martedì 14 aprile 2015

Intervista di Pietro De Bonis ad Andrea Ravel, autore del libro “Il Longobardo, Terra di Conquista”.


Andrea Ravel è lo pseudonimo utilizzato da una coppia di autori, padre e figlio, che condividono la passione per la storia e hanno scritto a quattro mani il loro primo romanzo ambientato nell’Italia del VIII secolo.

Dopo duecento anni di pace l’Italia si trasforma nuovamente in un campo di battaglia dove ognuno deve scegliere da che parte schierarsi. Un dilemma che angoscia anche Claudio, giovanissimo discendente dell’antica e potente famiglia dei Ravello. La sua decisione è resa ancora più difficile dall’improvvisa morte del padre e dalla cospirazione, ordita dai suoi nemici, per ucciderlo e impadronirsi di tutti i beni della famiglia...




Pietro De Bonis: Il romanzo “Il Longobardo, Terra di Conquista” è scritto a quattro mani da te e tuo figlio, ed Andrea Ravel è il vostro pseudonimo, raccontaci come è nato il tutto, questa pensata di papà e figlio assieme.

Andrea Ravel: Sia mio figlio che io siamo interessati alla storia, soprattutto antica e medievale, ed entrambi siamo appassionati lettori di romanzi storici. Da parecchi anni avevamo in mente di scrivere una saga che raccontasse la storia d’Italia attraverso le vicende di una grande famiglia. In questo modo saremmo stati liberi di spaziare attraverso il tempo, senza soluzione di continuità e senza essere legati per sempre ad un personaggio in particolare. Così è nata la saga della famiglia Ravello (ed ecco il perché dello pseudonimo Ravel) di cui Claudio, il protagonista de “Il Longobardo”, è uno dei discendenti e, ormai vecchio, decide di scrivere le sue memorie, come ha fatto ogni membro della famiglia nei secoli precedenti. Da qui prende avvio il primo romanzo, ambientato nell’Italia dell’VIII secolo.


Pietro De BonisLa stesura del romanzo è costata ben cinque anni di lavoro, dedicati alla ricerca storica, alla visita dei luoghi, allo studio dei documenti dell’epoca ecc ecc. S’è rivelato essenziale andare di persona nei luoghi narrati nel tuo libro?

Andrea Ravel: Non è indispensabile, ma è importante. Entrare in un luogo, anche se in rovina, e vederlo con gli occhi dei tuoi personaggi è un’emozione impagabile, che trasmette sensazioni difficilmente raggiungibili in altra maniera: è come “toccare la storia”. Tutto ciò favorisce il processo di identificazione dell’autore con l’ambiente e rende più credibili le sue descrizioni. Contribuisce, inoltre, a creare quel meccanismo di “sospensione dell’incredulità” che porta il lettore a lasciarsi coinvolgere nella narrazione.


Pietro De Bonis: Una storia ambientata nell’Italia del VIII secolo, sullo sfondo, a fare da scenografia, la città di Torino. Perché questa scelta spazio-temporale?

Andrea Ravel: L’alto Medioevo, quell’arco di tempo che va dalla fine dell’Impero d’Occidente, all’anno mille, è uno dei periodi storici meno conosciuti. Eppure è stato in quei secoli che si sono gettate le basi per la costruzione degli stati nazionali e dell’Europa. Per quanto riguarda la scelta geografica, Torino all’epoca era la sede di un importante ducato al confine con le terre dei Franchi. La sua integrità era fondamentale per il regno longobardo in quanto costituiva la porta d’ingresso alla pianura Padana. I fatti hanno dimostrato che quando cadeva Torino cadeva il regno; era solo questione di tempo.


Pietro De Bonis: “Il Longobardo, Terra di Conquista”, un romanzo dal taglio cinematografico, è così?

Andrea Ravel: Una delle regole fondamentali della moderna scrittura è quella che dice: “show, don’t tell”. Questo concetto significa, in sostanza, che raccontare per immagini è infinitamente meglio che narrare, perché il ricordo di una descrizione “mostrata” si fisserà con più facilità ed efficacia nella mente del lettore e verrà ricordato più alungo. Tutte le scene più importanti di “Terra di Conquista” sono state pensate visivamente, schizzandone addirittura la sequenza come in uno “storyboard”. Questa caratteristica è evidente fin dall’incipit, in cui la scena dell’agguato è concepita con la telecamera che parte in primissimo piano dal volto di Mistico e via via allarga l’inquadratura fino a mostrare il protagonista, gli altri personaggi e l’ambiente circostante. Soltanto a questo punto, quando il lettore ha “visto” nella sua mente la scena, inizia l’azione.


Pietro De Bonis: “Un affresco straordinariamente accurato di un’epoca violenta e remota in cui la cultura di Roma, nonostante l’imporsi della barbarie, non è del tutto spenta, ma sopravvive nella forza unificante della lingua latina e della religione cristiana”, non noti una qual certa somiglianza alla situazione odierna della nostra società? La storia, Andrea, non insegna, o meglio, l’uomo non imparerà mai niente?

Andrea Ravel: Il Longobardo è a tutti gli effetti una storia sulla civiltà romana. Questo è il tema portante di tutta la saga. In un’Europa ancora alla ricerca di un’identità, i discendenti della famiglia Ravellodifendono e custodiscono quella romana e cristiana. La loro aspirazione è essere protagonisti della rifondazione dell’impero in Occidente. Un’idea potente, in cui credette anche Dante Alighieri, e che si realizzerà una prima volta con Carlo Magno, non a torto considerato uno dei padri dell’Europa. Quella stessa Europa che è oggi alla faticosa ricerca di un’identità e di uno spirito unitario in un mondo certamente più globalizzato di quello dell’VIII secolo e dominato da protagonisti che non sono solo gli Stati Nazionali, ma anche le grandi “corporation” e i movimenti religiosi e sociali trasversali agli stessi Stati.


Pietro De Bonis: In quale aspetto del libro, tuo figlio ti è stato più d’aiuto? In quale aspetto invece tu hai voluto maggiormente dedicarti?

Andrea Ravel: Dopo una prima parte di definizione della trama e dei personaggi ci siamo divisi i compiti. Io ho scritto fisicamente il romanzo, facendo tutte le scelte stilistiche e mio figlio ha ricoperto il ruolo di un implacabile e feroce “editor”. Questa suddivisione di ruoliha condotto ad una serie infinita di discussioni e di revisioni (ne ho contate almeno otto). Il criterio scelto è stato: “Se non siamo entrambi d’accordo si elimina.” Ti assicuro che la stesura finale non conteneva più del trenta per cento del materiale originale.


Pietro De Bonis: Ci leggi un passo che reputi tra i belli de “Il Longobardo”?

Andrea Ravel: La guerra infuria, il nemico è alle porte e i pericoli sono in agguato. Ci troviamo nella grande casa dei Ravello e il padre del protagonista è appena spirato. Claudio è chiamato all’azione per assicurare la sopravvivenza della famiglia. Tuttavia tentenna, non si sente all’altezza del compito e vorrebbe rifiutare le responsabilità che suo padre, morendo, gli ha caricato sulle spalle. Quello che segue è uno dei punti di svolta del romanzo:
Inquietum est cor nostrum donec requiescat in te
Quieto si asciugò una lacrima con il dorso della mano e chiuse gli occhi del fratello; benedì la salma e accompagnò mia madre e le donne in chiesa. Avrebbero pregato tutto il giorno insieme ai monaci.
Rustico, il famiglio di mio padre, era entrato nella stanza con un catino d’acqua profumata e aveva iniziato a lavare in silenzio il corpo di Publio Longo.
L’alba di un giorno senza luce era vicina e un pallido riflesso rosa filtrava già attraverso le tende chiuse.
A differenza di mio zio non riuscivo neppure a piangere. Il dolore si stava impadronendo del mio cuore man mano che sentimenti ed emozioni lo abbandonavano. Rigido e immobile, serravo convulsamente le mani contro lo schienale della sedia, quasi volessi strangolare qualcuno, ma non c’era nessuno da incolpare per quanto stava accadendo.
Sentivo la pressione degli eventi e il peso della responsabilità avvolgermi come un’edera, le cui spire mi arrivavano fino alla gola. Non ne potevo più del calore soffocante di quella stanza e del gelo che c’era tra me e mio fratello. Mi avvicinai alla finestra che si affacciava sul giardino, scostai i tendaggi e la spalancai.”



Pietro De Bonis: Il futuro ci riserva una nuova avventura scritta a quattro mani?

Andrea Ravel: Ben più di una e sempre della serie de Il Longobardo. A fine Maggio uscirà, sempre per le edizioni EEE un racconto lungo con protagonisti Claudio e Mistico. Naturalmente stiamo scrivendo anche il secondo capitolo della saga, che ha come titolo provvisorio “I draghi del nord”. Dovrebbe vedere la luce nel 2016.


Pietro De Bonis: Grazie davvero per questa intervista. Dove è possibile acquistare “Il Longobardo, Terra di Conquista”? Presentazioni in vista?

Andrea Ravel: Il romanzo è disponibile on-line presso tutte le piattaforme di vendita ed è ordinabile insieme al cartaceo, con spedizione gratuita, dal nostro sito web: www.andrearavel.it. La presentazione avverrà al Salone del Libro di Torino nello stand dell’editore Edizioni Esordienti Ebook.





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