giovedì 5 marzo 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Stefano Uggè, autore del libro “La Setta delle tre erre”


Serrò gli occhi e urlò dalla disperazione, sperando in qualche modo di scacciare l’orrore che stava vivendo. Il getto d’acqua aumentò e in breve tempo si trovò avvolto in una leggera nebbiolina, vestita con classe dei colori dell’inferno.”
Stefano Uggè nasce a Lodi il 15 giugno 1974. Sin dalle scuole mostra di avere grande fantasia nelloscrivere. Ha amato leggere racconti di E.A. Poe e libri di fantascienza, fino attorno ai diciotto anni,quando ha scoperto la passione per Stephen King. Nell’estate del 2006 divora in poco tempo “On Writing”, l’autobiografia dello stesso Stephen, che riaccende in lui la solo sopita voglia di narrare storie. Così, dà alla luce il suo primo racconto, “Il Castello, premiato in un concorso. Nel 2008 poi pubblica “Poche Storie”, serie di racconti noir in bilico tra reale e surreale. Nel 2014 finalmente il primo romanzo, edito da Cavinato Editore International, “La Setta delle tre erre”.
“Novembre 2020. Sandro e Katy, due giovani rappresentanti si incontrano a Torino e, rapidamente, vengono catapultati in un vortice di eventi provocati da Vincenzo, un uomo malvagio e potente. Sandro viene rapito e sedato con una strana droga blu; Katy capisce di essere in pericolo e scappa in un bosco. La storia subirà un flash-back e ci catapulterà negli anni a cavallo tra il 1990 e il 1998. Qui verrà raccontato il passato di Vincenzo, che si alternerà tra i fallimenti d’amore e lente scoperte della sua personalità, che lo porterà ad assumere il comando della setta delle tre erre…”


Pietro De Bonis: Ciao Stefano, “La Setta delle tre erre” un romanzo più “noir”, “thriller”, o “horror”?
Stefano Uggè: Ciao Pietro, posso dire con tranquillità che racchiude tutti e tre i generi. Mi spiego meglio: innanzitutto si tratta di un noir contemporaneo, metropolitano, non convenzionale. Non è il classico romanzo “nero” in cui, per fare un esempio, il protagonista potrebbe essere un detective a caccia di un serial killer. Si tratta di una storia in cui il bene è rappresentato dall’arma dei Carabinieri e il male… lo scoprirete voi.  E’ un thriller perché è ricco di suspance e di colpi di scena imprevedibili. E’ un horror perché fa anche paura.

Pietro De Bonis: Torino, la città che ospita la tua storia, la definisci “magica”, perché?
Stefano Uggè: Torino è considerata il vertice di due triangoli della magia: insieme a Praga e Lione rappresenta quello della magia bianca, mentre con Londra e San Francisco forma quello della magia nera. E per non farsi mancare niente, per chi non lo sa, si dice che la statua in Piazza Statuto nasconda la porta dell’inferno.

Pietro De Bonis: Sandro, Caterina e Simone, i personaggi principali de ““La Setta delle tre erre”, compiono un viaggio tra sogno e realtà, tra verità e menzogna, aspetti che donano sicuramente fascino al tuo romanzo. Mantenere vivo l’interesse del lettore è tra le tue priorità? O è sufficiente la tua reputazione di racconto bello poi se anche piace, tanto meglio?
Stefano Uggè: Siccome si tratta di un romanzo lungo, il lettore potrebbe stancarsi facilmente. Per questo ho cercato di costruire una storia che si sviluppa lentamente, ma con un ritmo scorrevole e dinamico. I colpi di scena sono tanti e il lettore dovrebbe essere incuriosito e coinvolto a tal punto da continuare fino all’ultima pagina. Come dice Stephen King, l’obiettivo dello scrittore è quello di costruire un mondo virtuale, nel quale il lettore possa entrare aprendo il libro, ed uscire solamente dopo averlo terminato.

Pietro De Bonis: Il misticismo porta a una conoscenza perfetta delle cose? I tuo protagonisti la raggiungeranno?
Stefano Uggè: Per chi ci crede, si. Nel caso dei miei personaggi, ognuno di loro conoscerà a suo modo la potenza divina, sia nel bene che nel male. Purtroppo non posso svelare troppo.  

Pietro De Bonis: La scelta di un’ambientazione futura, il 2020, ha reso più complicata la narrazione nei dettagli? Quanto curi quest’ultimi?
Stefano Uggè: Solitamente cerco di scrivere descrizioni abbastanza dettagliate, ma senza esagerare. La scelta del 2020 è una strategia che in realtà ha reso più semplici le cose e mi ha permesso di inventare e descrivere zone della città che non conoscevo. Se invece, ambientavo la storia al presente, rischiavo di descrivere quartieri della città raccontando il falso.

Pietro De Bonis: Un finale libero e sorprendente, è così? Senza svelare troppo…
Stefano Uggè: Una mia scelta e fa parte del mio stile. Sia nei racconti che ho scritto, sia in questo romanzo (e probabilmente anche in quelli futuri) il finale è “libero”. Il perché cerco di spiegarlo subito: ritengo che un lettore che termina un libro non deve limitarsi a chiuderlo e a dimenticarlo subito. La mia intenzione è quella di stimolare il lettore, e lasciare che sia lui stesso con la sua fantasia e il suo punto di vista a interpretare il finale della storia.

Pietro De Bonis: Grazie Stefano di questa intervista. Dove possiamo acquistare “La Setta delle tre erre”?Hai in vista presentazioni?
Stefano Uggè: Grazie a te per lo spazio concesso. Il romanzo lo trovate sia in e-book, sia in versione cartacea, ordinandolo nelle librerie Feltrinelli e Mondadori. Vi invito anche sulla mia pagina Facebook “Stefano Uggè scrittore” dove troverete tutte le recensioni del romanzo. Per quanto riguarda le presentazioni, la prima dovrebbe essere a Brescia in data ancora da stabilire. Approfitto di questo spazio per segnalarvi anche “Poche storie”, la mia piccola raccolta di racconti che racchiude come sempre i tre generi: noir, thriller, e horror.


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