martedì 11 ottobre 2016

Intervista di Francesca Saitta a Orlando Donfrancesco, autore del libro “Il Sole a Occidente”. (Historica Edizioni)

Come è possibile sentire la mancanza di qualcuno che non hai mai conosciuto realmente ma in un sogno di carta lo hai vissuto?

Sono stata a Venezia, per la prima volta nella mia vita, a passo, tra le pagine di un libro. Ho visto i canali, attraversato i ponti, sentito l’odore della laguna, ho passeggiato con Tancredi, Liliane ed Enrico, sono stata anche al Carnevale di Venezia. E’ stato un viaggio bellissimo.
Ho sorriso, pianto, ascoltato musica; ho provato dolore, piacere, malinconia, inquietudine, apatia, oblio e quiete. Ho sentito "la felicità di essere triste". Questo è il sentimento, in assoluto, che l’ho trovato in Tancredi. Lui è felice di essere triste.
Una tristezza che vive nella costruzione della memoria, della Bellezza, della stessa vita.

Victor Hugo diceva che “la malinconia è la gioia di essere tristi”; 

Romano Guardini, in “Ritratto della Malinconia” scriveva:
“Noi uomini, non siamo esseri armonici. Profondi conflitti si esprimono in noi [...] volontà del piacere e volontà del dolore s’intrecciano intimamente. Tutto è gioia e precipizio”

Questo pensiero per farvi capire quando la magia di una storia ti coinvolge e diventa il successo del suo autore e di come ho avuto modo di vivere i personaggi per poi perderli.

Il Sole a Occidente di Orlando Donfrancesco ti lascia dentro una luce, proprio come un raggio di sole che non si spegne o non vuoi spegnere. Una storia di spiritualità e interiorità, la storia di Tancredi, circondato da altre figure ammalianti, ognuna con un suo significato, ti cattura dalla prima all’ultima riga. Amore Assoluto, ho trovato anche questo, un amore per la bellezza e la poesia. Un amore per l'amore, estremo e vero. E poi tanta filosofia da Voltaire, (il migliore dei mondi possibili, quello in cui crede anche Tancredi) a Sartre, Nietzsche.

L’autore stesso definisce il suo romanzo Decadente, come leggerete nell’intervista.
Ma che cos’è decadente oggi?
Personalmente penso che la decadenza è verità, e tutto ciò che è verità fa paura.
Oggi c’è tanta decadenza. L’ essere definito “normale”,  fare parte della massa, vivere come un clone, seguire una moda o un’altra è la normalità, l’abitudine.
Chi si stacca da questo stato per vivere invece la “Bellezza” in tutte le sue forme, è identificato, dalla maggior parte della società, un Folle.
Allora, Signori, Viva la follia, se serve a sentirsi vivi.


Vi lascio all'intervista con l'autore, Buona Lettura!


Orlando Donfrancesco vive tra la campagna romana e la capitale. Ha pubblicato racconti brevi per la Giulio Perrone Editore (2005) e la Writers Magazine Italia (2008). “Il sole a occidente” è il suo primo romanzo, finalista al premio “Orlando Esplorazioni” (2015).

Il libro: Un giovane artista sceglie di rifugiarsi nella sua torre d’avorio a Venezia e di fare della propria esistenza un’opera d’arte, elevando l’estetismo a etica di vita al di là del bene e del male. Nella sua sofferta quanto anacronistica ricerca di bellezza, questo dandy contemporaneo condurrà i suoi giorni oltre ogni regola morale e materiale tra la città lagunare, Roma, Parigi e l’India. Romanzo neo-decadente, provocatorio, ironico, controcorrente, poetico e allo stesso tempo crudo, che trascina il lettore in una realtà governata dalla sola ragione estetica, destinata inevitabilmente a scontrarsi con un mondo massificato in cui la Bellezza è ormai sconfitta.

Francesca: L'apnea è l'assenza di respirazione esterna o una pausa della respirazione superiore ai 15 secondi.
Questo stato, magnifico per un lettore, l’ho provato per tutto il resto della lettura de “Il Sole a Occidente”. Sono la prima a dirtelo oppure hai già avuto riscontri del genere?

Orlando: Molti lettori mi hanno riferito di non essere riusciti a staccarsi dal libro prima di arrivare alla fine, spesso rimanendo svegli di notte per terminarlo. Mi piace sapere che il mio romanzo ha avuto l’effetto di un thriller, pur non essendolo affatto. Comunque sei la prima a utilizzare il concetto di “apnea” che trovo particolarmente centrato, e lusinghiero.

Francesca: Aprendo il tuo libro si legge questo pensiero di Paul Verlaine, Langueur


Che cos’ è per te il “Languore”?
Di solito un’artista che vive in questo stato vive la sua prostrazione come un’elevazione creativa o uno stato di benessere. Che ne pensi?

Orlando: La quartina iniziale di Langueur racchiude magicamente i temi e lo stato d’animo di tutto il romanzo, e del protagonista ovviamente. Più che una prostrazione, definirei il “languore” una condizione di “inattività attiva” che può portare allo stesso modo verso la (auto)distruzione o verso un’incredibile elevazione creativa. Non verso uno stato di benessere, però. E nemmeno di malessere.

Francesca: Come nasce la tua passione per la scrittura? E come è nato Il Sole a Occidente?

Orlando: La passione per la scrittura è nata con me, è stata una costante e fedele compagna di vita che si è espressa in varie forme, di cui una delle ultime è “Il Sole a Occidente”. Ho iniziato a scrivere questo romanzo sette anni fa a Venezia, durante un periodo emotivamente tormentato, nel quale l’isolamento offertomi dalla scrittura e dalla laguna è stata l’unica cura possibile. Tutto ciò si è riflesso nell’aura di spleen (e di languore) che avvolge l’intero romanzo.

Francesca: Parliamo di Tancredi. Un’artista maledetto, malinconico, sincero, sicuro, deciso, ammaliante. Alla ricerca di verità? Di amore e di Bellezza, sempre? Un uomo che racchiude in sé una forza che si potrebbe definire misteriosa, affascinante.

Orlando: Per Tancredi l’unica verità è la Bellezza, con la B maiuscola. È un ideale per definizione irraggiungibile, ma proprio per questo la tensione verso di esso dona significato all’esistenza che altrimenti – per Tancredi – sarebbe senza senso. La luce accecante della Bellezza nasconde a Tancredi altri valori, ma proprio per questo gli permette di condurre quell’esistenza inimitabile, come una danza sul baratro del Nulla. Una danza che però, per sua stessa essenza, è destinata a ripetersi in un’eternità ciclica.

Francesca: Definisci Bellezza e Decadenza.

Orlando: No, non si può definire la Bellezza, si può soltanto percepire. Sulla Decadenza invece si è detto e scritto di tutto, spesso in maniera ottusa o sbrigativa. La Decadenza non è statica, è un processo che inizia nel punto raggiunto dalla Bellezza un attimo dopo il suo apice, e che permette alla Bellezza stessa di “accorgersi” di aver appena passato l’apice. Proprio per questo la Decadenza ha una carica emozionale ben maggiore della Bellezza al momento dello zenith. Pensiamo di osservare una spiaggia, il mare, in un’assolata giornata di metà luglio, e di tornare alla stessa spiaggia dopo due mesi, alla fine dell’estate. Anche se il clima e la temperatura non sono cambiati, l’emozione sarà completamente diversa, più carica, malinconica, struggente: il “langueur”. C’è una Bellezza matura e senza speranza nella Decadenza. Per me è quello lo zenith.

Francesca: Due figure importanti e centrali fanno parte della vita di Tancredi. Enrico e Liliane. Questi tuoi personaggi, insieme a Tancredi, saranno ridotti, per loro scelta, a viversi, confrontarsi, ad amarsi.

Cito dal tuo libro:
…Ma per essere tali bisogna essere creatori di illusioni…
…Cacciatori di sensazioni, di emozioni…

Raccontaci di loro e di questo pensiero.

Orlando: Ognuno di loro rappresenta una sfaccettatura, e anche una diversa “conseguenza” della scelta di vivere per la Bellezza, al di là del bene e del male. Ciò che Tancredi avverte interiormente e che Liliane seppellisce negli abissi dell’inconscio, Enrico lo esplicita in un pensiero chiaro, cristallino. Possiamo dire che Enrico è l’anima filosofica del gruppo, dotato di una salda coerenza interna a quel modus vivendi che dall’esterno sembrerebbe folle. È sua infatti la frase che citi: Noi siamo cacciatori di sensazioni, di emozioni, dice Enrico, e per essere tali bisogna essere, prima di tutto, creatori di illusioni. Perché creatori di illusioni? Perché nel mondo di oggi non esiste più la Bellezza come loro la intendono, dunque bisogna creare deliberatamente e artificialmente un contesto dove trovarla – da qui l’illusione – per trarne emozioni. Del resto l’artificio è la cifra essenziale della Decadenza: si crea un simulacro della Bellezza che non tornerà più, un simulacro più complesso e sofisticato dell’originale, quasi un tentativo disperato di afferrare l’essenza di quella Bellezza che si sa ormai perduta per sempre. Per capire cosa intendo si può confrontare una scultura di epoca classica con una di epoca ellenistica. Io sono decisamente per la seconda.

Francesca: Cosa c’è di te in Tancredi? E di Enrico in te?

Orlando: Come credo ogni autore, c’è un po’ di me in tutti i personaggi, anche i minori. Di Tancredi ho certamente la criptata tendenza nichilistica, l’incostante introversione, ma soprattutto la difficoltà – o l’inutilità – a volte, di appartenere a questo mondo. Per fortuna ho l’ironia di Enrico a salvarmi.

Francesca: Il romanzo è ambientato ai giorni nostri ma leggendolo trasporta il lettore in un’altra epoca. Perché questa scelta?

Orlando: Da quando ero un adolescente che si rimpinzava di Decadentismo ho sempre immaginato di scrivere un romanzo ambientato ai giorni nostri, ma che conservasse quella poetica. Per esempio, “Controcorrente”di Huysmans è un libro che adoro, ma come si adora un quadro in un museo, un classico, una natura morta. È chiaramente un romanzo improponibile ai giorni nostri, come lessico, durata, lentezza, argomento, ma il suo spirito è vivo ed è proprio quello a entrarti dentro, non l’elenco di dieci pagine delle pietre preziose o delle essenze con cui si inebria il protagonista. Quelle sono solo dei mezzi – adatti ai suoi tempi, al 1884 – per comunicare al lettore lo spirito del romanzo. Ecco, io ho fatto mio quello spirito per poi cercare di infonderlo in una storia attuale, con uno stile di scrittura contemporaneo, senza riesumazioni.

Francesca: La scelta dei luoghi? Roma, Venezia, Parigi, l’India e poi anche Palermo. Ti appartengono in qualche modo?

Orlando: Sono ovviamente luoghi che conosco molto bene, altrimenti non avrei potuto scriverne. E certamente sono luoghi che mi appartengono così come io appartengo loro, soprattutto Roma, la mia città, e Venezia, il mio luogo “altro”. E poi sono tutti luoghi decadenti – nel senso positivo che intendo – ognuno in modo diverso.

Francesca: Amare. Per necessità? Perché?
Ti faccio questa domanda perché ho Amato il modo in cui si sono Amati i personaggi, di un Amore Assoluto, senza limitazioni, giudizi.

Orlando: Amare equivale a vivere, sono due sinonimi per me. Purtroppo la parola Amore viene abusata e mistificata da secoli, avendo ormai un significato così vasto che se ne perde quasi il senso. Infatti bisogna aggiungervi un aggettivo per capire meglio di quale sfumatura parliamo, e una di queste è l’Assoluto che hai utilizzato te. Sì, il concetto di Amore Assoluto, sebbene non ne abbia mai scritto esplicitamente, scorre come un fiume carsico per tutto il romanzo. E per me Amore Assoluto significa amare in reale assenza di (pre)giudizi, di limiti di spazio e di tempo, di morale comune, ma soprattutto significa amare la libertà della persona amata, anche se proprio questa libertà potrebbe farci soffrire.

Francesca: Quanto tieni al giudizio del pubblico, quanto lo consideri?

Orlando: In realtà quando ho scritto il romanzo non avevo intenzione di pubblicarlo: era una storia che stava maturando in me da anni e che a un certo punto è diventata incontenibile, obbligandomi a scriverla. Una scrittura che è stata, come ho accennato prima, addirittura terapeutica in quel momento della mia vita. Dopo qualche tempo è arrivata la finale al premio profeticamente intitolato “Orlando Esplorazioni” e da lì mi sono convinto a procedere alla pubblicazione. Rimane comunque un romanzo di nicchia, ma di un certo tipo di nicchia il cui parere è tenuto molto in considerazione da me. I giudizi di chi gradisce la letteratura “commerciale” – e purtroppo si tratta della maggioranza dei lettori – non mi interessano, anzi, preferirei fossero negativi.

Francesca: Con quale aggettivo definiresti il tuo romanzo?

Orlando: Libero.

Francesca: Il sentimento che vince nel tuo romanzo qual è?

Orlando: Nessuno, credo. Forse dovremmo parlare di sentimenti che perdono.

Francesca: Anche la musica è un elemento di Bellezza fondamentale nel romanzo e nella vita di Tancredi. Grazie a te ho riascoltato e scoperto un mondo di musica classica. La musica è ispirazione, una frequenza che colpisce le nostre corde. Ma cos’altro?

Orlando: Ti rispondo con un aforisma del caro Nietzsche: “La vita senza la musica sarebbe un errore.”

Francesca: Grazie Orlando per questa “Opera di Bellezza” e per questo tuo tempo, dedicati a noi.

Orlando: Grazie a te, Francesca. Ti sono grato per esserti immersa in apnea nel mare che ho creato, e di essere entrata in perfetta sintonia con il suo “langueur”. E insieme a te ringrazio tutti i miei lettori.











mercoledì 30 marzo 2016

Presentazione e intervista a Valentina Cebeni autrice del romanzo "La ricetta segreta per un sogno" (Garzanti)


E' la seconda volta che Valentina Cebeni è ospite del blog La Rassegna dei Libri. Da quella prima volta (qui il link) sono passati due anni, due anni in cui io e Valentina abbiamo condiviso insieme diversi momenti, giornate legate al mondo dei libri, ma anche momenti di semplici telefonate tra due persone che sono entrate in sintonia, in armonia mi piace dire. E' un privilegio per me averla incontrata perché a volte bastano poche semplici parole da dire per riempire un momento felice o triste. E lei c'è stata. E io ci sono stata, talmente tanto da aver letto anche il mio nome tra i suoi ringraziamenti nel romanzo ed è stato un grande regalo per me. 
Adesso passiamo al romanzo meraviglioso di Valentina, La ricetta segreta per un sogno, (Garzanti) dove tengo a precisare di non farvi ingannare dal titolo. Non è un libro di ricette, ci sono anche le ricette che fanno parte di un segreto nella storia. E' un romanzo sul coraggio delle donne, sulla paura di affrontare i silenzi e i momenti di difficoltà. Sull'amore, tra una madre ed una figlia, su quello mancato e quello ricevuto. Su quello desiderato.

Cito un aforisma di Theodore Roosevelt che raffigura esattamente la storia di Elettra, la protagonista: "Coraggio non significa avere la forza di andare avanti, ma è andare avanti quando non si ha la forza"

Leggete l'intervista e guardate i momenti della presentazione del 17 marzo. Buona Lettura e aspetto i vostri commenti.

Sinossi:
Il primo profumo che Elettra ricorda è quello del pane appena sfornato e dei biscotti speziati. Nella panetteria in cui è cresciuta ha imparato da sua madre che il cibo è il modo più semplice per raggiungere il cuore delle persone. Ma adesso che lei non può più occuparsi del negozio e ha lasciato tutto nelle mani di Elettra, i suoi dolci non hanno più questo potere. E tutte quelle domande rimaste in sospeso tra loro non hanno una risposta. Domande su un passato che la donna non ha rivelato a nessuno, nemmeno a lei, sua figlia.
Elettra, persa e smarrita, sente di non avere altra scelta: deve fare luce su quei silenzi. Eppure in mano non ha altro che una medaglietta con inciso il nome di un’isola misteriosa, e una ricetta: quella dei pani all’anice che sua madre cucinava per sconfiggere la malinconia e tornare a sorridere. Proprio quei dolci le danno la forza per affrontare il viaggio verso l’isola del Titano, un pezzo di terra sperduto nel Mediterraneo la cui storia si perde in mille leggende. Se su un versante la vita scorre abitudinaria, sull’altro solo cortei di donne vestite di nero solcano stradine polverose che portano al mare. Un luogo in cui ogni angolo nasconde un segreto, una verità solo accennata. Un luogo in cui risuona l’eco di amori proibiti e amicizie perdute.
Ma Elettra non ha paura di cercare, di sapere. Deve scoprire come mai il vento dell’isola porta con sé gli stessi sapori della cucina di sua madre, la stessa magia dei suoi abbracci che la facevano sentire protetta quando era bambina. Deve scoprire il legame tra la donna più importante della sua vita e quel posto. Perché solo così potrà ritrovare sé stessa. Solo così Elettra potrà credere di nuovo che cucinare è un gesto d’amore e che davvero esiste una ricetta per non dimenticare mai di sognare.
La ricetta segreta per un sogno è un caso editoriale internazionale venduto in tutta Europa. Un romanzo indimenticabile sul potere del cibo e sulla forza del passato. Un romanzo capace di trasportare su un’isola affascinante e segreta in cui tutto è possibile. Un romanzo su una donna alla ricerca delle proprie radici.


Valentina Cebeni vive a Roma dal 1985, anno della sua nascita, ma ha il mare della Sardegna dei suoi nonni nel cuore. Appassionata di storie sin dall’infanzia, ha un grande amore per la cucina, nato proprio per riscoprire i legami con le radici della sua famiglia.

Francesca: Ciao, Valentina, ben tornata! Oggi ci presenti il tuo ultimo romanzo, "La ricetta segreta per un sogno" un romanzo magico non solo dal titolo.
Valentina: Ciao a te e a tutti i tuoi lettori, e grazie per il caloroso bentornato! Sì, sono di nuovo in libreria, finalmente, con una storia piena di sole, emozioni e misteri.

Francesca: Come nasce La Ricetta segreta per un sogno?
Valentina: Da una recensione di un libro sul pane che lessi in una domenica qualunque. Tutto il resto è magia, a volte è difficile persino per me spiegare come accade, ma fa parte del processo creativo: la scintilla può scattare in qualsiasi momento, ma la storia vera e propria, con tutte le sue complessità, è invece un viaggio che si assapora un passo alla volta.

Francesca: Parlaci di Elettra e della scelta di questo nome.
Valentina: Ho scelto il nome Elettra per la mia protagonista perché adoro l’epica, la cultura classica; la trovo profondamente connessa agli uomini che siamo diventati, perché sono convinta che solo il nostro passato spieghi il presente, ed è nostro preciso dovere impegnarci per conoscerne ogni minima sfumatura. Per questo scelgo volutamente nomi classici o di derivazione biblica per i miei personaggi: voglio porre l’accento sull’importanza delle radici, che poi in questo romanzo è un tema centrale. A questo si aggiunge anche una matrice più moderna, di carattere psicologico: il complesso di Elettra è lo specchio di quello di Edipo, e dato che la mia protagonista non ha mai conosciuto il padre e molti dei suoi sbagli sono dovuti proprio all’assenza di una figura paterna utile per Elettra a scoprire chi sia, ho ritenuto questa scelta eccezionalmente funzionale.

sabato 19 marzo 2016

Intervista di Pietro De Bonis a Giovanni Bonelli, autore del libro “Una ragionevole asimmetria”.

Giovanni Bonelli nasce a Lucca il 31 Agosto 1976. Si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa. Di professione impiegato, è appassionato di filosofia e letteratura. Scrive con serio impegno quotidiano ormai da dieci anni, dedicandosi a tematiche di rilevanza sociale e, in particolare, al rapporto tra autorità e libertà.

Il libro: “Freetown è una città della lega mondiale delle democrazie. Un luogo come tanti, popolato da individui ignoranti e superficiali. Federico è un giovane scrittore che, dopo un periodo di effimero successo, ha deciso di rifiutare le leggi del mercato per coltivare la vera letteratura. Non è un ribelle nel senso tradizionale del termine, ma cerca di fare il possibile per non omologarsi. Fedele al suo ideale, si dedica alla ricerca di informazioni utili a riportare in vita il metodo della scrittura dell'inconscio, una tecnica narrativa sviluppatasi all'inizio del secolo e ormai andata perduta. Nel frattempo, per mantenersi, lavora come custode in un centro che effettua esperimenti su cavie umane, un'attività pienamente legale e accettata dalla società. A causa del suo impiego, che lo costringe ad assistere ai più crudeli esperimenti, matura, giorno dopo giorno, una crescente avversione verso il sistema di potere vigente. Sempre più consapevole del fatto che, tramite la neuroscrittura, sarà possibile risvegliare la coscienza della popolazione e abbattere il regime, si impegna caparbiamente nella sua missione. Si incammina, così, verso una strada che lo condurrà in un mondo alternativo, fatto di fantasmi, sesso, scrittori maledetti e musica rock. Troverà mai la sua luce? O sarà destinato a riprodurre il sistema?”

giovedì 21 gennaio 2016

Intervista di Pietro De Bonis a Federico Fabbri, autore del libro “La mia vita durata 90 anni, scritta a 36, finita di scrivere a 37”.

Federico Fabbri, nato nel 1978 a Santa Sofia, paese nel cuore della Romagna, ricco di tradizione e cultura. Federico si avvicina alla scrittura sin da ragazzo, riempiendo pagine e pagine di pensieri ed emozioni. Pagine che restano chiuse in fondo a vecchi cassetti fino a pochi anni fa, quando pubblica la sua prima raccolta di poesie “Sino alla fine”, dedicata al ricordo del fraterno amico Denis. Assenza il cui vuoto non colmato da questa prima opera, lo spinge ad un secondo lavoro “PerSino poesie”. Si cimenta ora con un nuovo genere letterario, l’autobiografia “La mia vita durata 90 anni, scritta a 36, finita di scrivere a 37”

Il libro: “La mia vita durata 90 anni, scritta a 36, finita di scrivere a 37” è una bizzarra autobiografia, collage di finzione e vita reale. Spaccato di una realtà di paese fatta di caricature e fantasiosi personaggi. L’autore descrive se stesso e gli altri con tagliente ironia, trascinando il lettore in un mondo in cui non riesce più a distinguere il vero dal falso. Una lettura coinvolgente, fatta di brevi pensieri, giochi di parole e fraintendimenti. Apparente opera che sfugge alle regole della comprensione, che si beffa del tempo e della realtà, si riscatta in un finale inaspettato, profondamente radicato in sentimenti autentici e concreti.”

mercoledì 16 dicembre 2015

Intervista di Pietro De Bonis a Rino Rondinella, autore del libro “Ultima notte di neve”.

Rino Rondinella è nato a Catania il 4 Marzo del 1966. Dopo essersi diplomato ha deciso di trasferirsi in Germania dove lavora presso una compagnia aerea tedesca. La Sicilia e la Germania, sono i luoghi che hanno ispirato le storie del suo romanzo “Ultima notte di neve” (Eden Editori), di cui oggi vi parliamo.

Il libro: “Un incontro inaspettato tra due anime nobili, Grete e Maria. Due donne si ritrovano a parlare delle loro vite terrene in Paradiso. Un luogo in cui il passato e il futuro si fondono in un eterno presente. Sono state attratte l’una dall’altra... apparentemente senza motivo. Un motivo che esiste e che le porterà alla vera felicità. Insieme. In Paradiso, Grete e Maria, sapranno leggere con occhi diversi una vita spesa al servizio del bene, ma graffiata da sofferenze e lacerazioni, che ora scopriranno essere state preparatorie di una felicità superiore.”


Rino Rondinella si è reso molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande.

Intervista di Pietro De Bonis a Patrizia Dassisti, autrice del libro “Vinci le difficoltà!”.

Patrizia Dassisti nasce a Torino nel 1980, laureata nel 2013 in scienze infermieristiche è educatrice d’infanzia, ha sempre avuto interesse del mondo dei bambini e un forte desiderio di aiutare a migliorare la vita delle persone in difficoltà, grandi e piccole. Per questo a intrapreso la via del coaching frequentando il master Real ResultCoaching, diventando Life ed Educational Coach. “Vinci le difficoltà! – E riscopri la tua nuova vita” è il suo libro di cui oggi vi parliamo.

Il libro: “Nella vita accadono eventi, che non riesci a spiegarti, non trovi le ragioni, quando da bambina hai paura di tutto, ma nessuno ti spiega, quando crescendo cerchi  un dialogo e non lo trovi.  Quando hai sempre fatto di tutto per essere una figlia degna di quel nome ma a poco è servito, quando ti sposi o intraprendi una relazione e scopri che… il peggio doveva ancora arrivare. Inizi a soffocare tutto dentro, perché hai paura di raccontare, paura di vivere.  Passano gli anni e pensi che la soluzione possa essere solo qualcosa di estremo. Rimani salda alla tua ancora, perché e li che troverai la ragione della tua vita e da lì ripartirà il tuo mondo. Io ho fatto così e stata quell’ancora che mi ha guidata.”

Patrizia Dassisti si è resa molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande.

Intervista di Pietro De Bonis a Valentina Marchese, autrice del libro “Trecentosessantacinque giorni”.

Valentina Marchese nasce e vive a Catania. Dal 2003 lavora come insegnante presso un asilo privato di Catania, sezione nido e materna. È autrice di diverse recensioni e ha curato la stesura di sceneggiature tratte dai suoi romanzi, “Trecentosessantacinque giorni”, edito da Eden Editori, è il suo romanzo di cui oggi vi parleremo.

Il libro: “Un’attesa di trecentosessantacinque giorni da parte del protagonista è il tema su cui si basa l’evolversi dell’intero romanzo. Un anno di mancanza, di dolore, di nostalgia. Ma c’è un tempo in cui ogni uomo deve trovare la forza di reagire,di metabolizzare, di capire, di continuare a vivere nonostante tutto. Questa forza il protagonista la riesce a trovare grazie all’incontro con un anziano, Antonio. Quest’ultimo gli racconterà del suo passato, portandoci a vivere nella fine degli anni ’50. Antonio supera la morte del padre e, con i suoi vent’anni, mantiene la madre continuando a studiare per diventare avvocato. Quasi parallelamente la vita gli fa conoscere due volti dell’amore. Entrambi saranno sentimenti importanti ma, profondamente diversi. Un finale che lascia al lettore un messaggio importante. Nessuno può rubarci l’eternità e i sogni. Perché si può davvero amare qualcuno per sempre, anche solo dentro di noi.”
Valentina Marchese si è resa molto disponibile a rispondere ad alcune mie domande.