affini, che hanno voglia di scrivermi, chattare o chiamarmi per raccontarmi la storia che ho scritto vista con i loro occhi. Questa è davvero la parte più emozionante di tutte le cose che stanno succedendo da quando ho cominciato a scrivere. È la storia che esce dal libro, quella autentica che diventa rapporti, emozioni, incontri.  Ho sempre pensato che i libri facessero magie: adesso ne ho la certezza.


Francesca: Cosa stai leggendo adesso e qual è l’ultimo libro che hai letto?
Fioly: Sono una lettrice compulsiva. Un paio di giorni fa ho finito “Quando siete felici fateci caso” di Kurt Vonnegut. Sto terminando “L’invenzione della madre” di Marco Peano, un libro per me emotivamente  molto impegnativo, potrei parlarne per ore. È toccante, straziante, catartico: leggetelo.


Francesca: Chiudiamo questa bellissima intervista con un passo del tuo romanzo che ami più di tutti:
Fioly: Se potesse telefonarmi il Futuro confermerebbe che i destini delle persone fanno percorsi assurdi, si sfiorano un istante, distratti, e poi scivolano via. E tornano a incrociarsi, e magari alla fine si riconoscono e si agganciano per un lungo tratto di strada. O per sempre.
Mi piace l’idea che i veri legami non si sciolgano. Non in questo mondo e nemmeno in un altro.

Qui l'intervista audio a Fioly Bocca





Il booktrailer del libro



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