domenica 15 marzo 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Marialuisa Moro, autrice del libro “Girotondo”.


“Tiziana è una giovanissima psicologa infantile che trova lavoro nell’ospedale pediatrico di una grande città. Si comporta in modo strano: non dà confidenza a nessuno e sfugge tutto tutti, come se avesse paura della sua stessa ombra; ma non è timidezza, bensì qualcos’altro: uno scopo che si è prefissa di raggiungere. Tiziana soffre di incubi costanti, procurandole malore anche fisico: sempre la stessa terribile scena, che si ripete in un drammatico replay, riguardante un episodio traumatizzante della sua infanzia. Episodio che ha distrutto la sua esistenza.”

Marialuisa Moro nasce a Venezia. Milanese d’adozione, fin da piccola ha la passione della scrittura, che si manifestata in maniera seria solo intorno all’anno duemila. Ha scritto parecchi romanzi:  gialli-noir (“Donne cattive muoionoPremonizione,Dietro la TelaLe montagne stanno a guardareStoria di folliaPrigionieri dell’acqua”), di vita contemporanea (“Vite sbagliateL’età di mezzo”Questione di soldi), psicologici (Il quaderno) e fantastici (L’uomo sulla panchina), oltre che numerosi racconti, tra cui la raccolta intitolata Un sogno per vivere”. Le opere citate sono pubblicate come ebook e acquistabili su Amazon e Ultimabooks. Il suo ultimo romanzo, di cui oggi parleremo, è il noir “Girotondo”.



Pietro De Bonis: Ciao Marialuisa! “Girotondo” il tuo ultimo romanzo, di genere noir/thriller, raccontami com’è nato. Un bisogno impellente?

Marialuisa Moro: Ciao Pietro! No, non direi impellente. E’ nato da numerose riflessioni, stimolate da alcune letture, sulle influenze determinanti degli eventi del  passato sulla nostra vita da adulti. Questo vale sia in senso positivo che negativo. Se si tratta di violenti traumi, che ribaltano l’intera esistenza, come nel caso della protagonista del libro, possono divenire un’ossessione che “costringe” ad agire in un determinato modo, a volte violento, ingiusto e spregevole. I sentimenti di odio e vendetta sono un’erba maligna e, se coltivati e concimati per lunghi anni, diventano esplodenti e incontrollabili. Di più non posso dire, perché rivelerei la trama del libro. Per quanto riguarda il genere noir/thriller, è il mio favorito.


Pietro De Bonis: Tiziana, la tua protagonista, vive male se stessa, ma l’amore per i bambini e la voglia di non farli soffrire, l’aiuterà a combattere il male. Stare a contatto con l’innocenza, purifica?

Marialuisa Moro: Veramente non è tanto il contatto con l’innocenza che porta Tiziana alla purificazione. Siccome lei stessa è stata una bambina che ha patito moltissimo, ha scelto di diventare psicologa infantile proprio per aiutare i bimbi con problemi a superare le loro sofferenze. Almeno da piccoli, lei dice, si ha diritto ad essere felici. Sarà questa sua convinzione, proprio quando si renderà conto di aver lei stessa causato la disperazione di un bimbo che si lascia morire, a darle la forza di prendere una coraggiosa decisione finale, che la porterà, appunto, a purificarsi, in certo senso.


Pietro De Bonis: Ti piace sondare l'animo umano nei suoi anfratti più reconditi, cercando il perché dei suoi comportamenti, ma trovare la soluzione a questi è più facile nel romanzo piuttosto che nella vita?

Marialuisa Moro: Sicuramente è più facile nel romanzo. Nell’immaginazione, può succedere di tutto, nella vita è più complicato.


Pietro De Bonis: “Girotondo” perché caschiamo tutti giù per terra e poi ci rialziamo?

Marialuisa Moro: Non è proprio così. Leggendo il libro, si capisce subito il perché del titolo, che si riferisce alla ben nota filastrocca infantile che tutti conosciamo, e che tutti abbiamo cantato da bambini, tenendoci per mano. Il fatto che segnerà a fuoco la vita di Tiziana avviene giusto durante il girotondo dei piccoli alunni della scuola materna, e sarà in quel contesto che si ripresenteranno gli incubi e le ossessioni destinati a perseguitarla senza sosta.


Pietro De Bonis: Quanto metti di autobiografico nelle storie che racconti?

Marialuisa Moro: Dipende dalle storie. In questa, veramente poco. Ad esempio, per quanto riguarda il luogo in cui viene ucciso il vecchio guardiano del cimitero, mi hanno ispirata i luoghi che circondano la mia casa di montagna, ed alcuni personaggi secondari si rifanno a persone che ho conosciuto, come quasi sempre avviene anche negli altri libri. Il più autobiografico è senz’altro “L’età di mezzo”.


Pietro De Bonis: Si diventa scrittrice di generi vari, perché si leggono generi vari? Il modo di scrivere di uno scrittore è conseguenza del suo modo di leggere, secondo te, Marialuisa?

Marialuisa Moro: Per quanto mi riguarda, è così. Negli ultimi anni, ho letto un’infinità di gialli scandinavi, che hanno influenzato le tematiche dei miei scritti. Ad esempio, quando avviene un delitto, amo ricercare le motivazioni di esso in qualcosa avvenuto tanto tempo prima, in odi e rancori covati per anni, che cercano e trovano vendetta. Mi piace questo collegamento col passato, questo scavare da parte degli inquirenti nella vita di intere famiglie, generazioni perfino.


Pietro De Bonis: Perché la scelta di pubblicare tutti i tuoi romanzi in ebook?

Marialuisa Moro: Perché ho fatto esperienze negative con alcune case editrici, che promettono tanto e non fanno niente, neppure un po’ di promozione. Ho deciso pertanto di auto pubblicarmi e di gestirmi autonomamente. Credo inoltre nel libro digitale come lettura del futuro. Io stessa, da un paio di anni, leggo esclusivamente  ebook.


Pietro De Bonis: Grazie Marialuisa per questa intervista, stai lavorando a qualcosa di nuovo? Anticipaci qualcosa!

Marialuisa Moro: Certamente. Ho intenzione di pubblicare molto presto due lunghi racconti, che sto revisionando. Sono un po’ diversi dal solito; si tratta di noir con elementi fantasy. “La dama in nero” e  “Le ali del diavolo”. Titoli poco rassicuranti, vero? Grazie a te, Pietro!



pietrodebonis.com



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