lunedì 16 marzo 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Tom Bilotta, autore del libro ”The Orange Hand", La mano arancione.

“Ricordatevi che tutto si può superare. Anche il problema che appare insormontabile, perché ogni vetta è lontana, soprattutto quando si inizia il cammino. Ma il sentiero per arrivarci c’è sempre: lo si può trovare, anche se con fatica, facendosi aiutare dalle persone amate.”

Tom Bilotta è nato a Bergamo il 31 Luglio 1983. Fin dalla tenera età coltiva la passione per la scrittura. Nel 2002 consegue il diploma di liceo classico e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza a Milano. Cronista sportivo dal 2004, ha all’attivo esperienze di cronaca bianca e nera. Nel 2005 diviene giornalista pubblicista, nel 2007 accede al praticantato dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti. Nel giugno 2007 fonda e dirige, per ben sei anni, un mensile economico territoriale.  Dal 2012 si dedica solo alla scrittura  di romanzi, sceneggiature e libri storici.  Nel 2013 ha vinto il premio internazionale dedicato agli scrittori emergenti denominato “I nuovi autori” con l‟inedito “Biografia Arancio Sangue”, da cui è stato tratto “The Orange Hand”.

Sinossi:

Un giovane giornalista alle prese con efferati omicidi e un'organizzazione segreta. Un labirinto che ci fa smarrire e, proprio quando stiamo per disperare, ci manda un sottile filo che ci mostra la via. Un vero thriller all'americana, scritto con la perizia stilistica che solo un italiano può possedere.

Ore 17.00, 22 agosto 2012. Periferia di Milano, capitale economica italiana. Un giornalista disoccupato riceve una telefonata inaspettata che gli procurerà un nuovo lavoro. Ore 23.41, 22 agosto 2012. Periferia di San José, città della Silicon Valley, in California. Un cadavere viene rinvenuto nel bagagliaio di unauto, nel parcheggio di un fast-food. Si tratta di un ricercatore scientifico di origini olandesi. Cinque omicidi sconvolgeranno la vita di Joe Brigati, un giovane giornalista italocanadese trasferitosi a Milano. Un libro da scrivere su commissione, la biografia di un imprenditore siciliano, lo proietterà allinterno di unorganizzazione segreta chiamata Orange Hands, che sta epurando dalla radice il torbido business farmaceutico internazionale inneggiando alla purezza scientifica. E solo linizio di una più vasta e silenziosa rivoluzione su scala mondiale, con richiami angoscianti alla guerra in Vietnam. LAgente Arancio, composto chimico defoliante, fu una tragica fatalità o una strage voluta dallesercito americano grazie allaiuto delle lobby internazionali? Solo indagando in modo approfondito, per scagionarsi dallaccusa di tentato omicidio, Joe scoprirà che il mondo in cui viviamo non è come lo vedono i nostri occhi.



Pietro De Bonis: Ciao Tom! Tutto “The Orange Hand” ruota attorno a quest’aspetto: la salute è un bene prezioso e ognuno di noi dovrebbe badare al proprio benessere, purtroppo… Continua pure tu.

Tom Bilotta: Esatto. Scrivendo The Orange Hand mi sono lasciato guidare da una delle mie attitudini, ovvero immaginare complotti in ogni situazione, vicenda, piega della storia. Gli intrighi mi appassionano perché spesso gli interessi economici e politici tendono a distorcere la realtà in cui viviamo attraverso i media, per manipolare l'opinione pubblica. In particolare l'agente arancio e la conseguente reazione delle case farmaceutiche erano alcuni degli argomenti sui quali mi ero più informato nel periodo precedente alla stesura di The Orange Hand. Una storia ancora irrisolta che mi ha appassionato e sulla quale ho pensato di riaccendere i riflettori.

Pietro De Bonis: Scrivi di quanto nessuno, in verità, ha idea di quanto sia economicamente vantaggiosa la malattia. Poi ti poni la domanda: “Se qualcuno decidesse di porre fine a questo business, cosa accadrebbe? I “poteri forti” come reagirebbero?”. Poi concludi dicendo: “Ma anche per i cattivi la vita non fa sconti”. Vuoi spiegarci meglio?

Tom Bilotta”Beh, è sempre così. E' un'eterna lotta fra la necessità di creare nelle persone, nella cosiddetta “massa”, la consapevolezza di ciò che accade e chi non vuole che questo accada. E' una sorta di continua tensione fra chi scopre un pezzo di verità e chi ne cela una parte, e pur nella sofferenza del momento, molto spesso ci è stato dimostrato che il tempo permette di raggiungere traguardi importanti, la perseveranza nella ricerca della verità è sempre un valore importante da seguire perché prima o poi dà i suoi frutti.”


Pietro De Bonis: Le tue finalità narrative, Luca, però sono per svagare il lettore, “The Orange Hand” è un thriller incalzante?

Tom BilottaThe Orange Hand è stato concepito con un ritmo quasi cinematografico e uno stile di scrittura asciutto, giornalistico e schietto. Non amo tanti salamelecchi, giri di parole o frasi complesse. Uno dei problemi iniziali della mia carriera da scrittore è stata proprio la semplicità di linguaggio. Ad esempio in The Orange Hand la trama è complessa, dinamica e rapida nella narrazione, eppure il linguaggio è semplice.


Pietro De Bonis: Questo libro vuole anche essere un piccolo aiuto per tutti quelli che devono superare un periodo difficile della vita, ma non riescono a trovare la forza dentro di sé. Joe Brigati e Paolo Iorio, i personaggi della storia, cercano entrambi la pace dalle loro angosce, il riscatto da una situazione drammatica di vita, ma la otterranno in due modi diversi.  Un invito per dire al lettore che esistono più strade verso la salvezza, anche se la verità è una sola?

Tom Bilotta: “Sì, esistono diversi percorsi per raggiungere la meta. E se anche si dovesse scegliere il tragitto più lungo e sconnesso, la motivazione governa su ogni difficoltà. E’ la bussola con la quale orientarsi, scegliere la propria strada, percorrerla e arrivare a destinazione. Poi il supporto delle persone care è fondamentale. E’ l’unica matrice in grado di riaccendere la motivazione, quando l’impresa diventa parecchio ardua.”


Pietro De Bonis: I mattoni per ricostruire la vita sono le persone che si amano?

Tom Bilotta: “Sempre. Grazie a loro si trova la forza per costruire scenari futuri, con la consapevolezza di avere forti radici sulle quali appoggiare il domani.”


Pietro De Bonis: Finzione e realtà dopotutto, in “The Orange Hand”, non si discostano molto.

Tom Bilotta: ”Si intersecano spesso, nei rimandi storici e attraverso allusioni a fatti realmente accaduti. Questo era uno dei miei intenti. La volontà di ambientare la storia in luoghi, riconoscibili e tangibili è stata la conseguenza di una volontà precisa. Di rendere tutto molto concreto.”


Pietro De Bonis: Il colore arancio è un colore porta fortuna per te, Luca?

Tom Bilotta: ”Sembra proprio di sì. In realtà l'arancio è il colore dell'agente chimico defoliante di cui parlo nel libro, ma se devo essere sincero sembra che stia diventando anche un colore fortunato, almeno per me!”


Pietro De Bonis: Grazie di cuore per questa intervista. Il tour di presentazione come sta andando?

Tom Bilotta: “Riprenderà dopo il lancio del mio nuovo libro Anatole. Il primo “libro-film” al mondo, con colonna sonora ed effetti speciali, che verrà lanciato in anteprima in Usa, Canada, Inghilterra e Italia. Il software di Anatole è stato sviluppato negli Stati Uniti e sarà il primo thriller al mondo con colonna sonora, composta dal musicista jazz Alex Fabiani. Questo è la mia concezione di movie book, un modo per trasformare l'esperienza della lettura e regalarle tutte quelle emozioni che solitamente appartengono solo alla pellicola”. 
Intervista a cura di pietrodebonis.com


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