sabato 28 febbraio 2015

Intervista di Pietro De Bonis ad Andrea Paleologo, autore del libro “Michele VIII Paleologo, Il Restauratore dell’Impero Bizantino”.


“Michele VIII Paleologo visse nel XIII secolo, in un’epoca in cui l’Europa Occidentale e l’Orientale Greco si stavano incontrando dopo secoli di lontananza e diffidenza. La quarta crociata, nel 1204, si era conclusa con la conquista di Costantinopoli da parte dell’esercito crociato. I greci fuggiti dalla città avevano fondato entità statali che si erano proclamate eredi delle tradizioni del vecchio impero bizantino, e ognuna delle quali mirava a riconquistare l’antica capitale. L’impero di Nicea era, tra queste, il più titolato a realizzare tale sogno. Michele, abile e spregiudicato, riuscì a farsi proclamare imperatore, fondando la più duratura delle dinastie imperiali bizantine...”


Andrea Paleologo Oriundi, veneziano del 1952, Ufficiale di Marina, col suo libro “Michele VIII Paleologo, Il Restauratore dell’Impero Bizantino” (Eden Editori), racconta la vita del suo discendente Michele, con stile scorrevole ed esauriente, tenendo fede alla verità storica come risultante dai testi riportati nella ricca bibliografia. La trama avvincente e la lettura piacevole riportano un mondo, il medioevo, comunemente ritenuto oscuro, che invece si scoprirà essere meritevole di grandi attenzioni.

Pietro De Bonis: Salve Andrea! Il medioevo, Bisanzio, un mondo per molti rimasto oscuro, quale la principale causa secondo te?
Andrea Paleologo Oriundi: Il medioevo in generale è sempre stato considerato un periodo buio, soprattutto in Italia; le ragioni sono probabilmente da ricercare nella scarsità delle fonti d’informazione, o nel contrasto con il precedente glorioso periodo romano. Nel medioevo l’Italia era divisa in una miriade di Stati e signorie in perenne lotta tra loro e con le due maggiori entità dell’epoca, il Papato e l’Impero. La cultura, che nel periodo classico aveva raggiunto  vette elevatissime, era poi profondamente regredita. I commerci, l'industria, i traffici, l’economia tutta avevano subito una drastica contrazione ed un profondo regresso. Tutto ciò ha contribuito a creare un decadimento d’interesse per questo lungo periodo: lo stesso Montanelli, nella sua monumentale “Storia d’Italia”, definì questo periodo “l’Italia dei secoli bui”. Al contrario Bisanzio, con la sua unità statale e territoriale, aveva rappresentato un faro di civiltà, un rifugio per la cultura classica, un punto di aggregazione per scienziati, storici, letterati, artisti, finanche artigiani, diplomatici, politici. Purtroppo in Italia la storia bizantina è sempre stata trascurata (complice forse, nel passato, lo scisma che divise la chiesa romana da quella bizantina), ed è un peccato perché le relazioni tra Costantinopoli e le varie entità statali italiane (soprattutto le repubbliche marinare e il papato) sono state molto intense e hanno subito un notevole impulso a partire dalla prima crociata e dal di poco precedente incremento dei commerci via mare.

Pietro De Bonis: Sei discendente del protagonista. Scrivere di lui, quasi un dovere di sangue?
Andrea Paleologo Oriundi: In effetti discendo dal ramo monferrino dei Paleologo, fondato da Teodoro I, nipote di Michele VIII. I rapporti tra marchesato di Monferrato e impero bizantino erano stati intensi fin dall’epoca della seconda crociata; nel 1305 l’ultimo marchese regnante della dinastia aleramica lasciò in eredità il marchesato al figlio della sorella (andata in sposa ad Andronico, figlio di Michele VIII ed erede al trono imperiale). Da qui il sorgere della nuova dinastia dei Paleologo di Monferrato. È una storia alquanto complessa, che troverà sviluppo in uno dei miei prossimi lavori che spero venga pubblicato prossimamente. Mio padre, e prima di lui mio nonno e mio bisnonno, si erano intensamente dedicati a ricostruire la storia del ramo monferrino da cui appunto direttamente discendiamo. Sono state ricerche molto complesse ed onerose, grazie alle quali la storia del nostro ramo, soprattutto per il periodo successivo al passaggio del marchesato alla dinastia dei Gonzaga  è stata studiata. Rimaneva però scoperta la parte precedente, cioè le nostre origini bizantine. Ed è proprio questo lo scopo che mi sono prefisso con questo e con i prossimi lavori. Sento queste ricerche un po’ come un dovere nei confronti delle prossime generazioni dei Paleologo, ma anche una necessità di far meglio conoscere nel nostro Paese una realtà poco nota ma meritevole di considerazione.

Pietro De Bonis: Tutto nasce dal ritrovamento di un’opera pubblicata a Parigi nel 1926 in francese dell’autore inglese Conrad Chapman. Vuoi illuminarci meglio?
Andrea Paleologo Oriundi: È vero, il ritrovamento casuale di quest’opera del secolo scorso è stato la scintilla che ha dato il via alla mia ricerca. Inizialmente mi ero proposto di limitarmi alla semplice traduzione, ma nel procedere del mio lavoro mi sono reso conto, accanto ai pregi dell’opera, delle sue manchevolezze, che avrebbero reso il testo non rispondente agli scopi che mi ero prefisso. Imprecisioni, informazioni troppo facilmente date per scontate, sequenzialità degli eventi un po’ confusa, mancanza di notizie sugli aspetti umani e familiari del protagonista: tutto ciò mi ha spinto ad approfondire l’argomento con ulteriori ricerche. Ne è nata una biografia che ritengo abbastanza completa, e nel contempo un quadro esauriente dei coevi rapporti tra Bisanzio, l’Impero e le variegate realtà politiche italiane.

Pietro De Bonis:  “Michele VIII Paleologo, Il Restauratore dell’Impero Bizantino” possiamo catalogarlo nel genere saggistica, hai pensato mai di romanzarlo?
Andrea Paleologo Oriundi: Lo scopo che mi ero prefisso era un rigoroso quadro storico, ottenuto dal confronto e dalla selezione di numerose fonti. Nel mio lavoro dunque non trovano spazio realtà romanzate. Tuttavia la possibilità di ricavarne una versione romanzata, magari limitata ad un periodo più ristretto, ha interessato mia cugina, la quale sta valutando la cosa. Non è dunque escluso che in un futuro non lontano possa vedere la luce un romanzo storico ambientato nel mondo bizantino, tanto affascinante quanto poco noto.

Pietro De Bonis: Incuriosirsi delle proprie origini può portare come nel tuo caso a scoperte eccezionali. Dove svolgi le tue ricerche solitamente? Il web è un luogo affidabile?
Andrea Paleologo Oriundi: Come dicevo, scrivere un saggio storico è un impegno notevole perché richiede ampie ricerche su diverse fonti. Nel mio caso, oltre a libri che già appartenevano alla biblioteca di famiglia o che ho acquistato per l’occasione, ho svolto ricerche in alcune biblioteche pubbliche. Il web costituisce certamente un’importante risorsa a disposizione dello storico moderno, ma le notizie che vi si trovano richiedono spesso (soprattutto se la fonte non viene citata, come nel caso delle enciclopedie on-line) attente verifiche per evitare imprecisioni che, anche se in misura limitata, potrebbero inficiare il valore generale dell’opera oltre che costituire una fonte di dubbio per ricerche da parte di altri scrittori.

Pietro De Bonis: Lo studio di un testo antico comporta molto impegno, quanto tieni alla veridicità di un tuo testo? È essenziale per te descrivere un accadimento senza commettere il minimo margine di errore spazio-temporale?
Andrea Paleologo Oriundi: Come dicevo, ho ritenuto doveroso mantenere una rigorosa aderenza alla verità storica. Laddove, per la scarsità o inaffidabilità delle fonti, vi era incertezza nello sviluppo di un avvenimento, l’ho messo in evidenza, evitando di trarre conclusioni affrettate ma esponendo le diverse possibilità limitandomi ad esprimere un mio giudizio.

Pietro De Bonis: Cosa tieni rimanga impresso nella mente del lettore del tuo saggio storico?
Andrea Paleologo Oriundi: Per il mio testo ho volutamente adottato uno stile scorrevole, per rendere piacevole la lettura anche a chi, non storico professionista, sia interessato a conoscere una realtà a lui poco nota senza per questo annoiarsi e perdersi in numerose citazioni e riferimenti. D’altronde a fine testo ho inserito una serie di approfondimenti per chiarire alcuni aspetti peculiari delle vicende narrate. Mi farebbe piacere che il lettore acquisisse una maggior consapevolezza di quanto importanti furono i rapporti delle varie realtà italiane con l’Oriente mediterraneo (del quale l’impero bizantino era forse la più rilevante, ma non l’unica, espressione).

Pietro De Bonis: Grazie Andrea per questa intervista. Dove possiamo acquistare il tuo “Michele VIII Paleologo, Il Restauratore dell’Impero Bizantino” pubblicato dall’eccellente Eden Editori?
Andrea Paleologo Oriundi: Sul sito di Eden Editori è possibile effettuare l’acquisto del libro, che comunque può anche essere ordinato presso le migliori librerie precisando titolo, autore ed editore. Un’altra possibilità è l’acquisto on-line da siti come Amazon o Ibs.



Nessun commento:

Posta un commento