mercoledì 4 marzo 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Franco Filiberto, autore del libro “Le ali sulla pelle”

“Questa è la storia di un segreto inquietante e minaccioso, che attraversa lo spazio e il tempo per giungere fino a noi. Aaron, uno psichiatra russo, viene a conoscenza di un segreto dai "racconti" di un suo paziente durante le sue sedute terapeutiche. Il corpo dello psichiatra verrà trovato in un parco del Nord Italia e il caso sarà affidato al commissario Pandolfi. Ivan, un delinquente italo russo, emergerà dalle pieghe del tempo per accompagnarci, fra passato e presente, in un intrigo dai contorni sfumati. In un epilogo tutto da scoprire…”

Franco Filiberto nasce nel luglio del 1948 in Calabria. Per circa dieci anni è stato ufficiale presso la Brigata Paracadutisti Folgore a Pisa e Livorno. Attualmente vive e lavora a Pisa, dove svolge nella sua agenzia l’attività di pubblicitario con il ruolo di Art-director. Appassionato di paracadutismo e immersioni subacquee, ama viaggiare, l’arte, l’enigmistica, la lettura, il cinema, la fotografia e in generale tutte le forme di espressione artistica. Coltiva con caparbietà e alterna perseveranza la passione per la scultura. Dopo varie esperienze con racconti e romanzi brevi, “Le ali sulla pelle” (Zerounoundici Edizioni) è il suo romanzo d’esordio.


Pietro De Bonis: Appassionato di paracadutismo e immersioni subacquee, ami anche buttarti e immergerti nella scrittura, però. È così, Franco? Benvenuto.

Franco Filiberto: Innanzi tutto permettimi di salutare i lettori e ringraziare te per l’opportunità che mi dai. La mia passione per la scrittura nasce da lontano anche se, fino ad oggi, si è limitata a storie brevi o racconti, alcuni dei quali sono ancora in qualche cassetto. Scrivere è una passione quasi totalizzante e richiede un’applicazione costante e continua. Ora posso disporre di più tempo ‘libero’ rispetto al passato e, fra le varie passioni e gli hobby, ha preso il sopravvento la voglia di raccontare, il fascino di creare ambienti e accadimenti inesistenti e renderli credibili, la possibilità di dare vita a personaggi immaginari e disegnare i loro caratteri, le loro paure, i loro pregi e le immancabili debolezze.


Pietro De Bonis: Come mai l’ambientazione di una storia che parte dai paesi dell’ex URSS, passando per i Balcani, fino a giungere a noi? Sono luoghi che hai visitato di cui ti sei innamorato? Leggo dalla tua biografia che ami viaggiare.

Franco Filiberto: Negli anni sessanta, quella parte di mondo che stava oltre cortina era molto lontana da quella ‘glasnost’ che Gorbaciov tenterà più avanti e, a mio avviso, con scarsissimi risultati di far nascere. In quei Paesi l’informazione era soggetta ad una rigida censura e avvenivano fatti così incredibili da sembrare invenzione. Così leggende metropolitane e fantapolitica trovavano terreno fertile. Dietro ogni avvenimento si avvertiva l’ombra del KGB. Riguardo al mio libro avevo un’idea che mi girava in testa da molto tempo, un’idea allo stato embrionale che prendeva spunto da alcuni fatti dei quali ero venuto a conoscenza. 
La trama vera e propria stentava a prendere forma fino a che, in occasione di un viaggio in Russia, si è accesa la fatidica lampadina. Da quel momento in poi tutto è stato più facile e la storia ha preso forma e consistenza, si è arricchita di personaggi e di situazioni, di tutti quei dettagli che in un thriller sono un fatto essenziale.


Pietro De Bonis: La passione per il genere poliziesco-investigativo, nasce in te in quanto ufficiale?

Franco Filiberto: La mia carriera di ufficiale nella Brigata Paracadutisti mi ha facilitato la comprensione di vari meccanismi e la conoscenza di alcuni eventi ma non ha generato la mia passione per il thriller. La letteratura gialla è una passione che coltivo fin da ragazzo forse incoraggiata dalla grande abbondanza di libri polizieschi nella libreria di casa dei miei genitori così, partendo dai classici statunitensi e inglesi, la passione per questo genere è cresciuta. Oggi amo molto i giallisti nordici e quelli italiani ma leggo veramente di tutto.


Pietro De Bonis: L’epilogo del romanzo l’avevi già ben chiaro in testa quando hai iniziato a raccontare, o alcuni eventi o accadimenti sono nati nella sua stesura?

Franco Filiberto: Quando ho iniziato a scrivere, non solo non conoscevo l’epilogo, ma avevo in testa solo una traccia piuttosto vaga di tutta la storia essendo io assolutamente refrattario ad impiegare schemi e scalette preconfezionate anche perché so che non riuscirei a rispettarle. Preferisco seguire l’idea di base e vedere cosa nasce, come si trasforma, in quali e quanti rivoli si separa. Insomma, sono convinto che ogni storia abbia una vita propria e il mio compito sia soprattutto quello di raccontarla nel modo più appassionante e coinvolgente possibile.


Pietro De Bonis: Franco, è importante per te scrivere di giustizia? Quanta fantasia e realtà contiene il tuo libro?

Franco Filiberto: Nel mio romanzo la giustizia, quella degli uomini, è evanescente, una chimera inseguita e mai raggiunta, una grande assente come troppo spesso avviene nella vita reale. Dire quanta fantasia e quanta realtà viene raccontata in questa storia è difficile e forse individuare esattamente ciò che è finzione e ciò che non lo è rischierebbe di diminuirne il fascino. Posso dire che molti personaggi che popolano il romanzo sono reali ed altri, funzionali allo svolgimento dei fatti, sono immaginari, alcuni portano il loro vero nome, altri uno pseudonimo. Lo stesso o quasi potrei dire per i fatti, ma … lasciamo spazio all’intuito del lettore.


Pietro De Bonis: Se dovessi scegliere una frase o un passo del tuo romanzo, quale sceglieresti?

Franco Filiberto: C’è una frase nel romanzo che rappresenta da un lato una chiave di lettura di tutta la storia e, dall’altro, una chiave di soluzione del mistero. La frase recita: “Niente è come appare” e, data la centralità di questa affermazione, chiunque potrebbe pensare che questa sia la mia citazione preferita. Io amo maggiormente una considerazione che può sicuramente apparire più cruda ma che rappresenta una disarmante e terribile verità.  Dice Aaron: “Non è semplice spiegare cosa passa nella mente delle persone quando vivono situazioni estreme: è come se il dolore, la paura, la sofferenza fossero in grado di tessere fili robusti e indissolubili intorno alle loro vite, sembra quasi che vittime e carnefici perdano i rispettivi ruoli e il sopravvivere sia per entrambi il comune e l’ unico scopo del vivere…”


Pietro De Bonis: Hai ricevuto commenti dai tuoi lettori che non ti aspettavi? Se sì, ce ne vuoi dire uno?

Franco Filiberto: Ho ricevuto molti commenti da parte dei miei lettori e, fino ad ora, sono stati tutti positivi ma, se dovessi sceglierne uno, direi quello di Claudia Peduzzi (pubblicato su IBS, Amazon ed altri store on line). Il libro era uscito da poco e un amico mi ha segnalato questo commento, lungo e articolato, un commento molto arguto e intelligente che va oltre il semplice gradimento e fa un’analisi dei più importanti aspetti del romanzo. Ho poi scoperto che la lettrice in questione è un’esperta ed apprezzata autrice di recensioni letterarie e questo, ovviamente, mi ha fatto molto piacere. Riportarlo qui integralmente sarebbe troppo lungo, mi limito a trascrivere le prime righe: Un thriller che si rispetti deve farsi leggere in meno di due giorni, indipendentemente dal numero di pagine. Qui volano letteralmente via e lasciano anche il segno, proprio come promette l'effetto farfalla. Non è la prima volta che un romanzo sembra più reale della cronaca quotidiana, anzi al giorno d'oggi chi ha una "notizia" da trasmettere è più facile che scelga la strada della fiction, piuttosto che quella dello scoop giornalistico. Il fatto che l'autore sia un ex-militare (particolare a me familiare essendo una fan di Andy McNab, pseudonimo di un ex agente dei SAS inglesi) supporta la mia tesi che i romanzi offrano un'ottima "copertura". Avere in mano una buona storia non è garanzia di successo, bisogna anche saperla raccontare e scrivere. F. Filiberto riesce a fare egregiamente entrambe le cose. I personaggi creati dalla sua penna sono "riconoscibili", nel senso che ognuno di essi mette in scena una personalità che ognuno di noi può annoverare tra le proprie conoscenze.[…]


Pietro De Bonis: Grazie di questa intervista, Franco. Dove possiamo acquistare il tuo “Le ali sulla pelle”?

Franco Filiberto: Il libro può essere ordinato in tutte le librerie o può essere comprato su tutti i principali store on-line sia in versione cartacea che in ebook oltre, ovviamente, al sito della casa editrice.


Info
www.facebook.com/franco.filiberto.5
https://www.facebook.com/lealisullapelle




Nessun commento:

Posta un commento