mercoledì 5 giugno 2013

Intervista a SAHAR DELIJANI - L'albero dei fiori Viola

Sahar Delijani è nata nella prigione iraniana di Evin, ha vissuto negli Stati Uniti ed oggi vive in Italia, a Torino. 
L'albero dei fiori Viola (Rizzoli) è il suo primo romanzo.
Una vecchia casa con il portone azzurro, stretta tra i palazzi della moderna Teheran. E al centro del cortile, un magnifico albero di jacaranda. È qui, sotto un tripudio di fiori dalle mille sfumature di rosa e di viola, che si intrecciano le storie di Maman Zinat, Leila, Forugh, Dante, Sara e tanti altri. Membri della stessa famiglia perseguitata da un regime brutale. Voci di un paese esaltato dalla Rivoluzione e subito inghiottito dall’abisso della tirannia. La giovane Azar, arrestata per motivi politici, partorisce al cospetto della sua carceriera una bimba bellissima: Neda. Capace, con la sua sola presenza, di ridare speranza anche a chi credeva di averla persa per sempre. Maman Zinat aspetta che le sue figlie vengano rilasciate dal carcere e intanto cresce i tre nipotini, tessendo con silenziosa tenacia i sogni e le paure di tre generazioni. E per due amanti – Leila e Ahmad – separati dalla Storia, altri due trovano il modo di tendersi finalmente la mano. Nata nella prigione di Evin, a Teheran, Sahar Delijani mescola realtà e finzione in questo potente e ispirato primo romanzo. Che prende spunto dalle vicissitudini della sua famiglia per disegnare il ritratto di un popolo affamato di libertà.

Questa storia che nasce nel carcere dove è nata Sahar non è solo una storia di dolore ma anche una storia di speranza. Ma lo racconterà meglio proprio l'autrice in questa intervista che ha rilasciato per noi.

Francesca: Innanzitutto Grazie moltissimo per questa intervista Sahar.
 Mi ha colpito
moltissimo il tuo libro, la storia di queste donne ma anche il titolo che fa immaginare 
questo albero dalle radici forti, come sono le radici della nostra esistenza.
 Spesso da casa,
attraverso il telegiornale, vivi i fatti e la guerra degli altri paesi, in sicurezza, dove non può
accaderti nulla perché è lontana da qui. 
Tu, con il tuo romanzo, ci hai portati dentro e ci
hai fatto vedere con gli occhi la vita di queste famiglie e questi bambini che si sono ritrovati
circa trent'anni dopo ancora a vivere in questo regime. E' bellissimo quello che hai scritto e
attraverso le tue parole si intuisce la tua anima bella.

Francesca: Ma Parliamo un un po' di te.
 Questo è il tuo primo romanzo ma tu, in realtà
scrivi già da qualche anno per alcune riviste letterarie. Il progetto "romanzo" da quanto tempo era nel cassetto?


Sahar: In realtà avevo scritto altri tre romanzi prima di questo, avevo 22 anni. Erano più come degli esercizi. Pensavo che solo scrivendo posso imparare a scrivere veramente. Ho messo tre anni per scrivere questo romanzo.

Francesca: E' stato difficile mettere in primo piano la propria vita e quindi i tuoi sentimenti?


Sahar: Sì molto, perché ero molto coinvolta emotivamente. Perciò molto volte dovevo fare una pausa per poter staccarmi un pochino da quello che stavo scrivendo, avevo bisogno di distanza dalle storie, e poi ricominciavo di nuovo.


Francesca: Si parte dal tuo paese di origine, Teheran e dalla prigione di Evin. Una storia amara, triste ma piena di speranza. Come vivi il tuo paese adesso?

Sahar: Ancora con tanta amarezza, tristezza ma con molta speranza. Le cose non sono cambiate molto. Abbiamo ancora un regime che diventa sempre più totalitario, quindi la storia in Iran continua.

Francesca: Hai vissuto in California, dove ti sei anche Laureata, adesso vivi a Torino. Ti piace l'Italia?

Sahar: Moltissimo. Oramai Italia per me è casa. E’ un posto molto affascinante da molti punti di vista. E vivendoci scopro sempre delle bellezze nuove di cui forse a volte gli italiani non si accorgono.

Francesca: Anche l'immagine vuole la sua parte. Il tuo libro, come altri libri internazionali ha tre diverse copertine. Qual'è quella che più ti piace?


Sahar: Mi piacciano tutte. Finora ho visto cinque delle copertine che sono pronte. Ciascuna ha la sua bellezza e il suo linguaggio. E’ davvero difficile scegliere la migliore.






Francesca: Quali nuovi progetti hai adesso nel cassetto?


Sahar: Ora sto pensando al prossimo libro. Non ho ancora cominciato a scrivere però i pensieri hanno già cominciato a prendere forma.

Francesca: Ci vuoi dire qual'è uno dei tuoi romanzi preferiti e anche una canzone?


Sahar: Uno dei miei romanzi preferiti è “Vergogna” di J.M. Coetzee. 
Una delle mie canzoni preferite è una canzone iraniana, cantata da Faramarz Aslanie si chiama “Se un giorno”. 

Francesca: Grazie Sahar per il tempo che ci hai dedicato e ti auguriamo tutto il bene e tutta la fortuna che meriti.

Sahar: Grazie infinite a te Francesca.

Potete ascoltare la canzone indicata da Sahar Delijani QUI.



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