martedì 14 aprile 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Valentina Cebeni, autrice de “L’ultimo battito del cuore” GIUNTI


Valentina Cebeni (1985) vive a Roma, dove ha seguito studi classici. “L’ultimo battito del cuore”, edito da Giunti, è il suo primo romanzo.


Nell’incantevole campagna del Kent, Penelope non arriva per caso. Dopo la tragica scomparsa di Adam, il suo unico amoresi lascia convincere a trascorrere un periodo di tempo nella magnifica tenuta di sua sorella Addison. Ma a casa dei Walker la situazione è tutt’altro che tranquilla. Il matrimonio tra Addison e Ryan, costretto su una sedia a rotelle, peggiora di giorno in giorno, così come l’umore della sorella, sempre più fredda, tagliente e scontrosa. L’unica consolazione per Penelope è prendersi cura del giardino da troppo tempo trascurato. 
Il tormento del ricordo di Adam e una serata fatale trascorsa con Ryan fanno sentire Penelope sempre più sola e in balìa delle onde del destino. L’unica voce a raggiungerla nel profondo è quella di Tristan, il primo uomo dopo Adam ad attrarla misteriosamente...


Pietro De Bonis: Ciao Valentina! “L’ultimo battito del cuore” il tuo romanzo di successo e d’esordio, come è stato approcciarti a una situazione di vita pubblica?
Valentina Cebeni: Ciao Pietro, e grazie per la bella introduzione! Per mia fortuna L’ultimo battito del cuore non ha stravolto gli equilibri della mia vita, continuo a fare le cose di sempre nell’anonimato che tanto mi piace (nelle mie intenzioni iniziali c’era persino quella di pubblicare con uno pseudonimo ed evitare di comparire in pubblico per lasciare tutto lo spazio necessario ai romanzi, anche se mi è stato sconsigliato di farlo), ma indubbiamente l’uscita del libro edito da una casa editrice di rilievo quale è Giunti ha cambiato in parte il mio modo di approcciarmi al mondo esterno. Mi ha costretto a diventare “tecnologica”, un vero shock per me che a malapena so accendere il microonde, consentendomi così di tenermi in contatto con lettori e “addetti ai lavori” attraverso i social, che utilizzo quotidianamente. Mi ha aperto gli occhi su un mondo nuovo, ed è meraviglioso quando con alcune delle persone con le quali interagisco grazie al romanzo nasce un rapporto di amicizia e stima. Il più grande regalo che L’ultimo battito del cuore potesse farmi.

Pietro De Bonis: I vasti consensi verso la tua scrittura, il tuo modo di raccontare le storie, cosa ti spronano più a fare?
Valentina Cebeni: Migliorare. So che può sembrare una risposta scontata, ma sono incline a pensare che i complimenti siano sempre più insidiosi delle critiche; si corre il rischio di adagiarsi, un tranello per la propria crescita umana e professionale. I consensi ti fanno sentire “arrivato” quando in realtà mi è stato insegnato che nella vita non si arriva mai, soprattutto quando ci si avvicina al mondo dell’arte intesa in ogni sua declinazione.  

Pietro De Bonis: Venendo a “L’ultimo battito del cuore”: Penelope è una donna che non si arrende, nonostante le ali spezzate il cuore può tornare sempre a battere, è così?
Valentina Cebeni: Deve tornare a battere! Le difficoltà, così come le sofferenze, fanno parte dell’esistenza, ma queste non devono mai rappresentare una barriera, un confine, al contrario: devono fungere da stimolo, spingendoci a metterci in gioco e crescere. Penelope è costretta dagli eventi ad attraversare le paludi dell’anima, ma nonostante le difficoltà inziali impara che persino nel cuore gelido dell’inverno la terra continua a respirare, a cullare fra le sue braccia materne i frutti della futura primavera.

Le piaceva sentire sulla pelle l’odore dell’erba mescolato a quello denso dei fiori; le ricordava i giardini che aveva visitato con Adam, le sue mani che profumavano di primavera. La mente di Penelope era svuotata, e il cuore ruvido come la terra che circondava la casa. Qualcosa però sarebbe cambiato, almeno lì, in quel giardino. In un modo o nell’altro sarebbe riuscita a farlo rifiorire.

Pietro De Bonis: Come scegli le ambientazioni dei tuoi racconti? Ci sono luoghi che ti ispirano più di altri? La campagna per esempio che troviamo nel tuo romanzo d’esordioti ha mandato più input di una città?
Valentina Cebeni: Le ambientazioni, così come le storie, sono randagie e totalmente indipendenti da me. Sono emozioni, suggestioni che si combinano alle parole, e nel caso de L’ultimo battito del cuore sono personaggio anch’esse; Penelope non avrebbe mai potuto conoscere se stessa senza il giardino, senza la quiete del Kent in cui rigenerarsi, per cui la scelta di un’ambientazione bucolica era funzionale alla storia. Ha scelto il romanzo, al mio posto.

Pietro De Bonis: “La scrittura salva”: è questo il tuo mottoMa salva da cosa, da chi ci dobbiamo salvare, Valentina?
Valentina Cebeni: Da noi stessi, dalla notte che pulsa in ognuno di noi. Siamo luci e ombre, questo è un principio che attraversa trasversalmente le filosofieoccidentali e orientali, due equilibri fragili e complementari che spesso la vita con le sue imprevedibilità altera. Nel mio caso, ad esempio, è accaduto questo, e la scrittura è stata la sola in grado di permettermi di ritrovare il baricentro, me stessa. Per me la scrittura è amore, e l’amore salva sempre, ne sono convinta.

Pietro De Bonis: La scrittura, un grande atto d’amore verso il prossimo? O verso più se stessi?
Valentina Cebeni: La scrittura è un dono, perciò a mio avviso non ha origine ma solo un destinatario: il lettore. Le storie che scrivo non mi appartengono, io sono soltanto un mezzo, il braccio. Sono le storie le vere protagoniste, i personaggi che si muovono fra le pagine del libro: sono loro a meritare attenzione, non chi le ha materialmente impresse su carta. Ritengo che per un autore la scrittura diventi atto d’amore verso se stessi solo quando si è lettori della propria storia, e ci si ritiene soddisfatti del lavoro svolto. Quando tutte le parole che ci sono state dettate dai personaggi sono state adeguatamente trascritte, e in qualità di lettori noi vi ci possiamo tuffare senza sforzo.

Pietro De Bonis: Ti piace coltivare un rapporto social con i tuoi lettori? Quanto incidono quest’ultimi sulla tua arte?
Valentina Cebeni: I lettori rappresentano “la” risorsa primaria di chiunque scriva; segnano la rotta nel cammino di ogni scrittore, e spesso si rivelano un’occasione di confronto molto produttiva. Nei casi più fortunati sanciscono con l’autore un vero e proprio patto, un vincolo di fedeltà, e in questo, è superfluo dirlo, i social occupano uno spazio di primo piano: danno la possibilità di interagire con i lettori in tempo reale, e offrono la possibilità di stringere con loro un rapporto che spesso supera i rigidi steccati che esistevano in passato fra autori e lettori. Si diventa una grande famiglia, L’ultimo battito del cuore mi ha permesso di sperimentarlo personalmente, anche se quando sono di fronte al foglio bianco seguo solo quello che i personaggi vogliono che scriva. I miei lettori questo lo sanno e lo accettano, fortunatamente!

Pietro De Bonis: A breve uscirà il tuo secondo romanzo, cosa ci attende? Curiosità a mille!
Valentina Cebeni: Il nuovo romanzo uscirà nei primi mesi del 2016, ma sarà molto diverso e molto simile, per alcuni aspetti, alla vicenda di Penelope: ritroveremo al centro della storia una donna con tutte le sue fragilità, ma questa volta non sarà sola, e si muoverà in un’ambientazione suggestiva efortemente mediterranea. Ci saranno misteri da svelare, un passato da scoprire e legami da ritrovare, costruire e preservare; può bastare?

Pietro De Bonis: Grazie di cuore per questa intervista, Valentina.
Valentina Cebeni: Grazie a te, Pietro, per il tempo che mi hai dedicato, e grazie a tutti coloro che vorranno leggerla.





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