domenica 26 aprile 2015

Intervista di Francesca Saitta a Gianluca Giusti autore di "Qualcosa non torna" (Ed. C'era una volta)


Quando qualcosa non torna, quando sembra che non ci sia via di uscita, la logica ci aiuta. È il pensiero che va oltre le apparenze, per uscire dall’angolo tutte le volte che provano a raccontarci le loro apparentI, inspiegabili verità. Credere, qualunque cosa sia, deve essere un libero arbitrio, ma la conoscenza è fondamentale altrimenti non c’è libertà. Religione, Paranormale religioso e il Paranormale in generale; temi di grande attrazione in grado di accendere dibattiti infuocati e dal fascino irresistibile. L’inspiegabile, l’ignoto, il divino, dobbiamo solo arrenderci all’evidenza? Si può uscire dall’angolo stretto del ring dell’irrazionale?
Un libro scioccante, coraggioso e ironicamente spietato.

Gianluca GIUSTI, classe 1964, dopo gli studi all’Isef entra nel settore farmaceutico dove ancora lavora in qualità di Informatore Scientifico, oggi nel campo dell’onco-ematologia. Nei suoi 24 anni di attività ha lavorato in varie aree mediche e specialistiche. Ciò gli ha consentito di capire i lavori scientifici e l’importanza del metodo scientifico sperimentale, ad oggi unica arma a difesa del progresso e contro le pseudoscienze. Nel 2014 entra a far parte degli Autori di Edizioni C’era una volta, con il suo attesissimo terzo libro: Qualcosa non torna.

Difficilmente mi avvicino ad un libro del genere, che parla di misteri nel mondo, religione, paranormale e tante altre cose che ci fanno credere per vere. Penso sempre che possano essere dei "mattoni". 

Dalle parole dell’Autore: “Leggere cambia la vita. Leggere con intelligenza ancora di più. Leggere Qualcosa non torna porterà un cambiamento di nuova generazione.” (Gianluca Giusti)

E' esattamente quello che invece ho provato io avvicinandomi alla lettura di questo testo, un testo scritto con parole semplici per accompagnare il lettore verso i misteri della vita, proprio così, Gianluca Giusti affianca il lettore in ogni pagina trasportandolo in un mondo nuovo che vedrà, da li in poi, con occhi nuovi. Buona Lettura!



Francesca: Gianluca, Qualcosa non torna, che cosa?

Gianluca Giusti: Per prima cosa un sincero grazie per l’opportunità di questa intervista e un caro saluto a tutti coloro che la leggeranno. Cosa non torna? Direi, il dubbio irrisolto che invece di essere affrontato riflettendoci sopra diventa una realtà grazie alla comodità di dare le cose per scontato. Per esempio diamo per scontato di essere nati sotto un segno zodiacale, che quel segno abbia determinate caratteristiche e condizioni per sempre la nostra vita. Che i vangeli siamo una verità storica scritti da testimoni oculari degli eventi. Che la Sindone sia il vero lenzuolo che accompagnato Gesù nel sepolcro. Che il demonio possa davvero prendere possesso dei nostri poveri copri, ecc… Ma, abbiamo analizzato le cose in profondità? Ci siamo mai posti delle domande su questi punti, fatto un minimo di analisi più profonda o provato a capire meglio? Bene, nel mio libro provo a fare esattamente questo e a condividerlo con il lettore.

Francesca: Quando e per quale ragione hai iniziato ad interessarsi a questo tipo di argomenti?

Gianluca Giusti: Vedi quando ero un ragazzetto credevo anche io a tante cose. A cominciare dagli Ufo, a quelli che dicevano di piegare i cucchiai con la forza della mente, al triangolo delle Bermude, al Paradiso e all’inferno. C’è stato poi un momento di svolta quando tantissimi anni fa Piero Angela fece un programma di diverse puntate televisive sul paranormale, la tv era ancora in bianco e nero. Ricordo che tra i tanti argomenti, la trasmissione fece vedere per la prima volta come i “guaritori” filippini facevano finta di operare a mani nude approfittandosi in modo criminale della buona fede di persone gravemente malate. Questa cosa mi colpì in particolar modo. Lì ho cominciato a mettere in discussione le mie credenze e a cercare di farmi qualche domanda in più. Se per comodità non avessi approfondito pensando che siccome sono in molti a crederci allora deve essere per forza vero, ora non sarei qui con il mio libro.

Francesca: Quanto tempo e studio hai dedicato a questo libro?

Gianluca Giusti: Circa 30 anni. Proprio in funzione della risposta precedente ho cominciato a leggere tantissimo cercando di documentarmi per tutto quello che mi è stato possibile. Più scoprivo come stavano davvero le cose più mi appassionavo continuando a leggere. Da qui si deduce che prima di essere uno scrittore sono stato e sono un lettore. In Italia purtroppo si legge poco ed è un’opportunità drammaticamente persa. Leggere costa poco e rende tantissimo, uno dei pochi affari dal costo beneficio spostato alla grande sul beneficio.

Francesca: Usi tanto la parola “scienza”. Perché è la strada verificabile?

Gianluca Giusti: Esatto! La scienza non è democratica è semplicemente rigorosa. Le cose devono non solo essere dimostrate ma essere replicabili. Quello sui cui si basa è il metodo scientifico ideato da Galileo Galilei vale a dire è la modalità intrinseca con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esso consiste in: osservazione del fenomeno-ipotesi-verifica del ipotesi con un esperimento-se l’ipotesi è vera allora si ha una legge fisica- se le ipotesi non sono corrette si effettuano altri esperimenti. Vedi, chi critica la scienza non si rende conto di una cosa, che stanno utilizzando a piene mani tutto il bello che la scienza mette loro a disposizione per criticare solo quando non riescono a dimostrare l’indimostrabile. In quel preciso momento pretendono allora di ribaltare il concetto: che non sono più loro che devono dimostrare quello in cui credono ma che è la scienza ottusa che non lo riesce a vedere. Un esempio classico sono i presunti fenomeni paranormali. Come direbbe il meteorologo free lance Angelo Ruggeri: la linea sottile tra scienza e scemenza passa di qui.
  

Francesca: Nel tuo libro si affronta molto il tema “Dubbio”.  Il dubbio porta più a verità o realtà?

Gianluca Giusti: Il dubbio permette di mettere in verifica, l’esatto contrario del dare per scontato. Le verifiche hanno permesso di dimostrare con certezza i danni del fumo. Oggi sembra inverosimile eppure fino a pochi anni fa si discuteva ancora se il fumo fosse davvero dannoso. La verità e la realtà sono intimamente collegate, la verità è che il fumo fa male e la realtà (drammatica) sono l’aumento dei casi tumori e i danni che provoca a tutto il circolo vascolare. Io ho solo allargato il tiro.


Francesca: Apri il primo capitolo sulla religione con una bellissima citazione. “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.” Albert Einstein. Quanto conta la nostra mente, la razionalità?

Gianluca Giusti: Nel mio primo libro OscuraMente sono andato a sfare il mito secondo cui useremmo solo il 10% del nostro cervello lasciando il restante 90% a chissà quali meraviglie inesplorate. Perché ti dico questo? Perché è un semplice esempio di come si accettino le cose solo perché sembrano fighe, vere o plausibili. Siccome ci acchiappa l’idea di avere una mente misteriosa e inesplorata allora si prende per buona qualunque cialtroneria. Peccato solo che questo non sia vero, o almeno non come vorrebbero far credere i sostenitori del paranormale. La mente invece deve aprirsi, riflettere, domandare e verificare, è nata per questo. Altrimenti rischia di schiantarsi a picco sulla superficie dura del: ci credo perché mi sembra vero. Solo la conoscenza permette di non farsi trovare impreparati a qualunque cosa la prestigiosa Youtube University proponga al suo vasto pubblico. Ringrazio ancora Ruggeri per questa brillante definizione



Francesca:  Scrivi: Il bello di Dio è proprio questo, che non sapremo mai se esiste o no. A livello di vita fisica questo enigma è irrisolvibile. Le uniche possibilità sono o la Fede oppure il ragionamento e lo studio. È questa la carta vincente del Creatore, quella che lo rende eterno: l’impossibilità di trovare una risposta definitiva.  Ci spieghi meglio?

Gianluca Giusti: Io sono agnostico, che vuol dire che non ho la fede per dire che Dio esiste ma nemmeno conoscenze così elevate da poter affermare che non esista. Sono nella posizione di poter accettare e senza drammi entrambe le situazioni però mi faccio delle domande. Le stesse che condivido con i lettori. Ora le evidenze scientifiche dicono sempre di più che la vita potrebbe non aver necessariamente bisogno di un creatore ma ancora una volta non esiste la prova definitiva che lo esclude. Dio potrebbe aver deciso la sua creazione basandosi proprio sul confine stretto della casualità e noi non arriveremo mai, campassimo in milioni di anni, a dare una risposta definitiva. E’ questo che rende Dio eterno e forse è un bene perché rende più ricca e intrigante la ricerca con il dibattito sempre attuale e appassionante, Solo il ritorno in pompa magna di Gesù potrebbe chiudere definitivamente il discorso. Ma non credo abbia gran che voglia di tornare e dubito molto gli venga in mente di farlo nei prossimi anni o secoli.  Quello a cui non credo è la forzatura del Dio immaginato e costruito dagli uomini e nel libro spiego tutti i perché.


Francesca: Spesso sentiamo parlare di Miracoli. Anche io, ingenuamente, ci credo e per me è una “speranza”di vita e di fede. Tu stai più dalla parte dei “fenomeni”?

Gianluca Giusti: No! Sto dalla parte opposta. In ogni caso non è questione d’ingenuità perché in alcuni casi avvengono delle manifestazioni così straordinarie da poter essere veramente considerate miracoli. Ma cos’è realmente un miracolo? E’ quando le leggi fisiche conosciute vengono violate per riportare a uno stato di normalità uno stato che per quelle stesse leggi fisiche normale non può tornare più. Per fare un esempio banale: una mela matura che cade dell’albero è uno stato previsto all’interno dalle leggi fisiche universali mentre una mela a terra che ritorna attaccata al suo Melo le violerebbe tutte in colpo solo. Quello che ci dobbiamo domandare, cosa che purtroppo invece ci si guarda bene dal fare di fronte a un presunto miracolo, è se quello che è successo viola le leggi fisiche note oppure no. Perché è fondamentale questa domanda? Perché se la manifestazione resta ancora all’interno di queste vuol dire che una spiegazione da qualche parte c’è ma non è detto che sia disponibile al momento. Magari lo sarà domani, tra un anno o tra cento, noi non conosciamo tutto e la scienza non ha tutte le spiegazioni pronte all’uso. Molto c’è ancora da sapere, da scoprire, da sperimentare e da capire. Una cosa è certa: come una mela non torna sul suo albero spontaneamente un arto amputato non ricompare dopo una visita e un santuario e un bagno in acque ritenute benedette. Nel libro questi concetti sono tratti ovviamente con molti più dettagli.


Francesca: Affrontiamo un’altro argomento interessante. Paradiso e Inferno. La maggior parte della popolazione “mondiale” ci crede.
Nel tuo libro scrivi: La mente umana è davvero capace di grandi cose, ma la sua intelligenza non concepisce la morte, non come la fine di tutto almeno. La capacità di prevedere la propria fine in modo definitivo può determinare un’ansia terribile da diventare perfino intollerabile.
Quindi dove andiamo dopo? Come consideri questa vita?

Gianluca Giusti: Quello della morte è un processo a cui l’uomo vuole dare una risposta che vada oltre il normale percorso della natura ma siccome non può farlo s’inventa uno scenario tutto suo. Siccome è proprio uno scenario tutto da verificare la fede viene in soccorso per sostenere questo ipotetico progetto. Per gli altri due punti sono le tipiche espressioni di riflessi umani e che viviamo in quasi tutti i contesti della nostra vita, solo con grandezze superiori. Il risultato finale è uno solo: premio o punizione. Tutto qui. Se ti comporti bene andrai in Paradiso ma se non fai il bravo brucerai all’Inferno, pentiti. In Qualcosa non torna affronto questo tema spiegando tutti i retaggi di questi luoghi promessi e di quanto, allo stesso tempo, sia labile e personalizzabile il concetto di peccato che, ricordo anche qui, è ben diverso da crimine. Dove andremo dopo? Se questi luoghi ameni esistono ovviamente lì ma, cosa più probabile, torneremo alle origini. Torneremo atomi e molecole disponibili a nuova vita. Non andremo persi ma ricicleremo quello che ci è stato donato precedentemente per essere restituito nuovo alla Terra o per meglio dire all’Universo. In fondo è un modo di essere immortali visto che il nostro carbonio, ferro, calcio e gli altri elementi continueranno a circolare fino alla morte dell’Universo. Mi rendo conto che è una visione meno romantica del Paradiso così come ce lo raccontano ma la sopravvivenza dei nostri atomi è certa, l’ultraterreno invece un bel po’ meno. La vita la considero come un Luna Park, puoi divertirti con un sacco di giochi e attrazioni oppure guardare gli altri che si divertono.


Francesca: Quanta vita o energia c’è nell’universo?

Gianluca Giusti: Noi siamo l’Universo e dall’Universo dipendiamo. Siamo l’energia raccolta in un punto primordiale che si espande ancora oggi e proseguirà nel futuro. Ne facciamo intimamente parte. Per quanto riguarda la vita intesa come presenza di essa su qualche eso pianeta, la cosa è data come certa, se intelligente o meno nessuno è in grado di dirlo. Che poi astronavi aliene vengano fino a qui da chissà dove, a giocare a rimpiattino, questo è tutt’altro discorso.


Francesca: Quante volte ti è stato chiesto se “Credi nel destino?”

Gianluca Giusti: A dire il vero non molte. Il destino inteso come una roba scritta da qualche parte è qualcosa a cui ovviamente non credo anche se a volte viene la tentazione opposta. In realtà la nostra vita è fatta di casualità che in alcuni casi possono essere vere tragedie oppure apparenti colpi di fortuna. Dipende poi in realtà dal significato che diamo a le cose che capitano. Chi si arricchisce con le guerre ha una idea di queste ben diversa da chi rischia di morire sotto le bombe. In realtà noi vorremmo controllare tutto ma ovviamente non possiamo e qualche volta gli eventi hanno il sopravvento, quello che possiamo invece fare e cercare di creare da soli il nostro stesso destino. Se non mi laureo in ingegneria non posso certo pensare che la Nasa mi assuma come ingegnere nucleare e maledire il mondo perché non lo fanno. Se invece porto avanti gli studi devo cercare di farmi trovare nel posto giusto al momento giusto, aggiornandomi, facendo dei master, delle pubblicazioni, facendomi notare in qualche modo per dimostrare che posso fare la differenza. Ecco perché la conoscenza è fondamentale, come lo è la flessibilità e la predisposizione al cambiamento.


Francesca: Reincarnazione. Hai mai pensato di rinascere, se si, in che cosa?

Gianluca Giusti: In niente e in nessuno. La reincarnazione è non solo qualcosa di totalmente indimostrato ma neanche presa in minima considerazione dalla comunità scientifica internazionale. Nel mio libro spiego anche quanto sia improbabile e contraddittoria questa ingenua credenza. Se poi per rincarnazione s’intende quella degli elementi molecolari vedi risposta numero 9. Per il discorso “anima” lasciamo perdere.


Francesca: Tu in cosa credi?
La prima cosa che ti viene in mette senza razionalizzare troppo.

Gianluca Giusti: Credo nella scienza e nella conoscenza, consapevole che non avremo mai la risposta definitiva a tutte le domande e per noi intendo l’umanità fino alla sua estinzione. Ed è questo che rende affascinante il mondo, scoperta dopo scoperta, risposta dopo risposta.


Francesca: La domanda che nessuno ancora ti ha fatto a cui vorresti rispondere?

Gianluca Giusti: Ma chi te l’ha fatto fare di scrivere un libro che denota solo ed esclusivamente quanto la tua mente sia contorta?





Ascoltate anche l'intervista audio a Gianluca Giusti. 





Potete seguire l'autore sulla sua pagina personale 










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